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il manifesto 2013.02.06 - 03 LA PAGINA 3
Imprese Altro che semplificazioni, sempre più vertenze finiscono in tribunale. La crisi si allarga agli impiegati: a gennaio 88,9 milioni di ore di Cig (+61,6% rispetto al 2012). La Cgil: «Dati spaventosi» POMIGLIANO I 19 operai denunciano
La Fiat ormai è da codice penale
ARTICOLO - a. po.
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NAPOLI
Invitati ad uscire dallo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco perché «al momento non c'è possibilità di ricollocazione». Si è ripetuto ieri lo stesso copione di lunedì mattina per gli operai Fiom, di cui il tribunale del Lavoro di Roma ha ordinato il reintegro sulle linee, stessa comunicazione verbale. Non si lasciano intimidire: «Stiamo valutando la possibilità di tornare ogni giorno fino a quando non ci sarà assegnato il turno». Anzi, lanciano un appello agli oltre duemila colleghi ancora in attesa di contratto: «Si presentino anche loro ogni giorno ai cancelli - propone Ciro D'Alessio - per chiedere se c'è lavoro. Diamo tutti la piena disponibilità a lavorare e vediamo cosa risponde l'azienda». Oggi daranno mandato ai legali per una denuncia penale nei confronti della Fiat «per reiterata discriminazione», alle 10.30 saranno fuori ai cancelli per un'assemblea con i cassaintegrati dello stabilimento, e successivamente effettueranno un volantinaggio al cambio turno.
Quello che sta accadendo al Giambattista Vico di Pomigliano non è il risultato di una «contrapposizione ideologica», come sostiene Giorgia Meloni, ma qualcosa di molto grave. Spiega Piergiovanni Alleva, giuslavorista e componente del collegio legale della Fiom: «Per i 19 operai che devono tornare al lavoro ci sono state continue vessazioni, compreso farli stare 8 ore in una stanza completamente vuota senza neanche una sedia: è chiaro che si tratta di discriminazione al quadrato». La sentenza della Corte di appello di Roma impone alla Fiat anche l'assunzione di altri 126 operai Fiom entro maggio: «Marchionne - prosegue il giuslavorista - ha deciso dal primo marzo il trasferimento d'azienda di Fabbrica Italia Pomigliano a Fiat Group Automobiles, un modo per non assumere nessuno e mettere tutti in cassa integrazione. Questo è il vero motivo della resistenza opposta ai 19 operai dalla Fiat: non assumere i 126, come recita la sentenza».
Domani ci sarà l'incontro tra l'azienda e sindacati firmatari per stabilire le modalità della cassa a rotazione nella Fga e, come più volte sostenuto dal segretario generale Fiom di Napoli, Andrea Amendola, si profila la creazione di un'area C, riservata a 1.800 dei circa 4.500 addetti, tutti in cig fissa per un anno.
Persino il ministro Elsa Fornero ieri ha fatto un mezzo passo indietro: «È ovvio che non è dignitoso per nessuno ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesti di rimanere a casa. Da qui a prendere delle misure, che per un governo in uscita non sarebbero possibili, ce ne corre. Lancio però un accorato appello al dialogo».
Maurizio Landini accoglie con soddisfazione le parole del ministro «ma la Fiom continua a credere che anche un governo in uscita dovrebbe comunque intervenire convocando le parti». In merito poi a come reagire alla Fiat, Landini ha spiegato: «Dovremo valutare assieme agli operai cosa fare. Non escludiamo nulla, da nuove azioni legali alla possibilità di rivolgerci direttamente al presidente della Repubblica». IN PIAZZA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO /FOTO TAM TAM
Invitati ad uscire dallo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco perché «al momento non c'è possibilità di ricollocazione». Si è ripetuto ieri lo stesso copione di lunedì mattina per gli operai Fiom, di cui il tribunale del Lavoro di Roma ha ordinato il reintegro sulle linee, stessa comunicazione verbale. Non si lasciano intimidire: «Stiamo valutando la possibilità di tornare ogni giorno fino a quando non ci sarà assegnato il turno». Anzi, lanciano un appello agli oltre duemila colleghi ancora in attesa di contratto: «Si presentino anche loro ogni giorno ai cancelli - propone Ciro D'Alessio - per chiedere se c'è lavoro. Diamo tutti la piena disponibilità a lavorare e vediamo cosa risponde l'azienda». Oggi daranno mandato ai legali per una denuncia penale nei confronti della Fiat «per reiterata discriminazione», alle 10.30 saranno fuori ai cancelli per un'assemblea con i cassaintegrati dello stabilimento, e successivamente effettueranno un volantinaggio al cambio turno.
Quello che sta accadendo al Giambattista Vico di Pomigliano non è il risultato di una «contrapposizione ideologica», come sostiene Giorgia Meloni, ma qualcosa di molto grave. Spiega Piergiovanni Alleva, giuslavorista e componente del collegio legale della Fiom: «Per i 19 operai che devono tornare al lavoro ci sono state continue vessazioni, compreso farli stare 8 ore in una stanza completamente vuota senza neanche una sedia: è chiaro che si tratta di discriminazione al quadrato». La sentenza della Corte di appello di Roma impone alla Fiat anche l'assunzione di altri 126 operai Fiom entro maggio: «Marchionne - prosegue il giuslavorista - ha deciso dal primo marzo il trasferimento d'azienda di Fabbrica Italia Pomigliano a Fiat Group Automobiles, un modo per non assumere nessuno e mettere tutti in cassa integrazione. Questo è il vero motivo della resistenza opposta ai 19 operai dalla Fiat: non assumere i 126, come recita la sentenza».
Domani ci sarà l'incontro tra l'azienda e sindacati firmatari per stabilire le modalità della cassa a rotazione nella Fga e, come più volte sostenuto dal segretario generale Fiom di Napoli, Andrea Amendola, si profila la creazione di un'area C, riservata a 1.800 dei circa 4.500 addetti, tutti in cig fissa per un anno.
Persino il ministro Elsa Fornero ieri ha fatto un mezzo passo indietro: «È ovvio che non è dignitoso per nessuno ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesti di rimanere a casa. Da qui a prendere delle misure, che per un governo in uscita non sarebbero possibili, ce ne corre. Lancio però un accorato appello al dialogo».
Maurizio Landini accoglie con soddisfazione le parole del ministro «ma la Fiom continua a credere che anche un governo in uscita dovrebbe comunque intervenire convocando le parti». In merito poi a come reagire alla Fiat, Landini ha spiegato: «Dovremo valutare assieme agli operai cosa fare. Non escludiamo nulla, da nuove azioni legali alla possibilità di rivolgerci direttamente al presidente della Repubblica». IN PIAZZA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO /FOTO TAM TAM
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