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il manifesto 2013.02.07 - 07 INTERNAZIONALE
 
Egitto/ TESTIMONIANZA DI UNA DONNA MOLESTATA A TAHRIR
La società civile si organizza per proteggere le donne prese di mira
ARTICOLO

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Gruppi di volontari, si prendono cura delle donne violate
Giuseppe Acconcia
«Il più grande risultato delle rivolte del gennaio 2011 è il nuovo rispetto che i giovani egiziani hanno verso le donne», erano le parole dello scrittore e intellettuale egiziano Alaa al-Aswani ad un anno dalle rivolte di piazza Tahrir. Ora sembra tutto diverso. Le donne egiziane sono tornate a manifestare per questo ieri, partendo dalla moschea di Sayeda Zeinab al Cairo. Basta partecipare ad una delle manifestazioni che si svolgono quotidianamente in città e d'improvviso si sentono delle urla di donne. Il pensiero di chi manifesta è immediatamente ad un'attivista molestata o aggredita dalla folla.
Il centro Nazra per gli Studi femministi ha raccolto le testimonianze di centinaia di donne che hanno subito molestie nelle piazze e nelle strade del Cairo. «Centinaia di mani mi strappavano i vestiti di dosso e violavano il mio corpo, è tutto quello che ricordo. Non c'era via d'uscita, dicevano di volermi proteggere e salvare, sentivo che mi pressavano e violavano con le dita, qualcuno cercava persino di baciarmi. Ero completamente nuda, spinta dalla massa che mi circondava in un vicolo chiuso alle spalle del fast food Hardee's (all'incrocio tra piazza Tahrir e via Mohammed Mahmoud, ndr). Ogni volta che ho provato a gridare, a difendermi e a chiedere aiuto, aumentava la loro violenza», è la testimonianza di una donna assalita nelle manifestazioni di piazza Tahrir il 25 gennaio 2013, secondo anniversario delle rivolte. Secondo il racconto che la donna ha rivelato al centro Nazra, nel momento in cui ha tentato di divincolarsi, è scappata via, completamente nuda, e ha chiesto protezione in un bar, dove è stata di nuovo molestata, e in un minuscolo chiosco dal quale è stata scacciata. Alla fine, un uomo a cui ha implorato aiuto l'ha condotta in un ospedale da campo dove è stata medicata.
Tra i gruppi che tentano, in occasione di ogni manifestazione, di proteggere le attiviste c'è Operazione contro le molestie sessuali. Circa cento volontari sono impegnati ogni giorno in varie attività, inclusi sostegno legale, medico e psicologico alle donne oggetto di maltrattamenti in strada. «Ci riuniamo in sei o sette gruppi composti da 15 persone e presidiamo punti diversi di piazza Tahrir. Ogni gruppo assistite almeno 15 donne al giorno e ne conduce la metà in una delle case degli appartenenti al movimento per ulteriore assistenza», ci racconta Walaa, una delle volontarie. «Cerchiamo di dissuadere chi si rivolge a noi dallo scontro fisico con gli assalitori, siamo un gruppo non organizzato e contrastiamo i maltrattatori in maniera franca, coraggiosa e diretta», continua l'attivista.
Molte donne hanno rinunciato a partecipare alle manifestazioni di piazza per un senso costante di insicurezza. Il primo caso controverso si è registrato l'8 marzo 2011 quando un gruppo di 17 attiviste è stato fermato dai soldati in piazza Tahrir ed è stato effettuato su di loro il test della verginità. Nelle manifestazioni del novembre 2011 contro il governo transitorio di Gamal Ganzhouri una ragazza è stata violentemente colpita da manganelli delle forze di sicurezza che sgomberavano un sit-in intorno al Parlamento. Nel mirino dei manifestanti, ci sono ora i Fratelli musulmani, responsabili, secondo loro, delle violenze dei giorni scorsi che hanno provocato quasi 60 morti. In un video trasmesso dalla tv di Stato si vedeva un uomo colpito e denudato dalla polizia, mentre molti manifestanti hanno denunciato dure torture in prigione. Per questo, il presidente Morsi viene accusato di usare le stesse tecniche repressive del suo predecessore. Ma le prime a pagarne le conseguenze sono le donne egiziane.
 
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