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il manifesto 2013.02.07 - 09 INCHIESTA
SINDACATO Ieri assemblea, sit in e appello ai candidati
Tutti a casa di Margherita per continuare a lottare
ARTICOLO
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G.Sal.
«Tutti a casa di Margherita». L'invito è scritto su un volantino. «Potrebbe essere il titolo di un bel film... purtroppo con un finale tristissimo: 244 licenziamenti». Di fianco un menù. Come dire che chi ha votato no sarà licenziato e dovrà farsi sfamare dalla colpevole del misfatto: Margherita, appunto. Ma chi è costei? Margherita Napoletano è l'attivissima e combattiva delegata dell'Usb che si è schierata contro l'accordo voluto da Rotelli. La sua storia è molto particolare. Ha studiato al San Raffaele, ha fatto una tesi sulla sanità in Palestina ed è diventata ingegnere biomedico. Tra le tante cose, ballava flamenco con un gruppo al circolo Arci Metromondo di Milano, uno dei luoghi più di sinistra della città. Non proprio un'adepta di don Verzè, eppure quello spettacolo di flamenco era così bello che venne inserito ogni anno a giugno nella festa del ringraziamento voluta da don Luigi. Ma soprattutto ha sempre lavorato e seguito progetti nel laboratori del san Raffaele, ma anche all'estero. Oltre che fare la sindacalista è consigliere comunale a Segrate.
Insomma, hanno allevato una serpe in seno?
Me lo dicevano sempre i miei colleghi. Ma don Verzè era uno così, prendeva da tutti, purché gli fosse utile.
Ieri avete fatto un'assemblea con i lavoratori, cosa avete deciso?
Abbiamo lanciato tre campagne. La prima si chiama «244 ottimi motivi», abbiamo anche fatto delle spillette. Poi non faremo più gli straordinari per dimostrare che gli esuberi non ci sono e abbiamo chiamato questa scelta «Qui gli straordinari siamo solo noi». Infine abbiamo lanciato un nuovo modo di agire: «Scusa capo non posso». Finora da parte dei lavoratori c'è stata massima disponibilità, ma visto che l'amministrazione ne ha dimostrata pochissima nei nostri confronti cambieremo atteggiamento. Poi siamo andati a fare un sit-in nell'atrio dell'amministratore delegato e abbiamo chiesto a tutti i candidati alla Regione di venirci a trovare. Non si è presentato nessuno. Ambrosoli ha fatto un comunicato, ma meglio di niente.
Qual è il vero obiettivo di Rotelli?
Il sindacato. Qui al san Raffaele i sindacati di base sono sempre stati forti. Non c'è crisi nella sanità privata, lo dimostra il successo del gruppo Rotelli e anche del San Raffaele che in questi anni è raddoppiato. Non c'è necessità e urgenza né di licenziare né di tagliare diritti e stipendi. C'è invece la voglia di piegare il sindacato conflittuale e di sconfiggere la coscienza e la voglia di non arrendersi dei lavoratori.
Per fare cosa?
Per fare quello che si vuole senza doverne rendere conto a nessuno. Ad esempio, non ci hanno mai voluto far vedere il piano industriale, per una questione di principio. Dicono che non ci sarà nessun piano industriale se prima non si fa un piano di risanamento, ovvero se non si colpisce il lavoro.
A chi potrebbero far pagare la vittoria del no?
Prima di tutto ai delegati sindacali. Pomigliano e la Fiat insegnano. Noi lo sappiamo e ci siamo già attrezzati. Ma siamo disposti a rimetterci anche lo stipendio e il posto di lavoro. In ogni caso credo che sarà possibile impugnare i licenziamenti. Siamo pronti a costituire un pool di legali oltre che a continuare a mobilitarci e a lottare.
Davvero qui non si sono visti i politici?
Sì i soliti, Luciano Muhlbauer (Prc), Massimo Gatti, consigliere di opposizione della provincia di Milano, e pochi altri. E' venuto anche Mattia Calise del Cinque Stelle, abita a Segrate che è qui dietro l'angolo e hanno anche girato un video, poi ha fatto una comparsata Boni della Lega, ma è stato invitato ad andarsene.
Il Pd e Ambrosoli non si sono fatti vivi?
Sì, è venuto il circolo del Pd di Segrate...
Com'è possibile che Ambrosoli non colga l'importanza di questa situazione in chiave elettorale dopo il disastro di Formigoni e gli scandali della sanità?
Constato solo che il primo giorno di campagna elettorale delle primarie Ambrosoli ha equiparato sanità pubblica e privata. Noi comunque chiediamo che adesso si sospenda tutto fino a dopo le elezioni, sia regionali che nazionali. Perché è ovvio che il San Raffaele dovrà rendere conto a nuovi referenti politici. Anche l'organico interno dipende dai tagli della spending review che fino ad ora ha voluto il governo Monti. E, almeno sulla sospensione, Ambrosoli ieri nel suo comunicato ha chiesto che non ci siano ulteriori azioni unilaterali da parte dell'azienda.
Allora, tutti a casa di Margherita?
Ormai la mia casa è nel gazebo qui davanti, quello è sempre aperto a tutti.
«Tutti a casa di Margherita». L'invito è scritto su un volantino. «Potrebbe essere il titolo di un bel film... purtroppo con un finale tristissimo: 244 licenziamenti». Di fianco un menù. Come dire che chi ha votato no sarà licenziato e dovrà farsi sfamare dalla colpevole del misfatto: Margherita, appunto. Ma chi è costei? Margherita Napoletano è l'attivissima e combattiva delegata dell'Usb che si è schierata contro l'accordo voluto da Rotelli. La sua storia è molto particolare. Ha studiato al San Raffaele, ha fatto una tesi sulla sanità in Palestina ed è diventata ingegnere biomedico. Tra le tante cose, ballava flamenco con un gruppo al circolo Arci Metromondo di Milano, uno dei luoghi più di sinistra della città. Non proprio un'adepta di don Verzè, eppure quello spettacolo di flamenco era così bello che venne inserito ogni anno a giugno nella festa del ringraziamento voluta da don Luigi. Ma soprattutto ha sempre lavorato e seguito progetti nel laboratori del san Raffaele, ma anche all'estero. Oltre che fare la sindacalista è consigliere comunale a Segrate.
Insomma, hanno allevato una serpe in seno?
Me lo dicevano sempre i miei colleghi. Ma don Verzè era uno così, prendeva da tutti, purché gli fosse utile.
Ieri avete fatto un'assemblea con i lavoratori, cosa avete deciso?
Abbiamo lanciato tre campagne. La prima si chiama «244 ottimi motivi», abbiamo anche fatto delle spillette. Poi non faremo più gli straordinari per dimostrare che gli esuberi non ci sono e abbiamo chiamato questa scelta «Qui gli straordinari siamo solo noi». Infine abbiamo lanciato un nuovo modo di agire: «Scusa capo non posso». Finora da parte dei lavoratori c'è stata massima disponibilità, ma visto che l'amministrazione ne ha dimostrata pochissima nei nostri confronti cambieremo atteggiamento. Poi siamo andati a fare un sit-in nell'atrio dell'amministratore delegato e abbiamo chiesto a tutti i candidati alla Regione di venirci a trovare. Non si è presentato nessuno. Ambrosoli ha fatto un comunicato, ma meglio di niente.
Qual è il vero obiettivo di Rotelli?
Il sindacato. Qui al san Raffaele i sindacati di base sono sempre stati forti. Non c'è crisi nella sanità privata, lo dimostra il successo del gruppo Rotelli e anche del San Raffaele che in questi anni è raddoppiato. Non c'è necessità e urgenza né di licenziare né di tagliare diritti e stipendi. C'è invece la voglia di piegare il sindacato conflittuale e di sconfiggere la coscienza e la voglia di non arrendersi dei lavoratori.
Per fare cosa?
Per fare quello che si vuole senza doverne rendere conto a nessuno. Ad esempio, non ci hanno mai voluto far vedere il piano industriale, per una questione di principio. Dicono che non ci sarà nessun piano industriale se prima non si fa un piano di risanamento, ovvero se non si colpisce il lavoro.
A chi potrebbero far pagare la vittoria del no?
Prima di tutto ai delegati sindacali. Pomigliano e la Fiat insegnano. Noi lo sappiamo e ci siamo già attrezzati. Ma siamo disposti a rimetterci anche lo stipendio e il posto di lavoro. In ogni caso credo che sarà possibile impugnare i licenziamenti. Siamo pronti a costituire un pool di legali oltre che a continuare a mobilitarci e a lottare.
Davvero qui non si sono visti i politici?
Sì i soliti, Luciano Muhlbauer (Prc), Massimo Gatti, consigliere di opposizione della provincia di Milano, e pochi altri. E' venuto anche Mattia Calise del Cinque Stelle, abita a Segrate che è qui dietro l'angolo e hanno anche girato un video, poi ha fatto una comparsata Boni della Lega, ma è stato invitato ad andarsene.
Il Pd e Ambrosoli non si sono fatti vivi?
Sì, è venuto il circolo del Pd di Segrate...
Com'è possibile che Ambrosoli non colga l'importanza di questa situazione in chiave elettorale dopo il disastro di Formigoni e gli scandali della sanità?
Constato solo che il primo giorno di campagna elettorale delle primarie Ambrosoli ha equiparato sanità pubblica e privata. Noi comunque chiediamo che adesso si sospenda tutto fino a dopo le elezioni, sia regionali che nazionali. Perché è ovvio che il San Raffaele dovrà rendere conto a nuovi referenti politici. Anche l'organico interno dipende dai tagli della spending review che fino ad ora ha voluto il governo Monti. E, almeno sulla sospensione, Ambrosoli ieri nel suo comunicato ha chiesto che non ci siano ulteriori azioni unilaterali da parte dell'azienda.
Allora, tutti a casa di Margherita?
Ormai la mia casa è nel gazebo qui davanti, quello è sempre aperto a tutti.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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