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il manifesto 2013.02.06 - 11 CULTURA
 
SAGGI/2 «Fra me e te...», pensieri e scritture di Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello
Lettere da madre a figlia e ritorno
ARTICOLO

ARTICOLO
Il confronto, tra rabbia e tenerezza, tra due generezioni di donne. Un appassionato epistolario che rompe le barriere tra pubblico e privato
Bia Sarasini
Per quasi due anni si sono scritte, madre e figlia, Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello. La prima lettera è del gennaio 2011, l'ultima dell'ottobre 2012. E l'epistolario, iniziato per desiderio della figlia, è diventato un libro, si intitola Fra me e te. Madre e figlia si scrivono: pensieri, passioni, femminismi. Con testi di Franca Fossati e Lidia Ravera, (et al./Edizioni, pp. 184, euro 14) ora in libreria. Da questa conversazione in pubblico viene fuori qualcosa di inedito: la storia di un paese, l'Italia, nella visione di due donne. E chi si aspettasse un idillio, il beato rispecchiamento tra madre e figlia, avrà di che ricredersi. La storia non ha un andamento lineare, anzi, e se il confronto è affettuoso, lo scambio è aguzzo, e racchiude un dramma.
Perché Maddalena, master alla London School of Economic, organizzatrice culturale, ideatrice del progetto Sonia la meccanica delle donne (Officina Emilia, Università di Modena e Reggio Emilia), e soprattutto precaria, non è indulgente, anzi è molto arrabbiata. Chiede conto alla madre, femminista, giornalista, parlamentare, assessore al Comune di Roma, con un'esperienza di cooperante in India: «Non vi renderò mai abbastanza grazie per le conquiste per cui avete lottato, quelle che nella mia vita sono acquisizioni da difendere» scrive nel maggio 2011. «Mai abbastanza: solo che qui la situazione è sconfortante e noi sopravviviamo. Non è un bel vedere. Perdona questi toni, ma sono molto arrabbiata. Anche con te. Mi avevi raccontato che il mondo era diverso, che essere donna era una cosa diversa. E io ti avevo creduto. Mamma, il cestino dei regali è talmente impolverato da sembrare vuoto». Eccolo, il dramma. Troppo grandi le promesse, cocenti le delusioni. Un'accusa diretta, senza mediazioni, in cui le gioie e i dolori della privatissima vita che unisce le autrici si intrecciano alle vicende comuni, alla storia del paese. E la bellezza del libro è che riesce a raccontare proprio questo stare sulla soglia, tra amore e conflitti dell'intima relazione familiare, e i conflitti della scena politica, pubblica. Ci sono le vicende che hanno visto al centro le spericolate acrobazie tra denaro, sesso, potere di un ex-premier, c'è Se non ora quando e la manifestazione del 13 febbraio 2011, accolta da Maddalena come l'occasione per trovare una propria voce politica, per dire la propria rabbia, un movimento che Mariella ha seguito e vissuto prima di tutto attraverso gli occhi della figlia.
E per amore di lei ripensa a quelle che le sembravano conquiste, certezze acquisite: «È così bella la tua lettera» inizia la sua risposta «così sincera e anche così crudele che ho sentito il respiro sospeso in gola dopo averla letta...Ho pensato che non ero in grado di risponderti. Che mi ero messa in un gioco troppo duro». E conclude, nella stessa lettera: «Per metà hai ragione, neanch'io mi aspettavo di consegnarvi un Paese tanto orribile. Per l'altra metà hai torto: la vita è aperta è nelle tue mani. Io ho cercato che quelle mani fossero forti, grandi, capaci di presa». Una relazione tra madre e figlia che mette in gioco non solo la dinamica tra sé e l'altra, ma un'idea di esistenza, di società, di mondo. Un paese, l'Italia, che viene giudicato per come ci può vivere una donna.
A questo continuo a pensare, mentre mi rigiro i giudizi severi di Maddalena, da cui non posso non sentirmi coinvolta, leggo le parole misurate e aperte di Mariella, e qualcosa mi spinge oltre la tentazione di discutere valutazioni, episodi, politiche. È una specie di gioia. Nel constatare la libertà di entrambe. Si sentono responsabili, l'una e l'altra, dello stato delle cose, di come si vive, in questo paese. E trovano naturale darne conto. Tra loro, in pubblico. Chiamando tutti e tutte in causa.
Da secoli, millenni, gli uomini ragionano del mondo che lasciano ai figli, maschi. Se ne appropriano, se lo costruiscono, lo modellano a loro misura per farne un bene trasmissibile. A misura di uomini. Non è questo, il patriarcato? E le donne, che cosa mai avrebbero potuto lasciare? Ricette, memorie di famiglia forse, consigli per rendere felice un matrimonio?
Ai miei occhi la libertà che circola in queste pagine dice che c'è forza, per cambiare, che tra dolori e mancanze irrimediabili passano libertà e mondo, tra madre e figlia. Mariella e Maddalena hanno avuto il coraggio di porsi l'una davanti all'altra. Di farsi guardare. È un regalo per tutte. E tutti, direi, se donne e uomini lo condividono, questo stesso mondo.
 
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