Edizione html
il manifesto 2013.02.09 - 08 INCHIESTA
GUERRA Nuova strategia jihadista: mine e attacchi suicidi
A Gao il primo kamikaze Rivolta dei parà a Bamako
ARTICOLO - M. Bo.
ARTICOLO - M. Bo.
Scontro tra fazioni: Nella capitale è battaglia tra «berretti verdi» e «berretti rossi». Le truppe francesi arrivano a Tessalit
M. Bo.
Per la prima volta dall'inizio del conflitto nel nord del Mali, gli islamisti cacciati dalle principali città della regione in seguito all'intervento militare francese hanno fatto ricorso a un'arma ormai classica del jihadismo internazionale, il kamikaze. È accaduto di buon mattino a Gao, quando un uomo (un tuareg, secondo alcune testimonianze) si è avvicinato con una moto a un check point dell'esercito regolare maliano, facendosi esplodere. L'attentatore è morto, mentre un soldato è rimasto leggermente ferito. L'azione è stata attribuita al Mujao (Movimento per l'unicità della jihad in Africa occidentale), o meglio annunciata il giorno precedente dalla dichiarazione con cui un portavoce dell'organizzazione rivendicava l'esplosione della mina che giovedì ha investito un convoglio tra Gao e Hombori, uccidendo quattro soldati maliani: «Il Mujao è riuscito a creare nuove zone di conflitto, organizzando attacchi ai convogli e azioni kamikaze».
L'altra novità della giornata viene dalla capitale Bamako e riguarda un regolamento di conti tutto interno all'esercito maliano. Forse a causa di un nuovo ammutinamento dei paracadusti, un corpo d'élite fedele al presidente deposto da un colpo di stato nel marzo 2012, che da quel momento è dunque caduto in disgrazia. I "berretti verdi" dell'esercito, vicini alla giunta golpista del capitano Ahmadou Sanogo, hanno attaccato la caserma dei "berretti rossi" e in seguito a un violento scontro a fuoco alcuni soldati sarebbero rimasti feriti. Secondo un'altra fonte ci sarebbero almeno un morto e cinque feriti. Un portavoce dell'esercito maliano si è limitato a comunicare che il tentativo di rivolta dei paracadutisti è stato represso con successo.
Nel frattempo nelle regioni settentrionali continua l'Operazione Serval. Dopo aver «liberato» Kidal, occupata in seguito dalle truppe ciadiane inquadrate nella Misma (Missione internazionale a sostegno del Mali) per non urtare gli abitanti a maggioranza tuareg, i corpi speciali francesi giovedì sera hanno raggiunto Aguelhok, 160 km più a nord. E ieri sera sarebbero giunti a Tessalit, centro strategico dotato di aeroporto, prossimo al confine con l'Algeria e protetto dalle montagne dell'Adrar des Ifoghas, una regione grande quanto l'Italia, ricca di anfratti e caverne che avrebbero offerto un rifugio a una parte dei miliziani islamisti fuggiti dalle varie città del nord in seguito all'avanzata delle truppe franco-maliane.
Sul fronte del patrimonio artistico e culturale sfregiato dagli islamisti durante l'occupazione di Timbuctu, infine, l'Unesco ribadisce da Parigi l'intenzione di mettere insieme i fondi per restaurare le tombe e gli 11 mausolei danneggiati. Si calcola che i danni inferti ai monumenti ammontino a 4 o 5 milioni di dollari, ma è una cifra che potrebbe essere rivista al rialzo. La direttrice dell'agenzia culturale dell'Onu Irina Bokova, appena tornata da Timbuctu, annuncia l'invio di esperti che dovranno pianificare l'intervento e quantificare i costi.
Per la prima volta dall'inizio del conflitto nel nord del Mali, gli islamisti cacciati dalle principali città della regione in seguito all'intervento militare francese hanno fatto ricorso a un'arma ormai classica del jihadismo internazionale, il kamikaze. È accaduto di buon mattino a Gao, quando un uomo (un tuareg, secondo alcune testimonianze) si è avvicinato con una moto a un check point dell'esercito regolare maliano, facendosi esplodere. L'attentatore è morto, mentre un soldato è rimasto leggermente ferito. L'azione è stata attribuita al Mujao (Movimento per l'unicità della jihad in Africa occidentale), o meglio annunciata il giorno precedente dalla dichiarazione con cui un portavoce dell'organizzazione rivendicava l'esplosione della mina che giovedì ha investito un convoglio tra Gao e Hombori, uccidendo quattro soldati maliani: «Il Mujao è riuscito a creare nuove zone di conflitto, organizzando attacchi ai convogli e azioni kamikaze».
L'altra novità della giornata viene dalla capitale Bamako e riguarda un regolamento di conti tutto interno all'esercito maliano. Forse a causa di un nuovo ammutinamento dei paracadusti, un corpo d'élite fedele al presidente deposto da un colpo di stato nel marzo 2012, che da quel momento è dunque caduto in disgrazia. I "berretti verdi" dell'esercito, vicini alla giunta golpista del capitano Ahmadou Sanogo, hanno attaccato la caserma dei "berretti rossi" e in seguito a un violento scontro a fuoco alcuni soldati sarebbero rimasti feriti. Secondo un'altra fonte ci sarebbero almeno un morto e cinque feriti. Un portavoce dell'esercito maliano si è limitato a comunicare che il tentativo di rivolta dei paracadutisti è stato represso con successo.
Nel frattempo nelle regioni settentrionali continua l'Operazione Serval. Dopo aver «liberato» Kidal, occupata in seguito dalle truppe ciadiane inquadrate nella Misma (Missione internazionale a sostegno del Mali) per non urtare gli abitanti a maggioranza tuareg, i corpi speciali francesi giovedì sera hanno raggiunto Aguelhok, 160 km più a nord. E ieri sera sarebbero giunti a Tessalit, centro strategico dotato di aeroporto, prossimo al confine con l'Algeria e protetto dalle montagne dell'Adrar des Ifoghas, una regione grande quanto l'Italia, ricca di anfratti e caverne che avrebbero offerto un rifugio a una parte dei miliziani islamisti fuggiti dalle varie città del nord in seguito all'avanzata delle truppe franco-maliane.
Sul fronte del patrimonio artistico e culturale sfregiato dagli islamisti durante l'occupazione di Timbuctu, infine, l'Unesco ribadisce da Parigi l'intenzione di mettere insieme i fondi per restaurare le tombe e gli 11 mausolei danneggiati. Si calcola che i danni inferti ai monumenti ammontino a 4 o 5 milioni di dollari, ma è una cifra che potrebbe essere rivista al rialzo. La direttrice dell'agenzia culturale dell'Onu Irina Bokova, appena tornata da Timbuctu, annuncia l'invio di esperti che dovranno pianificare l'intervento e quantificare i costi.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 