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il manifesto 2013.02.12 - 04 LA PAGINA 3
 
La scelta di Pietro Stupore e rispetto da parte dei potenti della terra. Ma anche critiche dalle associazioni omosex e dalle vittime degli abusi. Teologo rigido e pessimo politico, Ratzinger non ha colmato l'abisso tra Roma e il resto del mondo MEDIO ORIE
Dopo Ratisbona provò a fare da ponte con l'ebraismo
ARTICOLO - Michele Giorgio GERUSALEMME

ARTICOLO - Michele Giorgio GERUSALEMME
GERUSALEMME
In Medio Oriente Joseph Ratzinger ha avuto un impatto meno significativo rispetto al suo predecessore Karol Wojtyla ma, in ogni caso, non privo di importanza. Da un lato Benedetto XVI ha agito per ridurre la distanza tra Cristianesimo e Islam, dopo un inizio di pontificato segnato dalle violenze innescate dal suo discorso a Ratisbona con il quale negò «ragionevolezza» alla religione di Maometto. Dall'altro ha continuato il percorso di riconciliazione con l'Ebraismo avviato con decisione da Giovanni Paolo II.
Il rabbino capo d'Israele Yona Metzger, attraverso un suo portavoce, ha riconosciuto ieri il miglioramento «delle relazioni tra la Chiesa e il Rabbinato», proprio grazie a Ratzinger. «Gli va dato atto - ha detto Metzger - d'aver fatto molto per i legami inter-religiosi...Gli siamo grati per essere rimasto fedele alla strategia del suo predecessore di rafforzare i legami col popolo ebraico» .
In Israele ricordano in particolare la visita nel 2009 di Ratzinger al Memoriale dell'Olocausto a Gerusalemme. Il rabbino David Rosen, per anni interlocutore del Vaticano sui rapporti tra Cristianesimo ed Ebraismo, ha sottolineato il contributo dato da Ratzinger alla lotta all'antisemitismo e nell'aver ribadito, in libri e documenti, la posizione espressa dalla Chiesa nel 1965 (Nostra Aetate) sulla non responsabilità del popolo ebraico per la morte di Gesù Cristo. Nel suo pontificato tuttavia Benedetto XVI non è riuscito a risolvere le controversie tra Vaticano e Stato di Israele su varie questioni, come lo status delle proprietà della Chiesa in Terra Santa e la libertà di movimento dei religiosi cattolici da e per i Territori occupati palestinesi. Così come rimane ampia la differenza tra le due parti sul ruolo avuto, durante la Seconda Guerra Mondiale, da Pio XII, accusato di non essere intervenuto pubblicamente per fermare la deportazione di ebrei nei campi di sterminio.
L'annuncio giunto dal Vaticano ha generato sorpresa e clamore anche tra i palestinesi e tra i religiosi cristiani a Gerusalemme e nei Territori occupati. «Un pater familias che ha pensato all'umanità - ha commentato il Patriarca cattolico Twal Fouad - ricordiamo ancora il suo discorso da amico dei palestinesi e degli israeliani». Il viaggio a Gerusalemme del 2009 lasciò un segno nei Territori per le dichiarazioni fatte da Ratzinger a favore dell'indipendenza palestinese. «La santa sede - disse il pontefice al presidente dell'Anp Abu Mazen - appoggia il diritto del suo popolo ad una sovrana patria palestinese nella terra dei vostri antenati...entro confini internazionalmente riconosciuti». Rivolse un saluto particolare ai palestinesi di Gaza, vittime qualche mese prima dell'offensiva «Piombo fuso». E parlò di «muro» in riferimento alla barriera costruita da Israele in Cisgiordania. «Il Muro - disse ai palestinesi del campo profughi di Aida - si introduce nei vostri territori separando i vicini e dividendo le famiglie... nascondendo molta parte di Betlemme... ma i muri si costruiscono facilmente, non durano per sempre...i muri possono essere abbattuti». Non è andata così, il Muro è sempre lì, quelle parole però furono accolte con favore dai palestinesi. Così come il mondo islamico giudicò con soddisfazione la decisione di Ratzinger, un paio di giorni prima in Giordania, di entrare per la seconda volta in una moschea - la prima fu la Moschea Blu di Istanbul nel 2006 - allo scopo di mettersi alle spalle le polemiche suscitate dal discorso di Ratisbona.
 
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