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il manifesto 2013.02.06 - 08 INTERNAZIONALE
 
EGITTO Storica visita di Ahmadinejad al Cairo, anche se i due paesi sono divisi sulla Siria
Iran più vicino, ma fa paura
ARTICOLO - (giu. acc.)

ARTICOLO - (giu. acc.)
L'incontro con la massima autorità sunnita, al-Tayeb. I salafiti insorgono
Finalmente il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sbarca in Egitto. Lo fa dopo 34 anni dall'ultima visita dello Shah quando le relazioni tra i due paesi erano ancora buone. Con le rivolte di piazza del 1979 a Tehran che portarono, prima, alla deposizione della famiglia Pahlavi e, poi, all'estromissione dal Majlis di tutti gli attori rivoluzionari per mano dell'ayatollah Khomeini, l'Egitto è stato rappresentato in Iran come il suo principale nemico. Questo è avvenuto soprattutto perché il Cairo è stato il primo paese arabo a riconoscere lo Stato di Israele e a siglare un Trattato di pace con i suoi leader politici. Da quel momento i due paesi hanno preso strade divergenti, il primo, l'Egitto ha fatto dell'alleanza con gli Stati uniti e delle sovvenzioni del Fondo monetario internazionale i primi punti nell'agenda del presidente Hosni Mubarak. L'altro, invece, l'Iran ha fatto dell'anti-americanismo e di un retorico sostegno verso i palestinesi il mezzo principale per tenere unito il fronte rivoluzionario durante e dopo la guerra Iran-Iraq. Le divisioni tra i due paesi sono per anni sembrate insanabili per la loro vocazione a guidare le comunità sciite, l'Iran, e sunnite, l'Egitto, in tutto il mondo.
Oggi le due potenze sono meno antitetiche: dopo le rivolte egiziane del 2011 quando i Fratelli musulmani hanno ottenuto il potere al Cairo e con la storica visita del presidente Mohammed Morsi a Tehran nell'agosto scorso. «La mia visita sarà di slancio per rafforzare le relazioni fra i nostri due paesi», ha detto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, al termine dell'incontro con la massima autorità sunnita, il gran imam di al-Azhar Ahmed el-Tayyeb.
Ma dalle parole non si è ancora passati ai fatti. Non esistono ambasciate reciproche nei due paesi e i due governi sembrano avere opinioni divergenti su tutto. A partire dal sostegno incondizionato ad Hamas nei territori palestinesi e al regime del partito di Bashar al-Assad in Siria da parte di Tehran. Tanto che l'Egitto ha dovuto rassicurare le monarchie del Golfo riguardo le prospettive di riavvicinamento con l'Iran. «La sicurezza dei paesi del Golfo rappresenta una linea rossa per l'Egitto», ha detto il ministro degli Esteri, Mohammed Kamel Amr, alla vigilia del summit al Cairo dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oci). Il riferimento è alle tensioni tra l'Iran e i paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Oman e Qatar) dopo l'invio di truppe di questi paesi in Bahrain a sostegno della monarchia sunnita degli al-Khalifa. Non solo, anche il movimento salafita egiziano si è schierato contro la visita in Egitto del presidente iraniano ed ha chiesto a Mohamed Morsi di confermare che l'Egitto è uno «stato sunnita». Il portavoce del movimento salafita Abdel Moneim el-Shahat ha chiesto che Ahmadinejad renda conto «della responsabilità del regime iraniano nell'assassinio di donne e bambini col sostegno militare e politico di Tehran al regime di Assad». Ma anche a Tehran la visita non è vista di buon occhio da molti movimenti politici. Sembra che i conservatori vicini alla Guida suprema Ali Khamenei abbiano atteso la partenza dell'ultra conservatore Ahmadinejad per arrestare l'ex procuratore generale di Tehran, Said Mortazavi. L'uomo è sotto inchiesta dal 2010 per il ruolo che ha avuto nella morte di numerosi attivisti arrestati durante le manifestazioni di protesta dopo la contestata rielezione a presidente di Ahmadinejad nel 2009. IL PRESIDENTE IRANIANO MAHMOUD AHMADINEJAD (A DESTRA) E QUELLO EGIZIANO MOHAMED MORSI /FOTO REUTERS
 
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