Edizione html
il manifesto 2013.02.07 - 14 LETTERE
I BAMBINI CI PARLANO
Sui bambini del Senegal
ARTICOLO - Giuseppe Caliceti
ARTICOLO - Giuseppe Caliceti
Cosa ricordate dell'incontro di ieri con le ragazze di ritorno dal Senegal?
«Io mi ricordo quando hanno raccontato che lì vanno a scuola solo sei bambini su dieci. Gli altri lavorano». «Io ricordo il cartello delle mine antiuomo». «Non pensavo che i bambini nel video sapessero i nomi dei calciatori dell'Italia, invece ne sapevano un sacco». «Loro vanno a scuola e lavorano nei campi, fanno molta fatica». «Hanno il grembiule tutti, sia i maschi che le femmine, invece noi no». «A me piaceva l'aula senza muri, sotto gli alberi. Anche a me piacerebbe avere un'aula così, ogni tanto. All'aperto». «In classe erano cinquanta e anche di più. Con bambini grandi e piccoli insieme». «Non hanno i pulmini. Fanno anche tre km a piedi per andare a scuola». «Mi sembrava abbastanza contenti. Nessuno piangeva».
Della vita in Senegal cosa vi ha colpito?
«La tv. C'è una tv per tutti. Invece a casa mia ne abbiamo quasi una in ogni stanza». «A me ha colpito che loro portano addosso dei portafortuna. Anche mio zio, però: il corno». «Non pensavo che le bambine andavano al mercato a vendere le foglie per fare il tè alla menta!». «Ho visto che le donne si mettono un cesto sulla testa e camminano in equilibrio». «Le loro case sono di paglia, ma il tetto è di una specie di metallo». «Lì in Africa ci sono zanzare e altri animali che entrano nelle capanne mentre dormi, allora sul letto ci sono le zanzariere. A me non piacerebbe vivere lì». «In Senegal, che poi è un paese dell'Africa, ho notato che non esistono i passeggini. Le mamme si legano i piccolini attorno alla pancia, o nella schiena...»
Come sono i senegalesi?
«Un po' più alti di noi. Con la pelle nera«. «Non hanno molti soldi. Non hanno da mangiare troppe cose, solo riso o poco altro. Non hanno le case come noi, ma le capanne. A scuola non hanno neppure i tavoli della mensa per mangiare, mangiano con il mangiare sulle ginocchia oppure con le mani». «Pensavo che erano poveri e tristi, invece sono poveri ma allegri». «Le famiglie sono numerose più delle nostre, perché là non sanno mai cosa fare tutti i giorni e poi non c'è molto lavoro e allora fanno sempre i figli». «Io pensavo che avevano delle mosche sulla pelle e sugli occhi. Perché una volta ho visto un video in tv per dare i soldi ai bambini africani e si vedevano con le mosche addosso. Invece stanno abbastanza bene».
Ci sono differenze tra il nostro modo di vivere e il loro? Quali?
«Non indossano vestiti pesanti perché là c'è sempre caldo, anche in inverno, in autunno, perché poi le stagioni sono diverse». «Anche a me piacerebbe avere un animale a casa, però non posso perché i miei genitori non vogliono, neppure un cane o un gatto». «Per me vivono meglio di noi perché sono in mezzo alla natura».
«Io mi ricordo quando hanno raccontato che lì vanno a scuola solo sei bambini su dieci. Gli altri lavorano». «Io ricordo il cartello delle mine antiuomo». «Non pensavo che i bambini nel video sapessero i nomi dei calciatori dell'Italia, invece ne sapevano un sacco». «Loro vanno a scuola e lavorano nei campi, fanno molta fatica». «Hanno il grembiule tutti, sia i maschi che le femmine, invece noi no». «A me piaceva l'aula senza muri, sotto gli alberi. Anche a me piacerebbe avere un'aula così, ogni tanto. All'aperto». «In classe erano cinquanta e anche di più. Con bambini grandi e piccoli insieme». «Non hanno i pulmini. Fanno anche tre km a piedi per andare a scuola». «Mi sembrava abbastanza contenti. Nessuno piangeva».
Della vita in Senegal cosa vi ha colpito?
«La tv. C'è una tv per tutti. Invece a casa mia ne abbiamo quasi una in ogni stanza». «A me ha colpito che loro portano addosso dei portafortuna. Anche mio zio, però: il corno». «Non pensavo che le bambine andavano al mercato a vendere le foglie per fare il tè alla menta!». «Ho visto che le donne si mettono un cesto sulla testa e camminano in equilibrio». «Le loro case sono di paglia, ma il tetto è di una specie di metallo». «Lì in Africa ci sono zanzare e altri animali che entrano nelle capanne mentre dormi, allora sul letto ci sono le zanzariere. A me non piacerebbe vivere lì». «In Senegal, che poi è un paese dell'Africa, ho notato che non esistono i passeggini. Le mamme si legano i piccolini attorno alla pancia, o nella schiena...»
Come sono i senegalesi?
«Un po' più alti di noi. Con la pelle nera«. «Non hanno molti soldi. Non hanno da mangiare troppe cose, solo riso o poco altro. Non hanno le case come noi, ma le capanne. A scuola non hanno neppure i tavoli della mensa per mangiare, mangiano con il mangiare sulle ginocchia oppure con le mani». «Pensavo che erano poveri e tristi, invece sono poveri ma allegri». «Le famiglie sono numerose più delle nostre, perché là non sanno mai cosa fare tutti i giorni e poi non c'è molto lavoro e allora fanno sempre i figli». «Io pensavo che avevano delle mosche sulla pelle e sugli occhi. Perché una volta ho visto un video in tv per dare i soldi ai bambini africani e si vedevano con le mosche addosso. Invece stanno abbastanza bene».
Ci sono differenze tra il nostro modo di vivere e il loro? Quali?
«Non indossano vestiti pesanti perché là c'è sempre caldo, anche in inverno, in autunno, perché poi le stagioni sono diverse». «Anche a me piacerebbe avere un animale a casa, però non posso perché i miei genitori non vogliono, neppure un cane o un gatto». «Per me vivono meglio di noi perché sono in mezzo alla natura».
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 