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il manifesto 2013.02.06 - 02 LA PAGINA 3
 
Stato L'allarme di Luigi Giampaolino contro l'eccessivo carico fiscale viene cavalcato dal Pdl. Corso d'Italia invece sottolinea il fallimento del governo Monti nella lotta alla corruzione
Alla corte i conti non tornano
ARTICOLO - Luce Manara MILANO

ARTICOLO - Luce Manara MILANO
Il presidente dei magistrati contabili punta il dito contro le tasse eccessive e la politica corrotta che danneggiano l'economia
MILANO
Sarà un caso, sarà perché a pochi giorni dalle elezioni è impossibile aprire bocca senza venire strumentalizzati, fatto sta che la Corte dei Conti, facendo due riflessioni tutto sommato scontate, ieri ha fornito un assist involontario a Silvio Berlusconi. Cosa ha detto? Che in tempi di crisi un eccessivo carico fiscale favorisce la recessione. E che la «corruzione sistemica» danneggia l'economia italiana. Fino a qui, tutti d'accordo, e i berluscones hanno davvero poco da esultare.
Poi, però, il procuratore della Corte dei Conti, Salvatore Nottola, sempre durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha anche aggiunto che stando così le cose il condono fiscale avrebbe «motivazioni intuitive e fondate». L'ha buttata in politica? No, anzi. Ma questa affermazione in seguito lo ha costretto a redigere una nota di precisazione per dire che non c'è stato «nessun avviso favorevole al condono fiscale». Di più: «Alcuni condoni, non hanno dato l'esito sperato. In questi casi il condono si riduce sostanzialmente ad una sanatoria dell'evasione fiscale». Ovvio, ma ormai troppo tardi per evitare l'affondo di Berlusconi che ha buttato la palla in rete, come sempre in fuori gioco: «La Corte dei Conti ha confermato quello che io continuo con insistenza ad affermare, non si può continuare con l'austerità attraverso l'aumento della tassazione, in più qui c'è stata una tassazione sbagliata e dissennata sulla casa che ha prodotto conseguenze dure da affrontare. Bisogna che per la ripresa ci sia la diminuzione delle tasse per le imprese e le famiglie».
L'involontario elogio del condono è stato stigmatizzato da Antonio Misiani del Pd: «Le parole pronunciate da Nottola sono sconcertanti e tra l'altro sono in evidente contrasto con l'orientamento della magistratura contabile e con i rilievi contenuti nella relazione presentata oggi». Effettivamente il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, si è soffermato soprattutto sulla pressione fiscale eccessiva e sulla corruzione che «pregiudica la legittimazione stessa delle pubbliche amministrazioni e l'economia della nazione».
Per Giampaolino - e a Mario Monti saranno fischiate le orecchie - è necessaria «una più equa distribuzione del carico fiscale». Compito che a questo punto spetta al nuovo governo e al nuovo parlamento, e cioé «generare una più equilibrata composizione di entrata e spese». Ricette semplici per risalire la china non ce ne sono, ma Giampaolino ne suggerisce alcune: ridurre la pressione fiscale, procedere alle dismissioni per abbattere il debito e proseguire sul sentiero del risanamento che conduce al pareggio di bilancio. Ma nessuna funzionerà senza eliminare la piaga della corruzione, e qui l'analisi del presidente della Corte dei Conti si fa impietosa. «La natura sistemica della corruzione - ha detto - ha comportato un ingigantimento del bene giuridico offeso e una rarefazione del contenuto di disvalore dei singoli comportamenti di corruzione. In effetti, la corruzione sistemica, oltre al prestigio, all'imparzialità e al buon andamento delle pubblica amministrazione, pregiudica, da un lato, la legittimazione stessa delle pubbliche amministrazioni, e dall'altro l'economia della nazione».
Detto che il centrodestra canta vittoria senza nemmeno sapere il perché - «sta dando ragione a noi», gongolano Brunetta e Alfano e Gasparri - l'allarme della Corte dei Conti è stato sottoscritto dalla Cgil che ne ha approfittato anche per tracciare un bilancio negativo su quanto fatto dal governo Monti, che «ha spennato il pollo lasciando le mani libere ai ladri di galline». Secondo Rossana Dettori, responsabile della Fp Cgil, bisognerebbe mettere al centro dell'agenda politica la questione morale. «I sessanta miliardi di euro bruciati ogni anno dalla corruzione nelle pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto essere al centro di una operazione di spending review orientata ad una lotta incisiva alle infiltrazioni, alle commistioni politiche, all'intreccio di interessi che attanaglia i nostri apparati pubblici». Dettori sottolinea anche che «il governo Monti ha fallito sulla legge anticorruzione producendo risultati modesti quando non dannosi». Paolo Ferrero (Prc), invece, facendo propria la relazione di Luigi Giampaolino, ribadisce che scaricare le tasse sulle fasce più deboli aggrava la recessione: «Tasse come l'Imu non fanno che peggiorare la crisi, occorre rovesciare le politiche di Monti, approvate con Alfano, Bersani e Casini».
 
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