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il manifesto 2013.02.12 - 14 LETTERE
LE LETTERE
ARTICOLO
ARTICOLO
Ci sono cose più rare della morte di un papa e una di queste è l'abdicazione di un papa. Per ritrovare l'ultimo papa a rinunciare volontariamente al trono occorre risalire a Gregorio XII che ha abdicato nel 1415 a seguito delle vicende avignonesi, stiamo parlando quindi di quasi 600 anni fa. Le imbarazzanti reazioni dei politici in piena campagna elettorale tracciano il solco per la consueta inondazione di commenti banali e profusi in salamelecchi, ci aspetteranno poi gli editoriali dei vaticanisti che ci illustreranno la magnificenza di un gesto rivoluzionario. Saranno indubbiamente gli stessi che nel 2005 cercavano di convincere tutti, e in primo luogo loro stessi, che la scelta di Ratzinger era una scelta bellissima e che avrebbe portato fortuna alla Chiesa Cattolica. Il gesto di Ratzinger invece dimostra che aveva ragione chi otto anni fa diceva che non era certo la scelta più adatta che si potesse fare anche se inevitabile visto il conclave creato ad hoc da Karol Wojtyla per scegliere i suoi futuri successori. Ratzinger era, ed è, un teologo inflessibile e poco portato al compromesso politico, cosa di cui un sovrano ha sempre bisogno; non ha saputo camuffare come il suo predecessore le sue idee reazionarie sotto un volto buono e fotogenico. Non ha quindi saputo usare il pugno di ferro in un guanto di velluto come Wojtyla che mentre metteva all'indice la teologia della liberazione sapeva apparire come amico dei poveri e attento alle innovazioni della società. Insomma non basta certo andare su twitter per sembrare moderni e al passo con i tempi mentre si condannano gli atei, i laici, i preservativi e si scatena l'ira del mondo islamico con un discorso politico all'università di Ratisbona. Il futuro per la Chiesa Cattolica non è certo roseo, anche se metterà al posto di Ratzinger qualcuno più affabile e presentabile non riuscirà certo a far dimenticare tutti gli scandali degli ultimi anni, primo fra tutti quello sulla pedofilia di cui solo nel nostro paese, grazie alla complicità dei nostri mass media, non si sente più parlare. Mentre chi legge la rassegna stampa internazionale sa bene che la cosa è ben lontana dall'essere dimenticata; basta pensare che il giudice californiano Elias alla fine del 2012 ha ordinato di rendere pubblici i carteggi tra i vescovi e i sacerdoti del luogo e il Vaticano onde evitare che siano ancora coperti i nomi dei pedofili. Di certo grazie ai mass media e alle forze politiche più papiste del papa in Italia la maggior parte della popolazione continuerà ad avere un idea quanto meno edulcorata della situazione reale, tuttavia la rete globale non perdona e i risultati si vedono. Per avere un idea dell'attuale popolarità del papa anche Antonio Socci ha dovuto implorare la Chiesa che togliesse Benedetto XVI da twitter perché «raccoglie solo insulti». L'oligarchia gerontologica vaticana che controlla immense risorse finanziarie avrebbe tante cose su cui meditare: dall'anacronismo delle sue posizioni al distacco sempre maggiore della popolazione (l'indagine di Michela Marzano del 2012 stima in modo credibile i cattolici praticanti nel belpaese intorno al 10%), ma non scommetteremmo un euro sulla sua propensione a farlo.
Alessandro Chiometti
Il vescovo emerito Bettazzi lo aveva detto. Nel febbraio 2012 avevano fatto rumore le parole del vescovo Bettazzi rilasciate al programma di Radio2 "Un giorno da pecora". Alla domanda sulla possibilità che ci sia stato un complotto ordito contro la Santa Sede, ha risposto che potrebbe essere un modo per preparare le dimissioni del Papa. Ce lo spiega? «Benedetto XVI potrebbe a un certo punto dire di lasciare che un papa più giovane veda come fare. Non ci sarebbe nulla di male. Se ritengono che noi vescovi a 75 anni non siamo più bravi nelle nostre funzioni, sarebbe comprensibile che un Papa con 10 anni di più decidesse di lasciare spazio ai giovani. Nella storia un famoso esempio è quello di Celestino V». Quindi già nel Febbraio del 2012 si vi ventilavano le dimissioni; non credo che filerà tutto liscio e che probabilmente potremmo avere le «idi di marzo». Resta comunque un fatto storico per noi, perché nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. Quindi non c'è dubbio alcuno che le cose andranno così; il futuro prossimo ci dirà se potremmo avere quel che il Papa vuole con questo Suo atto. Ai posteri l'ardua sentenza.
Sergio Barsotti
A proposito della moda che vieppiù si diffonde di usare espressioni e parole inglesi al posto di quelle italiane, leggasi quanto scrive Dante nel suo Convivio, libro I, capitolo XI. «A perpetuale infamia e depressione de li malvagi uomini d'Italia, che commendano lo volgare altrui e lo loro proprio dispregiano, dico che la loro mossa viene da cinque abominevoli cagioni. La prima, è cechitate di discrezione; la seconda, smaliziata escusazione; la terza, cupidità di vanagloria; la quarta, argomento di invidia; la quinta e ultima, viltà d'animo, cioè pusillanimità. E ciascuna di queste retadi (cattiverie) ha sì gran setta, che pochi sono quelli che ne siano da esse liberi».
Gigi Fioravanti
Il conflitto di interessi è tema centrale nel dibattito elettorale. Non passa giorno che da tutti gli schieramenti (o quasi) non venga l'impegno di occuparsene al «primo consiglio dei ministri» o giù di lì. È normale che al centro di tale dibattito ci sia il conflitto di interessi "principe" da vent'anni a questa parte, ovverossia quello di Berlusconi. Ciò che è strano è che nessun media (compreso il nostro giornale) sembra volersi occupare dei conflitti di interesse che possono interessare Grillo, il quale appare dover essere immune da ogni tipo di controllo. Eppure, a ben vedere, l'unica proposta che il M5S ha fatto in materia fiscale è l'abolizione dell'Irap. E, guarda caso, il comico genovese ha un contenzioso con il fisco proprio per oltre €500 mila euro di Irap non versata, contenzioso peraltro a lui sfavorevole in primo grado. Tutto normale? No. La "macchina da guerra" di Grllo è una struttura ben congeniata, volta alla produzione di denaro, molto denaro, per lui e il suo sodale Casaleggio.Ne vogliamo cominciare a parlare? Oppure chi "fa le pulci" a tutti non deve a sua volta essere oggetto di "analisi" dettagliata e minuziosa? Enzo Lanciano
Grazie a Marco De Luca per la lettera apparsa sul manifesto dell'8
febbraio. Concordo pienamente con le sue considerazioni contro l'astensionismo. Al riparo delle autocertificazioni di coerenza intellettuale e politica, nel richiamo ad una sorta di necessità etica, chi annuncia l'astensione come una medaglia al valore dà prova di una fuga dalle proprie responsabilità che nessuna insufficienza dei soggetti della sinistra e del centrosinistra può giustificare. Nello stesso tempo tali annunci, con l'enfasi che è loro propria, esibiscono l'auspicio che altri adottino lo stesso dispositivo depressivo ed evitante. Su di me fanno
l'effetto contrario e spero che analoga reazione provochino in altri.
Andrea Millotti
Vi scrivo sotto l'effetto di un attacco di paura, seguente la lettura di alcuni articoli sulla campagna elettorale. Al dunque: vi chiedo di diffondere, conversare, impegnarvi come e quando potete allo scopo di spingere le persone che conoscete a votare e votare per qualunque cosa "sappia" di sinistra, seppure vagamente. Facciamo quello che possiamo perchè non votino Berlusconi o Grillo o Monti. Ve lo chiedo nel modo meno "cattolico" possibile, non credendo cioè in nulla e nessuno di ciò che si agita "a sinistra": credo che Ingroia non capisca nulla, Ferrero e Diliberto stiano su un altro pianeta, Vendola sia un illuso, e Bersani sia colluso, anche se, a fatica, concedo a tutti costoro la possibilità della buona fede. Ma, dopo che per un po' di volte molto tempo fa votai per, un altro po' di volte votai contro, adesso è il tempo per me del meno peggio, il peggio essendo a mio parere più pericoloso che mai. Quello che viene avanti e rischia di prevalere è lo schifo di questi anni moltiplicato per non so quanto: ci troviamo già i fascisti per strada e i banditi a dettare legge, ma può essere peggio di così. Avrei voglia di disseminare queste righe di punti esclamativi, ma so, lo so, che per la maggior parte di voi queste sono ovvietà, blande ovvietà, perfino neutre, così come lo scoramento, la disillusione sono stati d'animo diffusi, legittimi, giustificati. Ma, anche se abbiamo perso, anche se nessuno da tempo ci rappresenta, possiamo ancora, almeno, fare di noi sabbia per riempire sacchetti e comporre trincee. Gigi D'Anna
Signor Direttore, in riferimento all'articolo dal titolo "Mimmo e gli altri alla carica" a firma di Silvio Messinetti, pubblicato da Il Manifesto del 10 febbraio 2013 a pagina 3, faccio notare di non essere candidato nè alla Camera dei Deputati nè al Senato della Repubblica. Per verificarlo all'articolista sarebbe bastato - non dico spulciare - ma semplicemente leggere le liste.
Giacomo Mancini
Alessandro Chiometti
Il vescovo emerito Bettazzi lo aveva detto. Nel febbraio 2012 avevano fatto rumore le parole del vescovo Bettazzi rilasciate al programma di Radio2 "Un giorno da pecora". Alla domanda sulla possibilità che ci sia stato un complotto ordito contro la Santa Sede, ha risposto che potrebbe essere un modo per preparare le dimissioni del Papa. Ce lo spiega? «Benedetto XVI potrebbe a un certo punto dire di lasciare che un papa più giovane veda come fare. Non ci sarebbe nulla di male. Se ritengono che noi vescovi a 75 anni non siamo più bravi nelle nostre funzioni, sarebbe comprensibile che un Papa con 10 anni di più decidesse di lasciare spazio ai giovani. Nella storia un famoso esempio è quello di Celestino V». Quindi già nel Febbraio del 2012 si vi ventilavano le dimissioni; non credo che filerà tutto liscio e che probabilmente potremmo avere le «idi di marzo». Resta comunque un fatto storico per noi, perché nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. Quindi non c'è dubbio alcuno che le cose andranno così; il futuro prossimo ci dirà se potremmo avere quel che il Papa vuole con questo Suo atto. Ai posteri l'ardua sentenza.
Sergio Barsotti
A proposito della moda che vieppiù si diffonde di usare espressioni e parole inglesi al posto di quelle italiane, leggasi quanto scrive Dante nel suo Convivio, libro I, capitolo XI. «A perpetuale infamia e depressione de li malvagi uomini d'Italia, che commendano lo volgare altrui e lo loro proprio dispregiano, dico che la loro mossa viene da cinque abominevoli cagioni. La prima, è cechitate di discrezione; la seconda, smaliziata escusazione; la terza, cupidità di vanagloria; la quarta, argomento di invidia; la quinta e ultima, viltà d'animo, cioè pusillanimità. E ciascuna di queste retadi (cattiverie) ha sì gran setta, che pochi sono quelli che ne siano da esse liberi».
Gigi Fioravanti
Il conflitto di interessi è tema centrale nel dibattito elettorale. Non passa giorno che da tutti gli schieramenti (o quasi) non venga l'impegno di occuparsene al «primo consiglio dei ministri» o giù di lì. È normale che al centro di tale dibattito ci sia il conflitto di interessi "principe" da vent'anni a questa parte, ovverossia quello di Berlusconi. Ciò che è strano è che nessun media (compreso il nostro giornale) sembra volersi occupare dei conflitti di interesse che possono interessare Grillo, il quale appare dover essere immune da ogni tipo di controllo. Eppure, a ben vedere, l'unica proposta che il M5S ha fatto in materia fiscale è l'abolizione dell'Irap. E, guarda caso, il comico genovese ha un contenzioso con il fisco proprio per oltre €500 mila euro di Irap non versata, contenzioso peraltro a lui sfavorevole in primo grado. Tutto normale? No. La "macchina da guerra" di Grllo è una struttura ben congeniata, volta alla produzione di denaro, molto denaro, per lui e il suo sodale Casaleggio.Ne vogliamo cominciare a parlare? Oppure chi "fa le pulci" a tutti non deve a sua volta essere oggetto di "analisi" dettagliata e minuziosa? Enzo Lanciano
Grazie a Marco De Luca per la lettera apparsa sul manifesto dell'8
febbraio. Concordo pienamente con le sue considerazioni contro l'astensionismo. Al riparo delle autocertificazioni di coerenza intellettuale e politica, nel richiamo ad una sorta di necessità etica, chi annuncia l'astensione come una medaglia al valore dà prova di una fuga dalle proprie responsabilità che nessuna insufficienza dei soggetti della sinistra e del centrosinistra può giustificare. Nello stesso tempo tali annunci, con l'enfasi che è loro propria, esibiscono l'auspicio che altri adottino lo stesso dispositivo depressivo ed evitante. Su di me fanno
l'effetto contrario e spero che analoga reazione provochino in altri.
Andrea Millotti
Vi scrivo sotto l'effetto di un attacco di paura, seguente la lettura di alcuni articoli sulla campagna elettorale. Al dunque: vi chiedo di diffondere, conversare, impegnarvi come e quando potete allo scopo di spingere le persone che conoscete a votare e votare per qualunque cosa "sappia" di sinistra, seppure vagamente. Facciamo quello che possiamo perchè non votino Berlusconi o Grillo o Monti. Ve lo chiedo nel modo meno "cattolico" possibile, non credendo cioè in nulla e nessuno di ciò che si agita "a sinistra": credo che Ingroia non capisca nulla, Ferrero e Diliberto stiano su un altro pianeta, Vendola sia un illuso, e Bersani sia colluso, anche se, a fatica, concedo a tutti costoro la possibilità della buona fede. Ma, dopo che per un po' di volte molto tempo fa votai per, un altro po' di volte votai contro, adesso è il tempo per me del meno peggio, il peggio essendo a mio parere più pericoloso che mai. Quello che viene avanti e rischia di prevalere è lo schifo di questi anni moltiplicato per non so quanto: ci troviamo già i fascisti per strada e i banditi a dettare legge, ma può essere peggio di così. Avrei voglia di disseminare queste righe di punti esclamativi, ma so, lo so, che per la maggior parte di voi queste sono ovvietà, blande ovvietà, perfino neutre, così come lo scoramento, la disillusione sono stati d'animo diffusi, legittimi, giustificati. Ma, anche se abbiamo perso, anche se nessuno da tempo ci rappresenta, possiamo ancora, almeno, fare di noi sabbia per riempire sacchetti e comporre trincee. Gigi D'Anna
Signor Direttore, in riferimento all'articolo dal titolo "Mimmo e gli altri alla carica" a firma di Silvio Messinetti, pubblicato da Il Manifesto del 10 febbraio 2013 a pagina 3, faccio notare di non essere candidato nè alla Camera dei Deputati nè al Senato della Repubblica. Per verificarlo all'articolista sarebbe bastato - non dico spulciare - ma semplicemente leggere le liste.
Giacomo Mancini
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
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