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il manifesto 2013.02.12 - 15 LETTERE
 
PROGRAMMI
LA SCUOLA IN CAMPAGNA ELETTORALE
ARTICOLO - Giuseppe Caliceti

ARTICOLO - Giuseppe Caliceti
Giuseppe Caliceti
Tempo di elezioni, tempo di promesse. Anche a scuola. Anche sulla scuola. Come si parla di scuola in tempo di elezioni? Poco e male. Per lo più per frasi fatte. Ma addentrandosi nei programmi elettorali dei singoli schieramenti, ecco alcune forti differenze. «Occorre trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca», dice Oscar Giannino. «Costruire il futuro partendo da scuola e università», dicono i Fratelli d'Italia. «Abolizione del valore legale del titolo di studio», ripete stancamente la Lega. «Bisogna prendere sul serio l'istruzione», afferma improvvisamente Scelta civica per Monti. «Prestito d'onore, credito allo studio, autonomia delle scuole nella scelta degli insegnanti», dichiara il Pdl. E Grillo? «Abolizione della legge Gelmini», non si capisce bene a favore di che cosa. Il centrodestra italiano appare sempre più orientato a uno smantellamento della scuola pubblica a tutto favore delle scuole private. Il modo in cui parla della scuola è singolare: non è un'istituzione, ma un'azienda, per di più che non produce reddito immediato, perciò si configura come un capitolo di spesa che occorre soprattutto contenere.
Nel centrosinistra si oscilla invece, più o meno pericolosamente, tra i richiami delle sirene dell'autonomia scolastica e del libero mercato a quelle dell'idea di scuola ed educazione di cui parla ancora la nostra Costituzione. A volte facendo sfoggio di paroloni. «Affermiamo il valore universale della scuola pubblica. Vogliamo garantire a tutti l'accesso ai saperi, portare l'obbligo scolastico a 18 anni e si devono ritirate le riforme Gelmini e il blocco degli organici», dice la Rivoluzione civile di Ingroia. Il Pd fa un'analisi più dettagliata di tutti i punti di debolezza dell'attuale sistema, proponendone per ciascuno la soluzione. Programma lunghissimo e minuzioso per Sel, racchiuso nei "Quaderni della scuola". Tra le proposte: equiparare il Pil nazionale a quello della media europea; e poi: tempo pieno, lotta alla dispersione scolastica (arrivata a oltre il 20%), obbligo fino a 18 anni. Sel riparte da dove si è fermato l'ex ministro Tullio De Mauro e riprendere in esame il "Quaderno bianco sulla scuola" del 2006, l'unico studio serio sulla nostra Istruzione; a ogni modo, le proposte sulla scuola combaciano in larghissima parte col programma del Pd.
Insomma, da ogni parte si parla di una scuola che vorrebbe essere maggiormente di qualità - anche se intanto, dal 2008, la primaria italiana è precipitata del 1° al 13° posto in Italia secondo i dati Ocse. Si parla di una scuola che abbia come obiettivo quello di accompagnare i futuri cittadini nel percorso di crescita, ponendo gli alunni al centro della sua "mission", nel pieno rispetto dell'art. 34 della Costituzione. Peccato che nei dibattiti tv e sui quotidiani, dopo lo slogan pollitically correct sulla scuola, nessuno parli. Come se non fosse questo il punto centrale per affrontare seriamente il no-future in cui sono perdutamente immerse le nuove generazioni. Dalle vaghe dichiarazioni d'intenti si passerà, dopo le elezioni, ai fatti: e negli ultimi 25 anni sono arrivate solo cocenti delusioni. Possibile che nessun partito o movimento politico dichiari semplicemente la volontà di invertire il trend e investire più fondi sulla scuola e, magari, accompagni all'affermazione un numero indicativo?
 
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