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il manifesto 2013.02.06 - 03 LA PAGINA 3
Torino/ L'EPILOGO DI UNA PARABOLA INDUSTRIALE
De Tomaso, altri due manager arrestati per truffa aggravata
ARTICOLO - Mauro Ravarino TORINO
ARTICOLO - Mauro Ravarino TORINO
I due sono accusati di aver intascato parte dei finanziamenti per la formazione. Bloccati 12 milioni stanziati da ministero del Lavoro e Regione
TORINO
A luglio Gian Mario Rossignolo, che aveva promesso invano il rilancio dello storico marchio De Tomaso, era stato arrestato. Solo promesse, appunto. Mai un'auto prodotta, un'azienda dichiarata fallita e 900 lavoratori a Grugliasco (Torino) e 150 a Livorno a rischio licenziamento. Il patron era finito ai domiciliari, avendo superato i 70 anni (ne ha 82), per concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato, finalizzata a conseguire fondi pubblici: 13 milioni di euro arrivati all'azienda, di cui 7 e mezzo per finanziare corsi di formazione (mai avviati) per la riqualificazione del personale e 5 milioni e 500 mila per l'allestimento di nuove linee produttive.
Nei mesi scorsi erano finiti in manette il figlio e amministratore della casa automobilistica Gian Luca Rossignolo, il manager Claudio Degrate e due consulenti, Ramon Rotini e Christian Limonta. Ieri mattina è arrivato il sequel di questa triste parabola industriale. Il gip torinese Francesca Christillin, su richiesta dei pm Perduca e Pacileo, ha eseguito due nuove misure di custodia cautelare, nei confronti di Massimiliano Alesi, ex direttore generale della De Tomaso, e Giuliano Malvino, procuratore speciale della Tas, la società cuneese incaricata a curare l'attività di engineering e di sviluppo tecnico delle autovetture da lanciare sul mercato. Stessa accusa: concorso in truffa aggravata.
I magistrati contestano ai due manager di aver ricoperto un ruolo importante nell'illecito utilizzo dei fondi. Alesi avrebbe intascato parte del finanziamento legato alla formazione, sottraendo fondi per circa un milione di euro mediante il pagamento di fatture false emesse nei confronti della De Tomaso da società di comodo. Le responsabilità di Malvino sarebbero invece legate alla sua carica di procuratore speciale della Tas, che avrebbe emesso fatture gonfiate nei confronti della De Tomaso, pagate con fondi erogati dalla regione Piemonte. Parte del denaro illecitamente trasferito alla Tas sarebbe stato poi restituito alla holding dei Rossignolo, proprietaria della De Tomaso, attraverso aumenti di capitale mai realizzati e la stipula di contratti fittizi di cessione e di utilizzo del marchio «Fissore». La figura di Malvino e i legami con la famiglia Rossignolo erano emersi già nei primi anni 2000, quando venne arrestato in Calabria per bancarotta fraudolenta. Era ad dell'Isotta Fraschini, ex Oto Breda Sud rilevata dai Rossignolo. Le forze dell'ordine hanno consentito di bloccare l'ulteriore tranche di finanziamenti, 12 milioni di euro, già stanziati dal ministero del Lavoro e dalla Regione Piemonte a favore della De Tomaso.
A luglio Gian Mario Rossignolo, che aveva promesso invano il rilancio dello storico marchio De Tomaso, era stato arrestato. Solo promesse, appunto. Mai un'auto prodotta, un'azienda dichiarata fallita e 900 lavoratori a Grugliasco (Torino) e 150 a Livorno a rischio licenziamento. Il patron era finito ai domiciliari, avendo superato i 70 anni (ne ha 82), per concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato, finalizzata a conseguire fondi pubblici: 13 milioni di euro arrivati all'azienda, di cui 7 e mezzo per finanziare corsi di formazione (mai avviati) per la riqualificazione del personale e 5 milioni e 500 mila per l'allestimento di nuove linee produttive.
Nei mesi scorsi erano finiti in manette il figlio e amministratore della casa automobilistica Gian Luca Rossignolo, il manager Claudio Degrate e due consulenti, Ramon Rotini e Christian Limonta. Ieri mattina è arrivato il sequel di questa triste parabola industriale. Il gip torinese Francesca Christillin, su richiesta dei pm Perduca e Pacileo, ha eseguito due nuove misure di custodia cautelare, nei confronti di Massimiliano Alesi, ex direttore generale della De Tomaso, e Giuliano Malvino, procuratore speciale della Tas, la società cuneese incaricata a curare l'attività di engineering e di sviluppo tecnico delle autovetture da lanciare sul mercato. Stessa accusa: concorso in truffa aggravata.
I magistrati contestano ai due manager di aver ricoperto un ruolo importante nell'illecito utilizzo dei fondi. Alesi avrebbe intascato parte del finanziamento legato alla formazione, sottraendo fondi per circa un milione di euro mediante il pagamento di fatture false emesse nei confronti della De Tomaso da società di comodo. Le responsabilità di Malvino sarebbero invece legate alla sua carica di procuratore speciale della Tas, che avrebbe emesso fatture gonfiate nei confronti della De Tomaso, pagate con fondi erogati dalla regione Piemonte. Parte del denaro illecitamente trasferito alla Tas sarebbe stato poi restituito alla holding dei Rossignolo, proprietaria della De Tomaso, attraverso aumenti di capitale mai realizzati e la stipula di contratti fittizi di cessione e di utilizzo del marchio «Fissore». La figura di Malvino e i legami con la famiglia Rossignolo erano emersi già nei primi anni 2000, quando venne arrestato in Calabria per bancarotta fraudolenta. Era ad dell'Isotta Fraschini, ex Oto Breda Sud rilevata dai Rossignolo. Le forze dell'ordine hanno consentito di bloccare l'ulteriore tranche di finanziamenti, 12 milioni di euro, già stanziati dal ministero del Lavoro e dalla Regione Piemonte a favore della De Tomaso.
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