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il manifesto 2013.02.05 - 15 LETTERE
 
ELEZIONI
Una sinistra forte al governo è garanzia per tutti
ARTICOLO

ARTICOLO
Aldo Carra
Grazie al manifesto per la decisione di aprire, nel vivo della campagna elettorale, una discussione sulla sinistra. Vorrei dare il mio contributo affrontando un tema che già emerge dagli interventi (il manifesto 31 gennaio) di Vendola e Ferrero: il rapporto della sinistra con la questione del governo.
Il leader di Sel dice di lavorare per una forza di sinistra con una vocazione di governo e con un orizzonte europeista, mentre Ferrero indica la strada più lunga di accumulare le forze su posizioni alternative alle politiche neoliberiste per andare al governo solo quando avremo le forze per imporre le nostre idee.
Si tratta come è evidente di due visioni sensibilmente diverse sulle quali ragionare.
Il problema non è certo nuovo nella storia della sinistra e non a caso Ferrero rimprovera a Vendola di non fare tesoro delle esperienze passate nelle quali la sinistra è andata al governo e, senza avere le forze per imporre le proprie posizioni, ne é uscita sconfitta.
Penso che proprio per far tesoro del passato non bisognerebbe dimenticare tre fattori.
Il primo è che la sinistra ha accumulato una grande forza facendo opposizione ed ottenendo dall'opposizione risultati storici come alcune grandi riforme (sanità, statuto dei lavoratori..), ma lo ha fatto con una forza enorme, quella del Pci, che era già grande nel dopoguerra e che da sola era arrivata ad avere un peso elettorale più alto di quello di Pd e Sel messi insieme oggi.
Il secondo è che in quegli anni vi era una grande sintonia tra sinistra e popolo, che faceva della sinistra una forza in grado di mobilitare le masse e di incidere in maniera determinante sulle scelte politiche e c'era un sindacato forte e rappresentativo alleato prezioso della sinistra.
Il terzo fattore era costituito dal fatto che si operava in un sistema politico proporzionale che, avendo maggioranze meno nette e stabili, era più sensibile alle spinte popolari e la componente di sinistra di governo sentiva la pressione delle lotte popolari e la competizione con la sinistra di opposizione.
Ebbene le condizioni di oggi sono uguali o analoghe a quelle ricordate? La risposta mi sembra evidente: una opposizione antiliberista in grado di agire per accumulare le forze per poter dopo governare conta oggi sul 5-10% dell'elettorato; la sinistra tutta, senza alcuna eccezione, risente di una crisi profonda di fiducia degli elettori nella politica e la sua capacità di mobilitazione è oggettivamente ridotta ai minimi termini storici; il sistema maggioritario e bi-tripartitico è più rigido e meno sensibile alle pressioni dal basso. Certo una breccia in questo muro che svilisce la democrazia può essere aperta da movimenti su temi e problemi concreti così come è avvenuto col referendum per l'acqua pubblica. Ma non si può confidare sul ripetersi meccanico di questa esperienza ad altri campi e non bisogna dimenticare che il più grande movimento mai manifestatosi nella storia, come quello per la pace, non é riuscito ad impedire la scelta della guerra. A dimostrazione che lo spostamento dei poteri a livello sovranazionale e globale, depotenzia la democrazia ed indebolisce la forza e l'incisività dei movimenti.
Se le cose stanno così l'ipotesi di provare a conquistare una maggioranza per governare, meriterebbe, penso, di essere presa in considerazione. Certo gli scenari possibili sono svariati e le variabili sono altrettante: le oscillazioni e le contraddizioni presenti nel Pd, gli effetti dell'affaire Mps, il modo in cui la finanza deciderà di entrare in campo dopo il preavviso di Monti e la nuova "correlazione economica" da lui scoperta tra Vendola e lo spread.....
Ma a questo punto bisogna introdurre nella politica il calcolo delle probabilitá. Se il centro sinistra non vincerà sia alla camera che al senato le probabilità ed il rischio di un clima di tensione e di instabilità, di una finanza pronta a rialzare la testa per richiedere risanamento ed austerità, saranno molto alte. Ed in uno scenario simile è chiaro che il veltronismo ed il renzismo sopiti riprenderanno vigore e l'obiettivo al quale punta Monti (attrarre l'ala destra del Pd prima e quella più moderata del Pdl dopo per dare vita al Monti bis) diventerà attuale.
Se, al contrario, il centro sinistra avrà una maggioranza sia alla camera che al senato le cose potrebbero avere un andamento diverso. Questo non significa che tutto filerà liscio, ma solo che chi volesse nel Pd, nonostante tutto, aprire a destra avrebbe meno ragioni dalla sua parte e se la situazione dovesse surriscaldarsi potrebbe aprirsi uno scenario politico di scomposizione e ricomposizione più favorevole per la sinistra.
In questa ipotesi avremmo a sinistra una parte più consistente del Pd, Sel, Ingroia ed anche, sono sicuro, tanti eletti del Movimento 5 Stelle, che, per le analisi del voto, continuo a ritenere prevalentemente di sinistra. Certo, niente è scontato e facile, ma, aggiornando ad oggi, uno slogan del passato: il cambiamento non è un pranzo di gala.
Mi scuso per il carattere prevalentemente politicista di questa analisi, ma spero ci saranno tempo e modo per affrontare i nodi più intrigati che stanno davanti alla sinistra del futuro. A cominciare dalla necessità di ricostruire un nuovo radicamento dei partiti nella società ed una nuova funzione propositiva volta a costruire una nuova economia e una nuova democrazia.
 
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