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il manifesto 2013.02.06 - 01 PRIMA PAGINA
SINISTRA
Moralità e lavoro, Pd batti un colpo
EDITORIALE - Alfio Mastropaolo
EDITORIALE - Alfio Mastropaolo
I sondaggi a quanto pare premiano il Pdl e danno il Pd in discesa. A rifletterci sopra, non è un andamento che stupisce. Tanto più che è già successo in passato. La campagna elettorale serve proprio a questo: a riattivare appartenenze e preferenze degli elettori. Una cosa è dire a un sondaggista come si voterà quando le elezioni sono lontane, un'altra quando si è alla vigilia del voto, un'altra cosa ancora è votare. Quando le elezioni sono lontane, l'elettore ammonisce il suo partito, lo rimprovera dei suoi errori e lo invita a emendarsi. Pertanto, quando il voto si avvicina, i politici accorti rassicurano i loro elettori.
Malgrado le batoste, queste cose il centrosinistra non le ha ancora apprese e seguita a cullarsi nei sondaggi propizi delle settimane scorse. Viceversa, Berlusconi le sa. E offre ai suoi elettori proprio ciò che si aspettano: meno tasse e condoni tombali. Non è credibile, dicono gli avversari. D'accordo. Ma un elettore moderato basta poco a rimotivarlo: sarà pure demagogia irresponsabile, ma Berlusconi qualcosa almeno promette, oscurando la sua vita privata, le sue passate menzogne e i danni che ha fatto.
Il Pd si è invece fatto inchiodare alla vicenda Montepaschi. C'è ragione di pensare che non abbia colpe troppo gravi. Le banche dipendono dalle Fondazioni, che a loro volta dipendono dalle amministrazioni locali. A Siena la Fondazione è espressione dei partiti di centrosinistra. Imputargli in toto quel che queste forze politiche hanno combinato è troppo. Possiamo senz'altro interrogarci se il castello delle Fondazioni sia sano, o non lo sia, ma la vicenda Montepaschi va letta in tutt'altra chiave.
Il tempo in cui la politica colonizzava le banche è finito. Qualche briciola ancora è distribuita tramite le Fondazioni. Ma ciò cui stiamo assistendo è piuttosto la conquista da parte delle banche non tanto della politica, bensì dei vertici del governo della vita collettiva: la storia di Montepaschi è solo quella di un malriuscito tentativo di ascesa ai piani alti del sistema bancario e del potere da parte di una delle tante combriccole affaristiche in giro per l'Italia.
Che banche e finanza ormai ci governino è risaputo. Luciano Gallino ha scritto pagine esemplari sul tema. Ciò malgrado, restiamo tutti o quasi ancorati - è l'orizzonte di almeno un secolo - all'immagine del regime rappresentativo e della democrazia dei partiti. Ma si può governare anche in altro modo e con altre istituzioni. CONTINUA|PAGINA
Da anni le democrazie occidentali si dissanguano per salvare le banche dal disastro che hanno combinato. Se negli anni Trenta, al collasso del sistema bancario, le autorità politiche reagirono - in Italia e non solo - mediante la sua pubblicizzazione, stavolta, a conferma di quanto le banche siano emancipate dal potere politico, una montagna enorme di quattrini pubblici ne ha medicato i bilanci, ma senza ottenere in cambio alcuna garanzia. Anzi: quando le banche si trovano tra i piedi qualche governante maldestro, vedi Berlusconi e Tremonti, lo licenziano senza complimenti e lo rimpiazzano con un loro fiduciario. Forse proprio loro reagiranno, a loro modo, alle panzane elettorali di Berlusconi e cercheranno di vanificarne l'effetto.
Già, perché se non ci pensano le banche a fermare Berlusconi, chi altri lo farà? Non Monti, che è un loro fiduciario, che promette solo lacrime e sangue (e qualche sconto fiscale). Qualcosa dicono Ingroia e Grillo. Ma né l'uno né l'altro saranno decisivi dopo il voto. Ma chi dovrebbe parlare, e ad alta voce, ovvero il centrosinistra, invece tace. Quando dovrebbe fare ciò che fa Berlusconi dalla sua parte: dire agli elettori quel che si aspettano di ascoltare.
Siamo realisti e dunque lungi dal chiedere che ci raccontino panzane. Ma la pretesa di un mandato in bianco è eccessiva. Per gli elettori di centrosinistra due sono notoriamente le emergenze nazionali: la moralità della politica e l'occupazione, specie nel Mezzogiorno. Ebbene, manco a schiodarlo con le bombe, Bersani dice alcunché che faccia notizia su questi temi. Sul lavoro da sponde opposte si sono mosse, facendo proposte, discutibili, ma concrete, Confindustria e Cgil: la replica del centrosinistra è stata il silenzio. Le crisi aziendali si susseguono con ritmo incalzante, il governo Monti contempla, e pure il centrosinistra seguita testardo a tacere. Gli basta dire quello che tutti sanno: che Berlusconi promette invano. Spacciandole per mirabile prova di democrazia, il centrosinistra ha messo in scena le primarie e il finto duello Bersani-Renzi. Ha quindi infierito con le parlamentarie, dove quasi sempre sono stati selezionati i soliti notabili di provincia con qualche pacchetto di voti per le mani. In Sicilia un paio di personaggi impresentabili sono stati rumorosamente sacrificati, ma a Torino in lista c'è addirittura un'amabile signora che ha guidato una sfilata contro i rom. Adesso ci si balocca col totoministri, e col futuro degli esclusi di rango. Ma fanno i conti senza l'oste. Le difficoltà del paese stanno da un'altra parte e intanto Grillo e Berlusconi crescono nei sondaggi.
Malgrado le batoste, queste cose il centrosinistra non le ha ancora apprese e seguita a cullarsi nei sondaggi propizi delle settimane scorse. Viceversa, Berlusconi le sa. E offre ai suoi elettori proprio ciò che si aspettano: meno tasse e condoni tombali. Non è credibile, dicono gli avversari. D'accordo. Ma un elettore moderato basta poco a rimotivarlo: sarà pure demagogia irresponsabile, ma Berlusconi qualcosa almeno promette, oscurando la sua vita privata, le sue passate menzogne e i danni che ha fatto.
Il Pd si è invece fatto inchiodare alla vicenda Montepaschi. C'è ragione di pensare che non abbia colpe troppo gravi. Le banche dipendono dalle Fondazioni, che a loro volta dipendono dalle amministrazioni locali. A Siena la Fondazione è espressione dei partiti di centrosinistra. Imputargli in toto quel che queste forze politiche hanno combinato è troppo. Possiamo senz'altro interrogarci se il castello delle Fondazioni sia sano, o non lo sia, ma la vicenda Montepaschi va letta in tutt'altra chiave.
Il tempo in cui la politica colonizzava le banche è finito. Qualche briciola ancora è distribuita tramite le Fondazioni. Ma ciò cui stiamo assistendo è piuttosto la conquista da parte delle banche non tanto della politica, bensì dei vertici del governo della vita collettiva: la storia di Montepaschi è solo quella di un malriuscito tentativo di ascesa ai piani alti del sistema bancario e del potere da parte di una delle tante combriccole affaristiche in giro per l'Italia.
Che banche e finanza ormai ci governino è risaputo. Luciano Gallino ha scritto pagine esemplari sul tema. Ciò malgrado, restiamo tutti o quasi ancorati - è l'orizzonte di almeno un secolo - all'immagine del regime rappresentativo e della democrazia dei partiti. Ma si può governare anche in altro modo e con altre istituzioni. CONTINUA|PAGINA
Da anni le democrazie occidentali si dissanguano per salvare le banche dal disastro che hanno combinato. Se negli anni Trenta, al collasso del sistema bancario, le autorità politiche reagirono - in Italia e non solo - mediante la sua pubblicizzazione, stavolta, a conferma di quanto le banche siano emancipate dal potere politico, una montagna enorme di quattrini pubblici ne ha medicato i bilanci, ma senza ottenere in cambio alcuna garanzia. Anzi: quando le banche si trovano tra i piedi qualche governante maldestro, vedi Berlusconi e Tremonti, lo licenziano senza complimenti e lo rimpiazzano con un loro fiduciario. Forse proprio loro reagiranno, a loro modo, alle panzane elettorali di Berlusconi e cercheranno di vanificarne l'effetto.
Già, perché se non ci pensano le banche a fermare Berlusconi, chi altri lo farà? Non Monti, che è un loro fiduciario, che promette solo lacrime e sangue (e qualche sconto fiscale). Qualcosa dicono Ingroia e Grillo. Ma né l'uno né l'altro saranno decisivi dopo il voto. Ma chi dovrebbe parlare, e ad alta voce, ovvero il centrosinistra, invece tace. Quando dovrebbe fare ciò che fa Berlusconi dalla sua parte: dire agli elettori quel che si aspettano di ascoltare.
Siamo realisti e dunque lungi dal chiedere che ci raccontino panzane. Ma la pretesa di un mandato in bianco è eccessiva. Per gli elettori di centrosinistra due sono notoriamente le emergenze nazionali: la moralità della politica e l'occupazione, specie nel Mezzogiorno. Ebbene, manco a schiodarlo con le bombe, Bersani dice alcunché che faccia notizia su questi temi. Sul lavoro da sponde opposte si sono mosse, facendo proposte, discutibili, ma concrete, Confindustria e Cgil: la replica del centrosinistra è stata il silenzio. Le crisi aziendali si susseguono con ritmo incalzante, il governo Monti contempla, e pure il centrosinistra seguita testardo a tacere. Gli basta dire quello che tutti sanno: che Berlusconi promette invano. Spacciandole per mirabile prova di democrazia, il centrosinistra ha messo in scena le primarie e il finto duello Bersani-Renzi. Ha quindi infierito con le parlamentarie, dove quasi sempre sono stati selezionati i soliti notabili di provincia con qualche pacchetto di voti per le mani. In Sicilia un paio di personaggi impresentabili sono stati rumorosamente sacrificati, ma a Torino in lista c'è addirittura un'amabile signora che ha guidato una sfilata contro i rom. Adesso ci si balocca col totoministri, e col futuro degli esclusi di rango. Ma fanno i conti senza l'oste. Le difficoltà del paese stanno da un'altra parte e intanto Grillo e Berlusconi crescono nei sondaggi.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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