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il manifesto 2013.02.06 - 03 LA PAGINA 3
 
LA LETTERA L'iniziativa del sito «L'Isola dei cassintegrati»
Appello ai candidati premier: «Parlate dei morti sul lavoro»
ARTICOLO

ARTICOLO
Antonio Sciotto ROMA
ROMA
Dopo la lettera della settimana scorsa, indirizzata dalla Rete degli esodati ai candidati premier, il sito di informazione sul lavoro L'Isola dei cassintegrati, lancia un altro importante appello. E questa volta su un tema altrettanto caldo, sicuramente ancora più grave, se è possibile fare un paragone: quello delle morti sul lavoro. L'Isola pubblica, attraverso la segnalazione di Carlo Soricelli, dell'Osservatorio di Bologna, la lettera di un figlio al padre morto sul lavoro. Il ragazzo si chiama Giuseppe Marchese.
Pubblichiamo qui integralmente il suo testo, perché ci sembra giusto non tagliarlo nè sintetizzarlo.
La lettera di Giuseppe
«A te, padre, morto per non farci mancare un pezzo di pane, a te che hai preferito sin da fanciullo la strada del lavoro a quella del malaffare, a te che hai costruito una famiglia e hai permesso che noi fossimo, a te che sei partito da casa stretto dal dovere, che hai svolto con onestà e dedizione totale il lavoro in cui credevi e sei tornato nella stessa casa in una fredda bara.
«A te, dotato di una forza leonina nel servire alla buona causa della professione e ridotto a corpo esanime, a te che non hai risparmiato sacrifici per la tua azienda anche nei giorni festivi, a te vittima sacrificale dell'altare dell'insicurezza, di un sistema perverso che ha adorato il denaro, a te che avrai digrignato i denti in una espressione di dolore estremo e così hai salutato la terra, a te spesso maltrattato da coloro ai quali hai donato tutto e non gratificato per le tue fatiche.
«A te, vittima di colpevoli distrazioni e valutazioni superficiali, a te caduto nella trappola della disonestà, troppo giovane e reso schiavo di preoccupazioni per un tetto, a te che piangevi perché non arrivavamo a fine mese, a te padre che ha garantito la tua presenza a costo di viaggi defatiganti, a te marito che ci ha dato l'esempio della fedeltà coniugale, a te che hai rinunziato a ogni divertimento per il necessario, a te capace di salutare ogni piccola gioia come una grande sorpresa della vita.
«A te, che hai preferito alla piazza e alle sue chiacchiere il lettone di casa e un po' di musica folk con i tuoi figli, a te che hai fatto coincidere la tua felicità con la realizzazione scolastica e umana dei tuoi figli, a te che hai condiviso con noi la tua insoddisfazione con lacrime di sincera amarezza, a te che ci hai insegnato a superare le offese ricevute per riconciliarci con noi stessi, a te capace di coltivare amicizie genuine e disinteressate. A te, vissuto nell'ombra della quotidianità e sconosciuto ai più, a te esempio luminoso per i giovani di paternità, intessuta di gesti feriali, a te che hai praticato la giustizia e le cui ossa forse non otterranno mai una vera giustizia, a te che quest'anno non hai potuto festeggiare con noi il tuo cinquantesimo compleanno. Grazie».
La denuncia
Carlo Soricelli si rivolge dunque direttamente alle forze politiche: «Candidati - dice - vogliamo sapere cosa intendente fare sul tema delle morti sul lavoro». «È vergognoso - prosegue - che in questa campagna elettorale non si senta parlare nessun partito di tragedie che portano il lutto in più di mille famiglie ogni anno. I morti sul lavoro non interessano a nessuno, neppure a quei partiti che storicamente hanno rappresentato i lavoratori. Siamo i primi in Europa in questo triste primato, ma dobbiamo sentire parlare solo di alleanze e di spread. Se solo i politici avessero un po' di sensibilità e leggessero questa lettera così toccante di un figlio che perde un genitore, si accorgerebbero che stanno sbagliando tutto, che sono tanto lontani dai bisogni di chi lavora. Candidati premier: vogliamo sapere cosa avete intenzione di fare per queste tragedie».
Mentre la stessa sera della pubblicazione della lettera degli esodati avevano risposto, con un tweet all'Isola, sia Bersani che Ingroia, ieri (almeno fino alle 21) nessuno ha ancora «cinguettato». Speriamo che oggi qualcosa si muova.
 
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