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il manifesto 2013.02.13 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
DIMISSIONI Ratzinger interverrà oggi nella cerimonia delle ceneri. E il conclave si allontana
Col papa vivente il papabile si nasconde
ARTICOLO
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Abolite le norme «facili» di Wojtyla. Stavolta al nuovo eletto serviranno 78 voti, due terzi del collegio cardinalizio
Luca Kocci
È un papa dimissionario e a tempo determinato, ma tutt'ora in carica. E siccome il calendario delle attività già programmate fino al 28 febbraio - ultimo giorno in cui Ratzinger occuperà il soglio pontificio - non subirà variazioni sostanziali, oggi Benedetto XVI interverrà in pubblico per la prima volta dopo l'annuncio shock di lunedì. In mattinata nella consueta udienza generale in Vaticano; di pomeriggio nella basilica di san Pietro, dove celebrerà la messa di inizio Quaresima e il rito delle ceneri. In origine si sarebbe dovuta svolgere a Santa Sabina all'Aventino, ma in previsione di un massiccio afflusso di fedeli attirati dal papa dimissionario, è stato spostato tutto in Vaticano.
Sicuramente Ratzinger tornerà sull'argomento delle dimissioni, come ha preannunciato il direttore della Sala stampa vaticana, padre Lombardi, invitando «a prestare attenzione a cosa dirà il papa nel prossimi giorni», a partire già da oggi. Lombardi ha ribadito che «il papa sta bene», non soffre di «nessuna malattia specifica» - l'intervento al cuore di qualche mese fa reso noto da indiscrezioni di stampa era limitato alla sostituzione delle batterie del pacemaker - e che quindi «non ha rinunciato perché malato, ma solo per la fragilità dovuta all'invecchiamento» e per «l'impossibilità di governare al meglio la Chiesa». Confermando quindi quella «incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato» confessata dallo stesso Ratzinger al concistoro.
Intanto il pre-conclave (quello vero comincerà nella prima metà di marzo, non oltre il 20) è già iniziato. Più improvviso rispetto al passato - soprattutto se si pensa alla lunga malattia che precedette la morte di Wojtyla - ma anche più lungo, per queste due inedite settimane in cui a governare la Chiesa ci sarà un pontefice dimissionario. I cardinali elettori (under 80) saranno 117, ma bisogna tener conto anche degli over 80 che non possono votare ma che esercitano sicura influenza e capacità di manovra: si pensi solo all'82enne Camillo Ruini.
Più che la ripartizione in aree geografiche (gli italiani i più numerosi, 28, seguiti dagli Usa con 12; fra i continenti, l'Europa è prima con 61, seguita da America latina, 19, poi America del nord e Africa, con 11), fra loro è possibile individuare due «schieramenti», ancora alla ricerca del proprio candidato: un'area conservatrice, piuttosto forte, che vede come principali nemici secolarizzazione e «relativismo» e teme aperture sia di tipo ecclesiale che sociale; e un'area che sarebbe eccessivo chiamare progressista - i progressisti, in un conclave interamente nominato da Wojtyla e Ratzinger, sono pressoché inesistenti - ma che comunque non bandirebbe crociate contro timide aperture al mondo o moderate riforme nell'istituzione ecclesiastica. In mezzo, un nutrito gruppo, il più numeroso, di «non allineati»: saranno loro decisivi per l'elezione del nuovo papa, che potrebbe arrivare proprio dalle loro fila. E infatti fra i nomi più accreditati ci sono due «centristi»: il ciellino Angelo Scola, arcivescovo di Milano, e l'austriaco Cristoph Schönborn, entrambi «allievi» di Ratzinger, che seguirà il Conclave da lontano ma da vivo e, nonostante le rassicurazioni di padre Lombardi, non potrà non avere una qualche influenza.
In ogni caso le manovre sono appena cominciate e manca un vero e proprio candidato forte, come invece fu Ratzinger per il precedente conclave che lo elesse a tempo di record. Tanto più che per eleggere il nuovo papa servità una maggioranza «bulgara»: i due terzi dei voti, ovvero 78. Una modifica voluta dalla stesso Ratzinger, che annullò le norme promulgate da Wojtyla nel 1996, quando dopo 34 scrutini sarebbe stata sufficiente la maggioranza assoluta.
Se il totopapa rimane fantasioso, ad essere reali e concreti sono invece i temi caldi, sollevati con insistenza soprattutto negli ultimi anni dai movimenti di base e riformatori che si stanno diffondendo a macchia d'olio in tutta Europa (e assai poco in Italia) e che il nuovo pontefice si troverà davanti: la collegialità, il ruolo delle donne, il celibato ecclesiastico, la questione dei divorziati risposati, l'omosessualità. l'agenda di noi siamo chiesa per il nuovo VESCOVO DI ROMA
L'«agenda» per il nuovo papa la sintetizza Vittorio Bellavite, portavoce della sezione italiana del movimento internazionale Noi Siamo Chiesa: «Chiudere le questioni spinose dello Ior e delle lotte di potere nella Curia romana. Affrontare decisamente la questione della pedofilia ed evitare ogni ulteriore apertura ai tradizionalisti di mons. Lefebvre. Aprire almeno il diaconato alle donne e il sacerdozio agli uomini sposati (viri probati). Riprendere l'aggiornamento radicale voluto dal Concilio Vaticano II, mettendo da parte ogni ratzingeriana «ermeneutica della continuità» con il solo scopo di soffocarlo. Si tratta di proposte tutt'altro che eversive. Il nuovo papa dovrebbe fare i conti con la realtà e aprire un dialogo vero anche su queste questioni». (l.k.)
È un papa dimissionario e a tempo determinato, ma tutt'ora in carica. E siccome il calendario delle attività già programmate fino al 28 febbraio - ultimo giorno in cui Ratzinger occuperà il soglio pontificio - non subirà variazioni sostanziali, oggi Benedetto XVI interverrà in pubblico per la prima volta dopo l'annuncio shock di lunedì. In mattinata nella consueta udienza generale in Vaticano; di pomeriggio nella basilica di san Pietro, dove celebrerà la messa di inizio Quaresima e il rito delle ceneri. In origine si sarebbe dovuta svolgere a Santa Sabina all'Aventino, ma in previsione di un massiccio afflusso di fedeli attirati dal papa dimissionario, è stato spostato tutto in Vaticano.
Sicuramente Ratzinger tornerà sull'argomento delle dimissioni, come ha preannunciato il direttore della Sala stampa vaticana, padre Lombardi, invitando «a prestare attenzione a cosa dirà il papa nel prossimi giorni», a partire già da oggi. Lombardi ha ribadito che «il papa sta bene», non soffre di «nessuna malattia specifica» - l'intervento al cuore di qualche mese fa reso noto da indiscrezioni di stampa era limitato alla sostituzione delle batterie del pacemaker - e che quindi «non ha rinunciato perché malato, ma solo per la fragilità dovuta all'invecchiamento» e per «l'impossibilità di governare al meglio la Chiesa». Confermando quindi quella «incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato» confessata dallo stesso Ratzinger al concistoro.
Intanto il pre-conclave (quello vero comincerà nella prima metà di marzo, non oltre il 20) è già iniziato. Più improvviso rispetto al passato - soprattutto se si pensa alla lunga malattia che precedette la morte di Wojtyla - ma anche più lungo, per queste due inedite settimane in cui a governare la Chiesa ci sarà un pontefice dimissionario. I cardinali elettori (under 80) saranno 117, ma bisogna tener conto anche degli over 80 che non possono votare ma che esercitano sicura influenza e capacità di manovra: si pensi solo all'82enne Camillo Ruini.
Più che la ripartizione in aree geografiche (gli italiani i più numerosi, 28, seguiti dagli Usa con 12; fra i continenti, l'Europa è prima con 61, seguita da America latina, 19, poi America del nord e Africa, con 11), fra loro è possibile individuare due «schieramenti», ancora alla ricerca del proprio candidato: un'area conservatrice, piuttosto forte, che vede come principali nemici secolarizzazione e «relativismo» e teme aperture sia di tipo ecclesiale che sociale; e un'area che sarebbe eccessivo chiamare progressista - i progressisti, in un conclave interamente nominato da Wojtyla e Ratzinger, sono pressoché inesistenti - ma che comunque non bandirebbe crociate contro timide aperture al mondo o moderate riforme nell'istituzione ecclesiastica. In mezzo, un nutrito gruppo, il più numeroso, di «non allineati»: saranno loro decisivi per l'elezione del nuovo papa, che potrebbe arrivare proprio dalle loro fila. E infatti fra i nomi più accreditati ci sono due «centristi»: il ciellino Angelo Scola, arcivescovo di Milano, e l'austriaco Cristoph Schönborn, entrambi «allievi» di Ratzinger, che seguirà il Conclave da lontano ma da vivo e, nonostante le rassicurazioni di padre Lombardi, non potrà non avere una qualche influenza.
In ogni caso le manovre sono appena cominciate e manca un vero e proprio candidato forte, come invece fu Ratzinger per il precedente conclave che lo elesse a tempo di record. Tanto più che per eleggere il nuovo papa servità una maggioranza «bulgara»: i due terzi dei voti, ovvero 78. Una modifica voluta dalla stesso Ratzinger, che annullò le norme promulgate da Wojtyla nel 1996, quando dopo 34 scrutini sarebbe stata sufficiente la maggioranza assoluta.
Se il totopapa rimane fantasioso, ad essere reali e concreti sono invece i temi caldi, sollevati con insistenza soprattutto negli ultimi anni dai movimenti di base e riformatori che si stanno diffondendo a macchia d'olio in tutta Europa (e assai poco in Italia) e che il nuovo pontefice si troverà davanti: la collegialità, il ruolo delle donne, il celibato ecclesiastico, la questione dei divorziati risposati, l'omosessualità. l'agenda di noi siamo chiesa per il nuovo VESCOVO DI ROMA
L'«agenda» per il nuovo papa la sintetizza Vittorio Bellavite, portavoce della sezione italiana del movimento internazionale Noi Siamo Chiesa: «Chiudere le questioni spinose dello Ior e delle lotte di potere nella Curia romana. Affrontare decisamente la questione della pedofilia ed evitare ogni ulteriore apertura ai tradizionalisti di mons. Lefebvre. Aprire almeno il diaconato alle donne e il sacerdozio agli uomini sposati (viri probati). Riprendere l'aggiornamento radicale voluto dal Concilio Vaticano II, mettendo da parte ogni ratzingeriana «ermeneutica della continuità» con il solo scopo di soffocarlo. Si tratta di proposte tutt'altro che eversive. Il nuovo papa dovrebbe fare i conti con la realtà e aprire un dialogo vero anche su queste questioni». (l.k.)
Foto: BENEDETTO XVI /FOTO TONY GENTILE-REUTERS
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