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il manifesto 2013.02.08 - 03 LA PAGINA 3
 
Mps/SUL CASO INTERVIENE L'EX GOVERNATORE
Draghi: «Bankitalia corretta, rumors da campagna elettorale»
ARTICOLO

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Riccardo Chiari
Nonostante i disastri degli ultimi cinque anni che hanno portato le azioni dai 3,55 euro agli 0,23 di ieri, il Monte dei Paschi è la terza banca italiana. Ha «importanza sistemica». Tutto questo è chiaro da anni nella testa di Mario Draghi, che da Francoforte decide di intervenire sul caso Mps. Lo fa dopo che il Wall Street Journal ha messo ulteriore carne al fuoco ritornando sul prestito da 2 miliardi - restituito ma non pubblicizzato per non creare panico - che Bankitalia concesse nell'ottobre 2011, perché il Monte non aveva liquidità sufficiente per ottenere l'aiuto della Bce.
La vicenda, già segnalata nel report che la stessa Bankitalia aveva preparato per il ministro Grilli, nel quale si ammetteva anche la conoscenza dal 2010 delle operazioni sui derivati Alexandria e Santorini, porta l'attuale numero uno della Bce a una difesa pubblica di Palazzo Koch, sua precedente residenza: «C'è un rapporto dettagliato della Banca d'Italia, che ha fatto tutto quello che doveva e ha agito velocemente, nell'ambito delle sue competenze legali. L'operato fu corretto, lo ha riconosciuto anche l'Fmi, dichiarando che l'azione fu tempestiva e appropriata. Ho firmato io stesso le due ispezioni». Draghi critica i «rumors da campagna elettorale» sul caso Mps e sui controlli della vigilanza. Ma si deve cambiare: «Una cosa che questa vicenda insegna - osserva - è che più poteri all'autorità di vigilanza avrebbero aiutato. La banche centrali dovrebbero avere il potere di rimuovere i manager, se necessario». Perché il caso Mps «non è per niente risolto».
Anche se, dopo la decisione del cda della banca di svalutare per 730 milioni i derivati Santorini, Alexandra e Nota Italia, portando il passivo 2012 del Monte a una stima di 2 miliardi, l'ad Fabrizio Viola butta acqua sul fuoco: «Abbiamo completato il lavoro sulla finanza e non ci sono altre Santorini. Gradirei che l'attenzione sull'argomento si riduca a zero» altrimenti «avrei delle perplessità». Però le voci si rincorrono, una anticipa che il cda del Monte tornerà ad approfondire il tema derivati. Ma Viola continua a rassicurare: «Non c'è fuga di depositi, la banca tornerà a breve al virtuoso sviluppo dei volumi commerciali che aveva caratterizzato i primi venti giorni dell'anno». Per certo slitterà di un anno il rimborso dei Monti Bond, effetto dei 500 milioni richiesti in più per coprire le perdite dei derivati.
Nel mentre si chiariscono le mosse dei magistrati senesi. La prima indagine riguarda l'acquisto di Antonveneta e le disinvolte modalità di reperimento delle risorse per pagare i 9 miliardi alla Banca Santander. Una somma che per gli investigatori è salita a ben 19 miliardi, dovendosene aggiungere «10 circa per il rimborso delle esposizioni intragruppo di Antonveneta con Abn Amro». In questa inchiesta sono indagati tra gli altri l'ex presidente Mps Giuseppe Mussari, a cui i pm contestano l'ostacolo alla vigilanza e la manipolazione del mercato, e l'ex dg Antonio Vigni (ostacolo alla vigilanza e false comunicazioni al mercato).
La seconda indagine, che ha portato al sequestro di 40 milioni di euro «scudati», riguarda la creste e le presunte tangenti che alcuni manager dell'area finanza Mps avrebbero incassato tra il 2009 e il 2011 nel corso di operazioni di compravendita di titoli. I sequestri hanno riguardato per 18 milioni Gianluca Baldassarri, ex capo area finanza Mps, per 9,4 milioni Alessandro Toccafondi, ex vicecapo, e per il resto i broker Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone. Tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa continuata e aggravata.
 
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