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il manifesto 2013.02.12 - 12 VISIONI
ARISTON
Luciana Littizzetto: «Propongo Fazio come camerlengo»
ARTICOLO - Stefano Crippa
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Stefano Crippa
Chi pensava a un Sanremo serioso, low profile per intenderci, attento alla sostanza musicale più che al contesto glamour dell'Ariston, dovrà ricredersi. Sarà che la vigilia è coincisa con la notizia bomba delle dimissioni del papa e delle (ennesime) polemiche di Berlusconi, ma la sostanza è che nel corso della conferenza stampa è stato tutto un rintuzzare agli attacchi e «denunce» piombate su Rai e conduttori. E così, Fabio Fazio dopo aver sottolineato come l'intento sia di allestire una cinque giorni «divertente e allegra», risponde al cavaliere che avrebbe preferito spostare le date della kermesse, temendo una manifestazione schierata «a sinistra» e minacciando uno sciopero del canone. «Berlusconi non ha ancora pagato il canone? - spiega Fazio - strano, lui è così legalitario, rispetta le regole...». «Il punto - prosegue Fazio - è che non c'è nessun uso strumentale della tv pubblica. Ma pubblica vuol dire che è di tutti, e quindi non è che non si possono dire le cose. Perché una cosa è il rispetto della par condicio, che sarà rispettata, ma altro è l'impermeabilità a quel che accade fuori. La tv deve aver stima del proprio pubblico, e giudicarlo per quel che è, cioè persone in grado di comprendere e decodificare le battute e la satira».
Aggiunge Luciana Littizzetto, non prima di aver proposto Fazio come «camerlengo» e aver definito le «esternazioni» berlusconiane «normali, così sappiamo che sta bene»: «La realtà è anche quella della politica, e siccome Sanremo vive nella realtà, noi ci stiamo dentro. In ogni caso, se avessimo voluto parlare di politica ci saremmo candidati. E invece io faccio il saltimbanco e lui il presentatore». E stasera riflettori puntati sulle «esternazioni» (satiriche e non) di Maurizio Crozza e sull'arrivo di Stefano e Federico, la coppia gay torinese protagonista di un video che spopola da settimane su web: «Saranno sul palco - spiega il conduttore genovese - per far riflettere sul tema dei diritti». Glissando, invece, sul pruriginoso interrogativo: si baceranno in diretta? Canzoni, eh sì ci sono anche quelle: il primo a esibirsi sarà Marco Mengoni seguito da: Raphael Gualazzi, Daniele Silvestri, Simona Molinari e Peter Cincotti, Marta Sui Tubi, Maria Nazionale e Chiara. Tutti eseguiranno due brani, uno - come si sa - verrà eliminato, ad annunciarlo - ha spiegato Fazio - «un proclamatore. Un'idea per avere la possibilità di conversare con gli artisti durante la gara». Domani in lizza Almamegretta, Annalisa, Malika Ayane, Max Gazzè, i Modà, Simone Cristicchi e Elio e le Storie tese. E proprio il gruppo milanese è al centro di un caso, visto che uno dei due brani, Dannati Forever, gioca sul tema del peccato per scherzare su politica e religione. «Cambiare il testo perché si dimette il papa? Credo che sia troppo tardi. Ma può darsi: d'altronde è il nostro pane cambiare e improvvisare» - spiega Elio , il capo clan, che aggiunge ridendo: «Ci chiediamo piuttosto se non era il caso di spostare il Festival che adesso si viene a trovare sotto al Conclave. Le elezioni vabbè, ma il conclave...
Chi pensava a un Sanremo serioso, low profile per intenderci, attento alla sostanza musicale più che al contesto glamour dell'Ariston, dovrà ricredersi. Sarà che la vigilia è coincisa con la notizia bomba delle dimissioni del papa e delle (ennesime) polemiche di Berlusconi, ma la sostanza è che nel corso della conferenza stampa è stato tutto un rintuzzare agli attacchi e «denunce» piombate su Rai e conduttori. E così, Fabio Fazio dopo aver sottolineato come l'intento sia di allestire una cinque giorni «divertente e allegra», risponde al cavaliere che avrebbe preferito spostare le date della kermesse, temendo una manifestazione schierata «a sinistra» e minacciando uno sciopero del canone. «Berlusconi non ha ancora pagato il canone? - spiega Fazio - strano, lui è così legalitario, rispetta le regole...». «Il punto - prosegue Fazio - è che non c'è nessun uso strumentale della tv pubblica. Ma pubblica vuol dire che è di tutti, e quindi non è che non si possono dire le cose. Perché una cosa è il rispetto della par condicio, che sarà rispettata, ma altro è l'impermeabilità a quel che accade fuori. La tv deve aver stima del proprio pubblico, e giudicarlo per quel che è, cioè persone in grado di comprendere e decodificare le battute e la satira».
Aggiunge Luciana Littizzetto, non prima di aver proposto Fazio come «camerlengo» e aver definito le «esternazioni» berlusconiane «normali, così sappiamo che sta bene»: «La realtà è anche quella della politica, e siccome Sanremo vive nella realtà, noi ci stiamo dentro. In ogni caso, se avessimo voluto parlare di politica ci saremmo candidati. E invece io faccio il saltimbanco e lui il presentatore». E stasera riflettori puntati sulle «esternazioni» (satiriche e non) di Maurizio Crozza e sull'arrivo di Stefano e Federico, la coppia gay torinese protagonista di un video che spopola da settimane su web: «Saranno sul palco - spiega il conduttore genovese - per far riflettere sul tema dei diritti». Glissando, invece, sul pruriginoso interrogativo: si baceranno in diretta? Canzoni, eh sì ci sono anche quelle: il primo a esibirsi sarà Marco Mengoni seguito da: Raphael Gualazzi, Daniele Silvestri, Simona Molinari e Peter Cincotti, Marta Sui Tubi, Maria Nazionale e Chiara. Tutti eseguiranno due brani, uno - come si sa - verrà eliminato, ad annunciarlo - ha spiegato Fazio - «un proclamatore. Un'idea per avere la possibilità di conversare con gli artisti durante la gara». Domani in lizza Almamegretta, Annalisa, Malika Ayane, Max Gazzè, i Modà, Simone Cristicchi e Elio e le Storie tese. E proprio il gruppo milanese è al centro di un caso, visto che uno dei due brani, Dannati Forever, gioca sul tema del peccato per scherzare su politica e religione. «Cambiare il testo perché si dimette il papa? Credo che sia troppo tardi. Ma può darsi: d'altronde è il nostro pane cambiare e improvvisare» - spiega Elio , il capo clan, che aggiunge ridendo: «Ci chiediamo piuttosto se non era il caso di spostare il Festival che adesso si viene a trovare sotto al Conclave. Le elezioni vabbè, ma il conclave...
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