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il manifesto 2013.02.09 - 02 LA PAGINA 3
L'APPELLO
49 candidati si «sbilanciano»
ARTICOLO
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Grazia Naletto
Tra le illusorie promesse di Berlusconi e il piccolo cabotaggio sui possibili accordi di governo dopo il voto, la campagna elettorale sembra incapace di parlare dei problemi del paese. Le politiche dei governi passati ci hanno consegnato un paese in recessione, un'economia impoverita, una società avvilita. Le ricette neoliberiste non hanno funzionato, eppure ancor oggi vengono proposte da molte delle forze politiche in campo come l'unica via per uscire dalla crisi. Di fronte a tutto questo, le elezioni sono l'occasione di un «cambio di rotta» radicale. Nelle politiche economiche, che devono fare i conti con la disoccupazione, nel modello di sviluppo che deve fare i conti con l'ambiente, nella visione della politica, che deve fare i conti con l'erosione della democrazia.
Una sfida di questa portata, nel contesto di una profonda delegittimazione della politica, non può essere affrontata senza un confronto sistematico e una contaminazione delle scelte istituzionali con le proposte avanzate dai movimenti sociali, dai sindacati e dalle organizzazioni della società civile. Il processo di rilegittimazione della politica e l'elaborazione di nuove regole che sappiano curarne le patologie più perverse inizia innanzitutto da qui. Non è possibile cambiare la rotta della politica senza cambiare le regole del gioco: occorrono nuove forme, nuove sedi, nuovi sistemi di relazione tra eletti e elettori; occorre recuperare la capacità di pensare e agire politicamente per il bene comune.
È questo il messaggio dell'appello «Io mi sbilancio!» rivolto ai vari candidati, che vengono chiamati a impegnarsi per cambiare le politiche del paese. Recita il documento: «Noi ci candidiamo - in diverse forze politiche - per realizzare un cambio di rotta. Condividiamo le proposte della campagna Sbilanciamoci! Ci impegniamo a portarle avanti, se saremo eletti, nella nostra azione in parlamento. Ci impegniamo a costituire un gruppo di lavoro e di confronto con le organizzazioni della campagna Sbilanciamoci! per portare nelle istituzioni, a cominciare dal Parlamento, anche sotto forma di proposte di legge i contenuti della Campagna per costruire insieme un diverso modello economico, sociale e ambientale».
A rispondere all'appello sono stati finora in 49: molte le adesioni di candidati di Rivoluzione civile e di Sel, decisamente poche quelle giunte dai candidati del Pd e degli altri partiti (il documento e le firme sono su www.sbilanciamoci.org).
In una campagna elettorale tutta mediatica e disattenta ai contenuti non sorprende una certa disattenzione di alcune forze politiche. Ma nel voto peseranno emergenze del paese, quelle su cui insiste, da quattordici anni, la campagna Sbilanciamoci - e le 50 organizzazioni che ne fanno parte - con le sue proposte: rilanciare l'economia e creare occupazione abbandonando il mito distruttivo di una crescita senza limiti e investendo nella scuola, nella cultura, nella ricerca e nella tutela dell'ambiente; fermare la crescita delle diseguaglianze con una riforma che renda più equo il nostro sistema fiscale; tagliare la spesa pubblica che non serve, quella per le armi e gli F-35, per le grandi opere, e reinventare invece un sistema di welfare che, oggi ridotto all'osso, scarica sulle famiglie, e in particolare sulle donne, il peso della protezione sociale e lascia indifesi i giovani che nel mercato del lavoro non riescono ad entrare. Queste sono le priorità: rimuoverle non promette bene per l'esito elettorale.
Tra le illusorie promesse di Berlusconi e il piccolo cabotaggio sui possibili accordi di governo dopo il voto, la campagna elettorale sembra incapace di parlare dei problemi del paese. Le politiche dei governi passati ci hanno consegnato un paese in recessione, un'economia impoverita, una società avvilita. Le ricette neoliberiste non hanno funzionato, eppure ancor oggi vengono proposte da molte delle forze politiche in campo come l'unica via per uscire dalla crisi. Di fronte a tutto questo, le elezioni sono l'occasione di un «cambio di rotta» radicale. Nelle politiche economiche, che devono fare i conti con la disoccupazione, nel modello di sviluppo che deve fare i conti con l'ambiente, nella visione della politica, che deve fare i conti con l'erosione della democrazia.
Una sfida di questa portata, nel contesto di una profonda delegittimazione della politica, non può essere affrontata senza un confronto sistematico e una contaminazione delle scelte istituzionali con le proposte avanzate dai movimenti sociali, dai sindacati e dalle organizzazioni della società civile. Il processo di rilegittimazione della politica e l'elaborazione di nuove regole che sappiano curarne le patologie più perverse inizia innanzitutto da qui. Non è possibile cambiare la rotta della politica senza cambiare le regole del gioco: occorrono nuove forme, nuove sedi, nuovi sistemi di relazione tra eletti e elettori; occorre recuperare la capacità di pensare e agire politicamente per il bene comune.
È questo il messaggio dell'appello «Io mi sbilancio!» rivolto ai vari candidati, che vengono chiamati a impegnarsi per cambiare le politiche del paese. Recita il documento: «Noi ci candidiamo - in diverse forze politiche - per realizzare un cambio di rotta. Condividiamo le proposte della campagna Sbilanciamoci! Ci impegniamo a portarle avanti, se saremo eletti, nella nostra azione in parlamento. Ci impegniamo a costituire un gruppo di lavoro e di confronto con le organizzazioni della campagna Sbilanciamoci! per portare nelle istituzioni, a cominciare dal Parlamento, anche sotto forma di proposte di legge i contenuti della Campagna per costruire insieme un diverso modello economico, sociale e ambientale».
A rispondere all'appello sono stati finora in 49: molte le adesioni di candidati di Rivoluzione civile e di Sel, decisamente poche quelle giunte dai candidati del Pd e degli altri partiti (il documento e le firme sono su www.sbilanciamoci.org).
In una campagna elettorale tutta mediatica e disattenta ai contenuti non sorprende una certa disattenzione di alcune forze politiche. Ma nel voto peseranno emergenze del paese, quelle su cui insiste, da quattordici anni, la campagna Sbilanciamoci - e le 50 organizzazioni che ne fanno parte - con le sue proposte: rilanciare l'economia e creare occupazione abbandonando il mito distruttivo di una crescita senza limiti e investendo nella scuola, nella cultura, nella ricerca e nella tutela dell'ambiente; fermare la crescita delle diseguaglianze con una riforma che renda più equo il nostro sistema fiscale; tagliare la spesa pubblica che non serve, quella per le armi e gli F-35, per le grandi opere, e reinventare invece un sistema di welfare che, oggi ridotto all'osso, scarica sulle famiglie, e in particolare sulle donne, il peso della protezione sociale e lascia indifesi i giovani che nel mercato del lavoro non riescono ad entrare. Queste sono le priorità: rimuoverle non promette bene per l'esito elettorale.
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