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il manifesto 2013.02.12 - 03 LA PAGINA 3
INTERVISTA Raniero La Valle: «Un gesto di grande coraggio e responsabilità»
Per non finire come Wojtyla
ARTICOLO - Carlo Lania ROMA
ARTICOLO - Carlo Lania ROMA
L'intellettuale cattolico: «Ha ritenuto ingiusto che un papa si estenuasse senza governare»
ROMA
«Quello di Benedetto XVI è stato un gesto di grande coraggio. Non voleva finire come Karol Wojtyla, nonostante il grande affetto che provava per lui, e ha voluto dimostrare che la chiesa è sempre governata da qualcuno in grado di farlo». E' con un sentimento di rispetto che Raniero La Valle guarda alle dimissioni di Ratzinger. Un gesto che lo stupisce solo in parte. «E' stata una sorpresa perché non eravamo abituati, nella chiesa latina, a considerare il ministero papale come qualcosa che così come si riceve può anche finire. C'era stata la costruzione di una mitologia del papato secondo cui il papa era una specie di Dio in terra, al di sopra e aldilà delle vicissitudini personali e umane, e che quindi non potesse in nessun modo essere sostituito. Una specie di persona sacra di cui non si doveva mai ammettere la debolezza, la malattia. E invece con questo gesto straordinario, che ha un grande spessore di responsabilità e dignità personale, papa Ratzinger ha anche dato un segnale ecclesiologico, vale a dire ha - così come aveva indicato il Concilio Vaticano II - rimesso il papa all'interno del collegio dei vescovi, all'interno della chiesa.
Questo lo rende improvvisamente più umano.
Io credo che tutto il pontificato di Benedetto XVI sia stato un pontificato in cui l'umanità non è mai stata nascosta, anche nella sua debolezza e nelle sue contraddizioni. E anche questo gesto finale lo rivela. Non è un ex uomo diventato papa, è un papa che è uomo. E questo mi sembra una cosa di grande valore anche per quanto riguarda i rapporti tra le autorità e i fedeli.
Tale da poter portare a uno sconvolgimento all'interno della Chiesa?
Non direi assolutamente. No, le dimissioni del papa sono regolate e ammesse nell'ultimo codice di diritto canonico. L'unica loro condizione è che siano fatte in assoluta libertà. Quindi da questo punto di vista non c'è nessuno strappo.
Non per fare della dietrologia, ma possono esserci altre motivazioni dietro questa scelta?
Credo che le motivazioni che Ratzinger ha dato siano molto sincere. Non ce la fa più di fronte a una chiesa così difficile, con i contrasti suscitati da quanti hanno rifiutato il Concilio Vaticano II, di fronte a un mondo in fiamme che non si sa da che parte prendere per riportarlo alla pace. Lui ha fatto una dichiarazione di insufficienza di forze, non che gli manchi lo spirito, ma gli mancano le forze anche fisiche per affrontare una situazione così difficile e così drammatica.
Ma tutto questo non è un passo indietro rispetto ai propri doveri?
Il dovere del papa non è di stare lì a qualunque costo, di diventare spettacolo al mondo, un corpo magari ammalato incapace di comunicare. No. Il dovere del papa è di guidare la chiesa e di confermarla nella fede, che non è solo un fatto spirituale è anche una questione di vero e proprio governo. La chiesa è una grande comunità umana e va governata, non deve avere solo dei testimoni che nella sofferenza dimostrano cosa vuol dire avere fede.
Però abbiamo avuto un caso recente di questa testimonianza: penso a Wojtyla.
Lei non crede che questo gesto di Benedetto XVI sia anche un modo per dire che non deve finire così il papa? Con tutto l'amore e l'affetto che Ratzinger aveva per Wojtyla probabilmente non gli è sembrato che fosse positivo per la chiesa che un papa si estenuasse fino alla fine senza essere in grado di governarla. Io penso che l'esempio di Wojtyla possa essere stato una potente motivazione per Ratzinger nella sua scelta di oggi. Non voleva finire come lui, giustamente secondo me. Ha voluto dare l'idea che la chiesa è sempre governata da qualcuno che è in grado di farlo. Naturalmente questo provoca un problema, perché da molti secoli non è mai accaduto che un conclave si facesse in presenza di un papa vivo. E' una questione delicata che spero non porti a conseguenze dannose, però è un problema perché è evidente che il conclave deve agire in pienissima libertà e non deve essere condizionato neanche psicologicamente dalla presenza di un papa che non è più papa ma lo è stato fino al giorno prima. Mi auguro che nella nuova prassi che comincia con questo gesto, perché certamente ci saranno altri papi che si dimetterano, si abbiano molte cautele anche di carattere normativo perché un conclave sia sempre libero nella scelta di un successore.
L'annuncio di oggi ha colto di sorpresa tutti. Nessuno sembra sapesse.
E' una scelta che si può maturare solo in solitudine, quel segreto della coscienza in cui non dico un papa, ma un cristiano parla con Dio.
«Quello di Benedetto XVI è stato un gesto di grande coraggio. Non voleva finire come Karol Wojtyla, nonostante il grande affetto che provava per lui, e ha voluto dimostrare che la chiesa è sempre governata da qualcuno in grado di farlo». E' con un sentimento di rispetto che Raniero La Valle guarda alle dimissioni di Ratzinger. Un gesto che lo stupisce solo in parte. «E' stata una sorpresa perché non eravamo abituati, nella chiesa latina, a considerare il ministero papale come qualcosa che così come si riceve può anche finire. C'era stata la costruzione di una mitologia del papato secondo cui il papa era una specie di Dio in terra, al di sopra e aldilà delle vicissitudini personali e umane, e che quindi non potesse in nessun modo essere sostituito. Una specie di persona sacra di cui non si doveva mai ammettere la debolezza, la malattia. E invece con questo gesto straordinario, che ha un grande spessore di responsabilità e dignità personale, papa Ratzinger ha anche dato un segnale ecclesiologico, vale a dire ha - così come aveva indicato il Concilio Vaticano II - rimesso il papa all'interno del collegio dei vescovi, all'interno della chiesa.
Questo lo rende improvvisamente più umano.
Io credo che tutto il pontificato di Benedetto XVI sia stato un pontificato in cui l'umanità non è mai stata nascosta, anche nella sua debolezza e nelle sue contraddizioni. E anche questo gesto finale lo rivela. Non è un ex uomo diventato papa, è un papa che è uomo. E questo mi sembra una cosa di grande valore anche per quanto riguarda i rapporti tra le autorità e i fedeli.
Tale da poter portare a uno sconvolgimento all'interno della Chiesa?
Non direi assolutamente. No, le dimissioni del papa sono regolate e ammesse nell'ultimo codice di diritto canonico. L'unica loro condizione è che siano fatte in assoluta libertà. Quindi da questo punto di vista non c'è nessuno strappo.
Non per fare della dietrologia, ma possono esserci altre motivazioni dietro questa scelta?
Credo che le motivazioni che Ratzinger ha dato siano molto sincere. Non ce la fa più di fronte a una chiesa così difficile, con i contrasti suscitati da quanti hanno rifiutato il Concilio Vaticano II, di fronte a un mondo in fiamme che non si sa da che parte prendere per riportarlo alla pace. Lui ha fatto una dichiarazione di insufficienza di forze, non che gli manchi lo spirito, ma gli mancano le forze anche fisiche per affrontare una situazione così difficile e così drammatica.
Ma tutto questo non è un passo indietro rispetto ai propri doveri?
Il dovere del papa non è di stare lì a qualunque costo, di diventare spettacolo al mondo, un corpo magari ammalato incapace di comunicare. No. Il dovere del papa è di guidare la chiesa e di confermarla nella fede, che non è solo un fatto spirituale è anche una questione di vero e proprio governo. La chiesa è una grande comunità umana e va governata, non deve avere solo dei testimoni che nella sofferenza dimostrano cosa vuol dire avere fede.
Però abbiamo avuto un caso recente di questa testimonianza: penso a Wojtyla.
Lei non crede che questo gesto di Benedetto XVI sia anche un modo per dire che non deve finire così il papa? Con tutto l'amore e l'affetto che Ratzinger aveva per Wojtyla probabilmente non gli è sembrato che fosse positivo per la chiesa che un papa si estenuasse fino alla fine senza essere in grado di governarla. Io penso che l'esempio di Wojtyla possa essere stato una potente motivazione per Ratzinger nella sua scelta di oggi. Non voleva finire come lui, giustamente secondo me. Ha voluto dare l'idea che la chiesa è sempre governata da qualcuno che è in grado di farlo. Naturalmente questo provoca un problema, perché da molti secoli non è mai accaduto che un conclave si facesse in presenza di un papa vivo. E' una questione delicata che spero non porti a conseguenze dannose, però è un problema perché è evidente che il conclave deve agire in pienissima libertà e non deve essere condizionato neanche psicologicamente dalla presenza di un papa che non è più papa ma lo è stato fino al giorno prima. Mi auguro che nella nuova prassi che comincia con questo gesto, perché certamente ci saranno altri papi che si dimetterano, si abbiano molte cautele anche di carattere normativo perché un conclave sia sempre libero nella scelta di un successore.
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