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il manifesto 2013.02.07 - 12 VISIONI
DRAMMATICO Il film ha ottenuto 4 nomination
Vivere dopo Katrina tra i rottami a Bathtub
ARTICOLO - G.D.V.
ARTICOLO - G.D.V.
«ANew Orleans l'acqua è come un dio, un dio Greco che controlla tut- Hushpuppy resiste insieme al padre alla forza della natura (e politica) che tutto distrugge
RE DELLA TERRA SELVAGGIA DI BENH ZEITLIN, CON QUVENZHANE WALLIS E DWIGHT HENRY, USA 2012
G.D.V.
«A New Orleans l'acqua è come un dio, un dio Greco che controlla tutto quello che c'è intorno. E la tua vita dipende dall'equilibrio dell'acqua che ti circonda. Il rapporto viscerale con la natura, l'acqua in particolare, è una delle cose che mi hanno attirato in questo posto. Faccio film su persone in una condizione di caos che cercano di stabilizzare. L'acqua mi sembra la superficie migliore su cui tracciare storie come questa. Sulla terra ferma non avrebbero molto senso».
In un'intervista alla rivista Film Comment, il regista Benh Zeitlin descriveva così il suo rapporto con l'elemento che, ancora prima di Re della terra selvaggia, ha da sempre caratterizzato il suo cinema. Il suo primo corto, Egg (2005), era una versione passo a uno di Moby Dick ambientata all'interno di un uovo. Zeitlin, che ha lavorato brevemente con il grande animatore cecoslovacco Jan Svankmajer, lo ha seguito nel 2008 con Glory At Sea, omaggio di venticinque minuti alla Louisiana post Katrina, dopo una grossa tempesta, a bordo di una zattera fatta di un letto, una vasca da bagno e una macchina arrugginita. Il corto era stato girato in sei mesi, quasi interamente al largo della costa della Louisiana, e su colonna sonora del regista, di cui una canzone, Elysian Fields, fu usata per una serie di spot della campagna Obama. Con Re della terra..., Zeitlin porta il suo amore per l'acqua, New Orleans e il senso di uno spiazzamento fisico/cultural/social/mentale nelle sfere del mito, della fiaba e della tragedia. L'idea di partenza era di spiegare perché, dopo il disastro di Katrina, molti avevano rifiutato di andarsene. Suoi alleati imperdibili sono una bimba di 6 anni (l'esordiente Quvenzhane Wallis, una forza della natura, nominata anche agli Oscar) e Dwight Herny, un panettiere della disastratissima settima ward di New Orleans. A cavallo tra mitologia, realismo fantastico e news, il film buca il tetto di timidezza e grigiore che spesso opprime il cinema indipendente Usa, di cui è una delle avventure più affascinanti degli ultimi anni. Ambientato in un'isola lagunare alla deriva della Louisiana, battezzata The Bathtub, la vasca da bagno, in una piccola comunità congelata in un passato arcaico, il film si apre con una sequenza di festa con fuochi artificiali che riflette immediatamente l'energia fisica e l'ambizione d'immaginario di Zeitlin. Adattato dalla pièce di Lucy Alibar Juicy and Delicious, fittamente popolato di bestie reali o mitiche è la storia di una bambina, Hushpuppy (Wallis), che vive in una casa di rottami e lamiere nel mezzo della foresta, dialogando con la mamma morta e litigando con un padre (Henry) malato ed errabondo. Quando l'isola è quasi interamente evacuata a causa di una grande tempesta, solo un piccolo gruppo decide di rimanere, chiudendosi al bar o, come il padre di Hushpuppy, sfidando la furia del tempo corpo a corpo, come in un danza.
Quando tutto finisce «la vasca da bagno» è interamente sommersa, i superstiti che galleggiano nel grigio piatto e presto putrescente, aggrappati ai brandelli del loro mondo, l'acqua dell'oceano che penetra la laguna, uccidendo piante e animali. Le squadre di soccorso trasportano Hushpuppy e gli altri in un rifugio bianco e asettico (come una vasca di pesci senz'acqua», riflette la bimba). Il contrasto tra i due mondi non potrebbe essere più grande....E il film ammicca alla triste diaspora degli abitanti di New Orleans. «Quando sono arrivato in Louisiana dopo l'uragano, questo luogo emanava un senso di apocalisse biblica. Ho così sentito subito il dovere di elevare la storia che volevo raccontare a livello di mito, folklore. La politica in situazioni come queste è molto divisa...Così si perdono spesso la vera tragedia e le emozioni di quello che è successo», ha detto ancora Zeitlin. «Il film forza sempre il realismo verso una dimensione iperreale, quasi fantastica, ma visto che ogni dettaglio - dai luoghi, alle scenografie, alle interpretazioni - è autentico, parte di quello che era veramente successo, la forza d'urto del reale non viene mai abbandonata del tutto».
G.D.V.
«A New Orleans l'acqua è come un dio, un dio Greco che controlla tutto quello che c'è intorno. E la tua vita dipende dall'equilibrio dell'acqua che ti circonda. Il rapporto viscerale con la natura, l'acqua in particolare, è una delle cose che mi hanno attirato in questo posto. Faccio film su persone in una condizione di caos che cercano di stabilizzare. L'acqua mi sembra la superficie migliore su cui tracciare storie come questa. Sulla terra ferma non avrebbero molto senso».
In un'intervista alla rivista Film Comment, il regista Benh Zeitlin descriveva così il suo rapporto con l'elemento che, ancora prima di Re della terra selvaggia, ha da sempre caratterizzato il suo cinema. Il suo primo corto, Egg (2005), era una versione passo a uno di Moby Dick ambientata all'interno di un uovo. Zeitlin, che ha lavorato brevemente con il grande animatore cecoslovacco Jan Svankmajer, lo ha seguito nel 2008 con Glory At Sea, omaggio di venticinque minuti alla Louisiana post Katrina, dopo una grossa tempesta, a bordo di una zattera fatta di un letto, una vasca da bagno e una macchina arrugginita. Il corto era stato girato in sei mesi, quasi interamente al largo della costa della Louisiana, e su colonna sonora del regista, di cui una canzone, Elysian Fields, fu usata per una serie di spot della campagna Obama. Con Re della terra..., Zeitlin porta il suo amore per l'acqua, New Orleans e il senso di uno spiazzamento fisico/cultural/social/mentale nelle sfere del mito, della fiaba e della tragedia. L'idea di partenza era di spiegare perché, dopo il disastro di Katrina, molti avevano rifiutato di andarsene. Suoi alleati imperdibili sono una bimba di 6 anni (l'esordiente Quvenzhane Wallis, una forza della natura, nominata anche agli Oscar) e Dwight Herny, un panettiere della disastratissima settima ward di New Orleans. A cavallo tra mitologia, realismo fantastico e news, il film buca il tetto di timidezza e grigiore che spesso opprime il cinema indipendente Usa, di cui è una delle avventure più affascinanti degli ultimi anni. Ambientato in un'isola lagunare alla deriva della Louisiana, battezzata The Bathtub, la vasca da bagno, in una piccola comunità congelata in un passato arcaico, il film si apre con una sequenza di festa con fuochi artificiali che riflette immediatamente l'energia fisica e l'ambizione d'immaginario di Zeitlin. Adattato dalla pièce di Lucy Alibar Juicy and Delicious, fittamente popolato di bestie reali o mitiche è la storia di una bambina, Hushpuppy (Wallis), che vive in una casa di rottami e lamiere nel mezzo della foresta, dialogando con la mamma morta e litigando con un padre (Henry) malato ed errabondo. Quando l'isola è quasi interamente evacuata a causa di una grande tempesta, solo un piccolo gruppo decide di rimanere, chiudendosi al bar o, come il padre di Hushpuppy, sfidando la furia del tempo corpo a corpo, come in un danza.
Quando tutto finisce «la vasca da bagno» è interamente sommersa, i superstiti che galleggiano nel grigio piatto e presto putrescente, aggrappati ai brandelli del loro mondo, l'acqua dell'oceano che penetra la laguna, uccidendo piante e animali. Le squadre di soccorso trasportano Hushpuppy e gli altri in un rifugio bianco e asettico (come una vasca di pesci senz'acqua», riflette la bimba). Il contrasto tra i due mondi non potrebbe essere più grande....E il film ammicca alla triste diaspora degli abitanti di New Orleans. «Quando sono arrivato in Louisiana dopo l'uragano, questo luogo emanava un senso di apocalisse biblica. Ho così sentito subito il dovere di elevare la storia che volevo raccontare a livello di mito, folklore. La politica in situazioni come queste è molto divisa...Così si perdono spesso la vera tragedia e le emozioni di quello che è successo», ha detto ancora Zeitlin. «Il film forza sempre il realismo verso una dimensione iperreale, quasi fantastica, ma visto che ogni dettaglio - dai luoghi, alle scenografie, alle interpretazioni - è autentico, parte di quello che era veramente successo, la forza d'urto del reale non viene mai abbandonata del tutto».
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