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il manifesto 2013.02.07 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
PROPOSTA Candidati Pd, Sel e Rc per una legge
«Il nodo rappresentanza può unire la sinistra»
ARTICOLO

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Antonio Sciotto
Uno dei (pochi) punti in comune, allo stato attuale, tra il Pd (o almeno una parte di esso), il Sel di Nichi Vendola e Rivoluzione civile (Rc) di Antonio Ingroia, è una convergenza su alcuni temi che riguardano il lavoro. È molto improbabile un'organica alleanza tra l'asse Pd-Sel e Rc, tantopiù in questi giorni che Bersani comincia pesantemente a riavvicinarsi a Monti. Ma siccome il mondo della sinistra è sempre inquieto, e Vendola ha già detto che non si vuole alleare con il professore, mentre di Ingroia l'allergia nei confronti di Monti è nota, le frange più radical del mondo progressista provano a esplorare qualche terreno di incontro. E così nasce l'idea di una proposta di legge comune, sui temi cari alla Fiom.
Tredici candidati di Pd, Sel e Rivoluzione civile, così, hanno firmato un testo comune che li impegna a trovare la via, in caso fossero eletti, per far passare una legge sulla rappresentanza sul modello di quella propugnata dal sindacato guidato da Maurizio Landini. Una legge che eviterebbe le esclusioni dei sindacati non firmatari di accordi dalla rappresentanza in azienda, come sta accadendo platealmente alla Fiat.
Ecco il testo del documento concordato: «La Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro garantisce a tutti i cittadini il diritto di partecipare alla vita pubblica con il voto - scrivono i tredici candidati - Ma questo diritto, ancora oggi, si ferma di fronte alla soglia di fabbriche e uffici. Perché nulla garantisce alle lavoratrici e ai lavoratori di poter intervenire sulle decisioni che regolano la loro vita e la loro condizione di donne e uomini sul luogo di lavoro. Una privazione che diventa ancor più pesante nel corso di una crisi economica che difficilmente può essere superata senza la partecipazione democratica dei lavoratori. È importante e urgente, per motivi concreti oltre che per affermare un valore costituzionale, il varo di una legge sulla rappresentanza sindacale che garantisca alle lavoratrici e ai lavoratori di poter giudicare con il voto gli accordi e i contratti che li riguardano e abrogare l'articolo 8 della legge 148/2011 che ostacola l'esercizio di questo diritto. È un impegno che assumiamo per la prossima legislatura nel momento in cui ci candidiamo alle elezioni parlamentari».
Le firme dei candidati del Pd in calce al testo comune sono in realtà soltanto due: quelle di Mario Tronti e di Carlo Galli. In quattro siglano per Sel: Giorgio Airaudo, Giovanni Barozzino, Ida Dominijanni, Tino Magni. Sette sottoscrizioni da Rc: Piergiovanni Alleva, Roberta Fantozzi, Giovanna Marano, Manuela Palermi, Maurizio Zipponi, Antonio Di Luca e Augusto Rocchi. Spiccano soprattutto i nomi di ex fiommini.
I candidati del Pd scarseggiano non solo per motivi politici: in realtà la legge auspicata dalla Fiom va in una direzione diversa, più radicale, rispetto a quella che dovrebbe e potrebbe uscire dal tavolo in cui è invece impegnata la Cgil - con Cisl, Uil e Confindustria - proprio in questi giorni. La proposta Fiom - e quella dei tredici - insiste molto sul voto dei lavoratori, mentre il tavolo delle parti sociali parte dall'accordo del 28 giugno del 2011, non a caso contestato dalla sinistra Cgil e dalla stessa Fiom, ai tempi, perché solo per limitate fattispecie prevedeva il voto democratico di tutti i lavoratori.
Una prima riunione del tavolo in cui è impegnata la Cgil si è svolta due giorni fa, il prossimo incontro è stato rimandato alle settimane venture. Ma è molto probabile che tutte le parti - e in special modo la Cgil, che ha chiesto una legge nel corso della sua ultima Conferenza programmatica - vogliano aspettare i risultati delle elezioni e il nuovo quadro di equilibri politici. Cgil che, lo ricordiamo, aveva invitato alla sua maxi-assise solo Pd e Sel, escludendo Ingroia. E che dunque non sarà certamente entusiasta del testo firmato dai tredici, guardando piuttosto al tavolo con Cisl, Uil e Confindustria.
 
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