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il manifesto 2013.02.09 - 03 LA PAGINA 3
 
Tv/IL PDL CONTRO CARLA BRUNI E LITTIZZETTO
È già follia da Sanremo Berlusconi: andava rinviato
ARTICOLO

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Micaela Bongi
L'ultima parola l'avranno i capi di coalizione, cioè Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani e Mario Monti. In quest'ordine venerdì 22 febbraio chiuderanno la campagna elettorale su Raidue, prima del black out che scatta dalla mezzanotte dello stesso giorno. A loro «il servizio pubblico regala uno spazio privilegiato che viola ogni legge e calpesta la Costituzione», protesta Giovanni Favia, di Rivoluzione Civile.
Il leader del Pd si era detto pronto a rinunciare, ma per ora il calendario è questo: conferenza stampa del Cavaliere alle 21; segue, in mezzo al panino, Bersani, alle 21.40; poi a entrambi potrà replicare il premier uscente, dalle 22.20. L'ordine è stato deciso con un sorteggio, e con lo stesso criterio a viale Mazzini sono state messe in palinsesto le conferenze stampa dei capilista.
La sorte ha deciso che contro Sanremo andranno i capilista di Pd, Pdl e Scelta civica: «Monti, Berlusconi e Bersani sorteggiati per conferenze stampa su Rai2 il 12, 13 e 14 febbraio, durante il Festival», twitta il direttore di Raiuno Giancarlo Leone. Significa che i tre, seppure, in un caso, penalizzati dalla corazzata festivaliera, potranno raddoppiare la dose di conferenze stampa. Anche se Bersani potrebbe spedire contro la kermesse canora Dario Franceschini. Per Lista Civica, Monti non ha ancora deciso se andrà e in realtà non è lui il capolista perché non è neanche candidato, ma la par condicio è tanto rigida quanto elastica quando serve e così il Prof potrà essere «delegato» a rappresentare la sua lista. E Berlusconi? Difficilmente vorrà perdersi un passaggio in tv, anche se di fronte agli irriducibili che snobberanno il festivalone. Una sfida impari. Infatti per il Cavaliere Sanremo andava «assolutamente» spostato a dopo il voto, perché «si aggiunge alla par condicio, la legge più assurda che si poteva immaginare, e complica la possibilità di comunicare mentre ci giochiamo il nostro futuro». Risponde Fabio Fazio: «Sanremo andava spostato: dove? Aspettiamo proposte».
Posto che anche secondo il presidente dell'Authority per le comunicazioni, Angelo Maria Cardani, la legge sulla par condicio è un inferno (ed è difficile dargli torto), il leader di Arcore non teme soltanto che il festival oscuri preziosi momenti di propaganda. Come è noto, non sopporta di non poter controllare tutto quello che passa in tv, figurarsi in campagna elettorale. Ed è altrettanto noto che Fazio e Luciana Littizzetto non siano nella lista dei «buoni». Avanti, dunque, contro la kermesse - che ospiterà anche Crozza - e chi più ne ha più ne metta.
Ha iniziato l'altro giorno Daniela Santanchè: è una vergogna che «il prestigioso palco» ospiti Carla Bruni Sarkozy, «la signora che ha dato aiuto e protezione al terrorista Cesare Battisti». Poteva finire lì e invece no. Il consigliere d'amministrazione Rai Antonio Verro, superberluscone, ha fatto sua la ridicola protesta contro la presenza dell'ex premièr dame, «una marchetta commerciale ingiustificata». Per non parlare di Littizzetto, «scheggia impazzita». Nonché, come Fazio, «dichiaratamente del Pd», dà man forte Adriana Poli Bortone, Grande Sud. Insomma, mancano ancora tre giorni e siamo già in piena follia da Festival.
 
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