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il manifesto 2013.02.06 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
Il minuetto Pd-Monti mette Sel nell'angolo
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Bersani: sì all'intesa. Poi corregge: non a qualsiasi costo. Vendola: con l'attuale premier siamo incompatibili. Ma tra i suoi c'è nervosismo: «Così si fa confusione, è uno stillicidio»
Daniela Preziosi
Nel pomeriggio, da Berlino, Bersani si stupisce dei titoli delle agenzie e dei siti che registrano l'ennesima mossa dell'inesorabile avvicinamento fra centristi e centrosinistra. «Con Monti ci sono schermaglie elettorali, ma sono prontissimo a una collaborazione con tutte le forze che sono contrarie al leghismo, al berlusconismo, al populismo. Con tutti, e certamente anche con il professor Monti», aveva detto alla platea del German council on foreign relations. «Io sarò disponibile ad alleanze con tutti e solo coloro che saranno seriamente impegnati sul piano delle riforme strutturali», gli aveva replicato Monti da Pordenone.
A prendere le parole alla lettera, nello scambio di affettuosità non c'è niente di nuovo, se non che si svolge nel giorno in cui Bersani va a incontrare il ministro dell'economia di Merkel, Wolfgang Schauble; e l'abbraccio con Monti viene esibito ad uso di un'opinione pubblica tedesca che apprezza parecchio Monti, il premier «più tedesco».
Ma non ci vuole un guru americano per far capire a Bersani che l'interminabile minuetto fra i due candidati ha l'effetto di far rassegnare gli elettori del Pd sul fatto che il centrosinistra da solo non è autosufficiente. Ma soprattutto mette a dura prova l'elettorato di Vendola: stretto fra un leader democratico che ogni giorno invita Monti a nozze; e dall'altra parte Antonio Ingroia che lo accusa di avere già in tasca il patto con il diavolo-Monti. Bersani dunque corregge: nessuna novità, «se anche avremo il 51 per cento lo useremo come fosse il 49», siamo disponibili «a discutere con forze moderate, centrali, con Monti. Per fare cosa? Le riforme, il governo? Si vedrà. Certo, ho visto delle cose sul mercato del lavoro e sulle unioni civili che non mi piacciono. Non faccio le alleanze a tutti i prezzi».
Alleanze, ma non a qualsiasi costo? Ma la toppa è peggiore del buco. È la prima volta che Bersani parla esplicitamente di un governo con Monti, e non di un allargamento della maggioranza sulla propria agenda. Vendola deve prenderne atto. Infatti da Mestre scandisce: «Il professor Mario Monti è incompatibile con Nichi Vendola nel governo del paese». Bersani si regoli: «Il centrosinistra che è fatto da Pd e Sel è stato fondato da tre milioni di elettori e quindi non ha bisogno di nessuna presenza del professore Monti».
Nel gruppo dirigente di Sel ormai il nervosismo si sente. «Se Bersani vuole l'alleanza con Monti, vada con Monti. Noi non voteremo mai quell'alleanza, a costo di rompere con il Pd», dice Nicola Fratoianni, braccio destro di Vendola. La «rottura» è solo un'ipotesi dell'irrealtà, per Sel, ma il fatto di essere nominata già è un cambio di fase. «Oggi Bersani non ha detto niente di nuovo. Ma l'impostazione del discorso è sbagliata. Proviamo a vincere da soli. Poi sulle riforme ragioneremo. Ma capiamoci, che riforme? Quelle istituzionali debbono essere fate con maggioranze ampie, certo. Ma la riforma del lavoro no. Sul lavoro le politiche di Monti sono state sbagliate finora: nel suo programma futuro le ha persino peggiorate».
Antonio Ingroia, ovviamente, coglie l'assist di Bersani per tirare nella porta di Sel: «Bersani ha fatto la sua scelta, stare dalla parte dei poteri forti tutelati da Monti anziché dei cittadini. Gli elettori ne prendano atto», «Lo sosteniamo da quando Bersani ancora negava l'ipotesi di un accordo pre elettorale. Bersani collaborerà col professore, emblema di una destra alternativa a Berlusconi, portatore degli interessi dei big e non dei cittadini. Vendola che ne pensa?». Bersani e Monti «sono ormai una coppia di fatto della politica italiana», rincara il verde Bonelli.
Enrico Letta, il numero due del Pd che i di accordo con Monti parla da sempre, stavolta cerca di buttare acqua sul fuoco: di un'alleanza con il centro «discuteremo dopo il voto. Dopo le elezioni allargheremo a chi condivide uno spirito europeista», dice. Vorrebbe un gesto di prudenza, persino di cortesia e comprensione nei confronti di Vendola che nel frattempo si sbraccia per chiedere al suo elettorato che l'unica maniera per evitare gli accordi al centro è dare all'alleanza i voti per essere autosufficiente. In caso contrario, Sel è «incompatibile» con Monti. Bersani invece ha giurato che vuole allargare la maggioranza al centro, ma anche comunque non «mollerà Vendola». Ma anche queste due cose, almeno ad oggi, sono «incompatibili» IL SEGRETARIO DEL PD PIER LUIGI BERSANI CON IL SENATORE MARIO MONTI /FOTO EMBLEMA
 
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