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il manifesto 2013.02.12 - 05 LA PAGINA 3
 
Totopapa/ COMINCIA LA CORSA ALLA SUCCESSIONE
Scola in pole position, ma avanza il papa nero
ARTICOLO - Luca Kocci

ARTICOLO - Luca Kocci
Luca Kocci
Papa Ratzinger rimarrà in carica fino al 28 febbraio, «rispettando tutti gli impegni già in calendario», ha puntualizzato il direttore della Sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. Dopodiché si trasferirà temporaneamente a Castel Gandolfo prima di ritirarsi nel monastero di clausura che c'è in Vaticano. Da quel giorno la «sede di san Pietro» sarà «vacante» e si dovrà scegliere il successore. Il Conclave verrà convocato ai primi di marzo e forse già prima di Pasqua si avrà il nome del nuovo pontefice.
Ad eleggerlo saranno 117 cardinali «elettori», ovvero con meno di 80 anni (oggi sono 118, ma il 26 febbraio uno di loro, l'ucraino Lubomyr Husar, compirà 80, e non potrà più votare per il nuovo papa). Ratzinger non farà parte del collegio, ma sarà ancora in vita, esercitando quindi un'influenza quanto meno indiretta. Una situazione inedita, che non si verificava da 600 anni, quasi alla fine dell'età medievale: l'ultimo caso di dimissioni di un papa risale infatti al 1415, con Gregorio XII. «È una novità e un'incognita», spiega lo storico Alberto Melloni, «perché finora il Conclave si svolgeva con un'eredità, quella del papa precedente, chiusa e tombata, con cui fare i conti, ma già appartenente al passato. Ora invece l'eredità di Benedetto XVI sarà ancora viva e presente anche in senso materiale: psicologicamente è molto diverso, è difficile pensare che il fatto che Ratzinger sia vivo e seguirà il conclave non influenzi i cardinali nella scelta del suo successore».
Ed è forse per questo che fra i papabili uno dei nomi più quotati sia quello del 71enne cardinale filo-ciellino Angelo Scola, nominato proprio da Ratzinger arcivescovo di Milano nel giugno del 2011, al posto del cardinal Tettamanzi che andava in pensione per raggiunti limiti di età. I due sono legati da molti anni: Scola aveva collaborato con Ratzinger alla redazione di Communio negli anni '70 - rivista espressione di una linea teologica conservatrice, in opposzione alla progressista Concilium - ed era stato consulente per la Congregazione per la dottrina della fede (l'ex Sant'uffizio) di cui Ratzinger era prefetto. Inoltre la promozione, assai anomala, dalla sede di Venezia a quella di Milano è stata legittimamente interpretata come una «investitura» in vista proprio del soglio pontificio.
Ma fra i papabili non circola solo il nome di Scola. In lizza ci sono anche l'arcivescovo di Vienna, il 67enne ratzingeriano moderato Christoph Schoenborn e il conservatore statunitense Timothy Dolan. Qualcuno sostiene, o forse auspica, che siano maturi i tempi per un papa del sud del mondo e, nel caso in cui l'ipotesi sia praticabile, si fanno i nomi dei brasiliani Oscar Rodriguez Maradiaga (papabile già ai tempi dell'elezione di papa Ratzinger) e Odilo Pedro Scherer (di orgine tedesca); o addirittura di un papa africano (il ghanese Peter Turkson e il nigeriano Francis Arinze, ottimamente quotati dai bookmaker inglesi) o asiatico (il filippino Luis Antonio Tagle), ma l'eventualità pare piuttosto fantasiosa. Qualche possibilità, ma anche in questo caso l'ipotesi è poco probabile, l'avrebbero anche alcuni cardinali della Curia romana, come il franco canadese Marc Ouellet (prefetto della Congregazione dei vescovi), il francese Jean-Luis Tauran (dialogo interreligioso) e l'italiano Gianfranco Ravasi, a capo del dicastero della Cultura.
Di sicuro c'è un fatto: le dimissioni di Ratzinger hanno colto di sorpresa tutti per cui le tradizionali «cordate» avranno poco tempo per organizzarsi. Un contesto che non consentirà di preparare nuove candidature e che quindi potrebbe favorire chi è già pronto ai blocchi di partenza.
 
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