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il manifesto 2013.02.08 - 03 LA PAGINA 3
MILANO La guardia di finanza ha perquisito gli uffici dell'ad più importante e più pagato d'Italia
Eni, Scaroni indagato per la tangente algerina
ARTICOLO - Marika Manti
ARTICOLO - Marika Manti
Avrebbe incontrato l'uomo che pagò 200 mila euro per far ottenere a Saipem una commessa da undici miliardi di dollari
MILANO
Paolo Scaroni indagato per corruzione internazionale. La notizia arriva come un bomba. E in borsa il titolo Eni crolla e perde il 4,62% in poche ore. L'indagine della procura di Milano non è nuova. Riguarda il pagamento di tangenti ad autorità algerine nell'ambito della costruzione di gasdotti e ha già portato alle dimissioni all'inizio di dicembre dei vertici della controllata Saipem. La stessa che nelle ultime settimane ha gettato nel panico la finanza italiana, già sconvolta dallo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, per un forte deprezzamento in borsa seguito al profit warning del 31 gennaio in cui il neo amministratore delegato Umberto Vergine aveva ridimensionato della metà le aspettative della società per il 2013. Un crollo molto discusso seguito anche da ipotesi di insider trading per chi su questa vicenda è sospettato di speculare.
Adesso però il ciclone che da mesi si abbatte su Saipem ha colpito Paolo Scaroni, uno degli uomini più importanti e pagati d'Italia a capo dell'Eni, gigante mondiale dell'energia che fu creato da Enrico Mattei e che è partecipato dallo stato italiano. Ieri la guardia di finanza, su ordine dei procuratori milanesi Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro, ha perquisito gli uffici di Scaroni a Roma, la sua casa di Milano e gli uffici dell'Eni a San Donato. Insieme al numero uno dell'Eni sono stati indagati anche altri 7 dirigenti. Sono Pietro Varone, Antonio Vella e Nerio Capanna, dirigenti Saipem, e i vertici che si erano già dovuti dimettere a dicembre: l'ex ad Pietro Tali, l'ex direttore finanziario Alessandro Bernini e l'ex dirigente Tullio Orsi. Indagato anche Farid Bedjaoui a capo della società di Hong Kong Pearl Partners Limited. Sarebbe proprio lui la figura centrale di quest'inchiesta. Infatti secondo le ricostruzioni dei magistrati avrebbe raccolto prima del 2009 una maxi tangente da 197 milioni di euro da pagare a varie autorità algerine in cambio di una commessa (8 contratti in tutto tra il 2007 e il 2009) da 11 miliardi di dollari assegnati alle società italiane. In particolare per la costruzione del gasdotto Medgaz e del progetto Mle che Saipem sta realizzando in joint venture con la Sonatrach, l'azienda statale algerina dell'energia.
La novità sta nel fatto che gli inquirenti ipotizzano che Paolo Scaroni già nel 2007 avesse partecipato almeno a due incontri con l'intermediario Bedjaoui a Parigi. Altri incontri tra Bedjaoui, Varone, Bernini e esponenti di società algerine sarebbero avvenuti all'Hotel Bulgari di Milano. E non sono esclusi altri versamenti.
Eni e Sapim sono sotto inchiesta anche come società in base alla legge sulla responsabilità amministrativa. In una nota Eni si difende così: «In merito all'inchiesta giudiziaria della procura della repubblica di Milano che coinvolge Saipem per attività in Algeria, Eni prende atto che la procura ha esteso le indagini anche nei confronti di Eni e del suo amministratore delegato. Eni e il suo amministratore delegato si dichiarano totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine». E ancora: «Già a fine novembre 2012, alla notizia dell'indagine per asserita corruzione internazionale in relazione a progetti di Saipem in Algeria, Eni si è immediatamente attivata raccomandando alla propria controllata Saipem di mettere in atto tutte le più opportune azioni di verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento di diversi ruoli apicali di Saipem coinvolti nelle attività oggetto di indagine». E infine: «Eni ha inoltre direttamente fornito, e continuerà a fornire la massima cooperazione alla magistratura».
Non è la prima volta che Saipem è al centro di vicende di possibile corruzione in cambio di commesse all'estero. E' in corso a Milano un processo per corruzione internazionle che riguarda le attività della società in Nigeria. Ieri il nuovo Ad, Umberto Vergine, nonostante tutto, ha annunciato nuovi contratti per 3,2 miliardi e il titolo di Saipem in borsa è risalito del +5,26%.
Paolo Scaroni indagato per corruzione internazionale. La notizia arriva come un bomba. E in borsa il titolo Eni crolla e perde il 4,62% in poche ore. L'indagine della procura di Milano non è nuova. Riguarda il pagamento di tangenti ad autorità algerine nell'ambito della costruzione di gasdotti e ha già portato alle dimissioni all'inizio di dicembre dei vertici della controllata Saipem. La stessa che nelle ultime settimane ha gettato nel panico la finanza italiana, già sconvolta dallo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, per un forte deprezzamento in borsa seguito al profit warning del 31 gennaio in cui il neo amministratore delegato Umberto Vergine aveva ridimensionato della metà le aspettative della società per il 2013. Un crollo molto discusso seguito anche da ipotesi di insider trading per chi su questa vicenda è sospettato di speculare.
Adesso però il ciclone che da mesi si abbatte su Saipem ha colpito Paolo Scaroni, uno degli uomini più importanti e pagati d'Italia a capo dell'Eni, gigante mondiale dell'energia che fu creato da Enrico Mattei e che è partecipato dallo stato italiano. Ieri la guardia di finanza, su ordine dei procuratori milanesi Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro, ha perquisito gli uffici di Scaroni a Roma, la sua casa di Milano e gli uffici dell'Eni a San Donato. Insieme al numero uno dell'Eni sono stati indagati anche altri 7 dirigenti. Sono Pietro Varone, Antonio Vella e Nerio Capanna, dirigenti Saipem, e i vertici che si erano già dovuti dimettere a dicembre: l'ex ad Pietro Tali, l'ex direttore finanziario Alessandro Bernini e l'ex dirigente Tullio Orsi. Indagato anche Farid Bedjaoui a capo della società di Hong Kong Pearl Partners Limited. Sarebbe proprio lui la figura centrale di quest'inchiesta. Infatti secondo le ricostruzioni dei magistrati avrebbe raccolto prima del 2009 una maxi tangente da 197 milioni di euro da pagare a varie autorità algerine in cambio di una commessa (8 contratti in tutto tra il 2007 e il 2009) da 11 miliardi di dollari assegnati alle società italiane. In particolare per la costruzione del gasdotto Medgaz e del progetto Mle che Saipem sta realizzando in joint venture con la Sonatrach, l'azienda statale algerina dell'energia.
La novità sta nel fatto che gli inquirenti ipotizzano che Paolo Scaroni già nel 2007 avesse partecipato almeno a due incontri con l'intermediario Bedjaoui a Parigi. Altri incontri tra Bedjaoui, Varone, Bernini e esponenti di società algerine sarebbero avvenuti all'Hotel Bulgari di Milano. E non sono esclusi altri versamenti.
Eni e Sapim sono sotto inchiesta anche come società in base alla legge sulla responsabilità amministrativa. In una nota Eni si difende così: «In merito all'inchiesta giudiziaria della procura della repubblica di Milano che coinvolge Saipem per attività in Algeria, Eni prende atto che la procura ha esteso le indagini anche nei confronti di Eni e del suo amministratore delegato. Eni e il suo amministratore delegato si dichiarano totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine». E ancora: «Già a fine novembre 2012, alla notizia dell'indagine per asserita corruzione internazionale in relazione a progetti di Saipem in Algeria, Eni si è immediatamente attivata raccomandando alla propria controllata Saipem di mettere in atto tutte le più opportune azioni di verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento di diversi ruoli apicali di Saipem coinvolti nelle attività oggetto di indagine». E infine: «Eni ha inoltre direttamente fornito, e continuerà a fornire la massima cooperazione alla magistratura».
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Foto: PAOLO SCARONI /FOTO EMBLEMA
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