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il manifesto 2013.02.13 - 06 INTERNAZIONALE
COREA DEL NORD L'ennesimo test provoca un sisma e l'irritazione del mondo. Cina compresa
Doppio terremoto nucleare
ARTICOLO
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Reazione scontata di Usa, Corea del sud e Giappone. La vera doccia fredda arriva da Pechino
Emanuele Giordana
Ha scatenato due terremoti il terzo test nucleare nordcoreano, annunciato ieri in pompa magna alla tv di stato da Pyongyang. Il primo, di carattere geologico, l'ha provocato alle 4 ora italiana (mezzogiorno in Nord Corea), quando i sismologi hanno registrato un sisma di 4,9 gradi Richter e hanno subito capito la natura della scossa. Il secondo l'hanno invece provocato in mezzo mondo, facendo convocare d'urgenza una riunione del Consiglio di sicurezza che, solo dieci giorni fa, li aveva sanzionati nuovamente (all'unanimità) per la loro ultima attività militare: il lancio a dicembre di un «satellite» subito svelato come un missile a lungo raggio. Ma questa volta l'hanno fatta più grossa. E il consiglio di sicurezza dell'Onu, presieduto dalla Corea del Sud, ha immediatamente e ovviamente condannato il test nucleare e promesso «misure appropriate». Questa volta le misure potrebbero essere assai più implacabili che in passato, anche perché ormai tutta la rosa di sanzioni possibili è stata messa in atto. La provocazione per altro è stata sin troppo evidente.
L'ultimo test nucleare era del 2009 (in precedenza nel 2006) e la somma di questo, la cui qualità tecnologica sembra elevata, con il test missilistico a lungo raggio di due mesi fa (più un altro in aprile), comincia e diventare una questione più che seria. Così seria che anche i cinesi, che già col test missilistico si erano irritati, hanno fatto la voce ancora più grossa appena i nordcoreani hanno annunciato il successo del test nucleare. In linea - una scelta politica meditata - con la reazione di tantissimi paesi, Stati uniti, Corea del Sud, Giappone e Palazzo di vetro in testa: tutti contro Pyongyang, dalla Nato - il che si capisce - alla Russia, uno degli ex alleati forti e ormai sempre più tiepidi di Pyongyang.
Stando ai coreani il test non solo avrebbe avuto successo ma dimostrerebbe una capacità di gestione dell'arma nucleare senza precedenti: avrebbero usato materiale nucleare in un dispositivo «miniaturizzato» in grado di sprigionare - hanno detto ufficialmente - un'energia esplosiva «ben maggiore» dei test precedenti. I tecnici stranieri si interrogano: davvero un'arma così potente? E con plutonio o uranio? Per definirlo con esattezza ci vorranno giorni, forse settimane, ma intanto chi si occupa di monitorare i test nucleari - come gli esperti del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty (Ctbt) - spiegano che in effetti la potenza sprigionata potrebbe essere stata doppia rispetto a quella liberata nel 2009. L'Ufficio del direttore americano dell'Intelligence nazionale ha fornito una valutazione di «diversi chilotoni». Si pensa circa sei (il chilotone o kt è l'unità di misura della potenza degli esplosivi e indica l'energia liberata che è pari a mille tonnate di tritolo per kt).
Il Consiglio di sicurezza riunito a porte chiuse con una rapidità classica delle vere urgenze, è stato convocato subito dopo la conferma ufficiale del test e a poche ore dal discorso di Obama sullo Stato dell'Unione, un appuntamento fondamentale della politica americana e forse scelto non a caso da Pyongyang se, come dicono i nordcoreani, il test è una risposta all'ostilità dimostrata dagli Stati uniti verso la glaciale monarchia rossa dell'Asia orientale. Obama è stato lapidario: «Il pericolo rappresentato dalle minacce coreane richiede un'ulteriore azione rapida e credibile da parte della comunità internazionale».
Ma se è scontata la reazione americana, sudcoreana o giapponese, il vero terremoto politico è quello coi cinesi: «Abbiamo chiesto con forza alla Dprk (Repubblica democratica di Corea) di onorare il suo impegno per la denuclearizzazione e di non intraprendere azioni che possano peggiorare la situazione», ha tuonato il ministero degli Esteri, facendo riferimento a una parola - «denuclearizzazione» - che i nordcoreani, dopo l'ultima tornata di sanzioni, hanno detto di voler cancellare dal vocabolario negoziale, sempre che si possa ancora ritenere vivo quel «tavolo negoziale a sei» nato nell'era di Kim Jong-il, il padre del forse più temerario e attuale leader Kim Jong-un. Comunque è una doccia fredda anche se forse prevista, da quando la nuova dirigenza cinese ha deciso di conservare buoni rapporti con Washington e di non farseli guastare dalle incontrollabili azioni di Pyongyang.
Ha scatenato due terremoti il terzo test nucleare nordcoreano, annunciato ieri in pompa magna alla tv di stato da Pyongyang. Il primo, di carattere geologico, l'ha provocato alle 4 ora italiana (mezzogiorno in Nord Corea), quando i sismologi hanno registrato un sisma di 4,9 gradi Richter e hanno subito capito la natura della scossa. Il secondo l'hanno invece provocato in mezzo mondo, facendo convocare d'urgenza una riunione del Consiglio di sicurezza che, solo dieci giorni fa, li aveva sanzionati nuovamente (all'unanimità) per la loro ultima attività militare: il lancio a dicembre di un «satellite» subito svelato come un missile a lungo raggio. Ma questa volta l'hanno fatta più grossa. E il consiglio di sicurezza dell'Onu, presieduto dalla Corea del Sud, ha immediatamente e ovviamente condannato il test nucleare e promesso «misure appropriate». Questa volta le misure potrebbero essere assai più implacabili che in passato, anche perché ormai tutta la rosa di sanzioni possibili è stata messa in atto. La provocazione per altro è stata sin troppo evidente.
L'ultimo test nucleare era del 2009 (in precedenza nel 2006) e la somma di questo, la cui qualità tecnologica sembra elevata, con il test missilistico a lungo raggio di due mesi fa (più un altro in aprile), comincia e diventare una questione più che seria. Così seria che anche i cinesi, che già col test missilistico si erano irritati, hanno fatto la voce ancora più grossa appena i nordcoreani hanno annunciato il successo del test nucleare. In linea - una scelta politica meditata - con la reazione di tantissimi paesi, Stati uniti, Corea del Sud, Giappone e Palazzo di vetro in testa: tutti contro Pyongyang, dalla Nato - il che si capisce - alla Russia, uno degli ex alleati forti e ormai sempre più tiepidi di Pyongyang.
Stando ai coreani il test non solo avrebbe avuto successo ma dimostrerebbe una capacità di gestione dell'arma nucleare senza precedenti: avrebbero usato materiale nucleare in un dispositivo «miniaturizzato» in grado di sprigionare - hanno detto ufficialmente - un'energia esplosiva «ben maggiore» dei test precedenti. I tecnici stranieri si interrogano: davvero un'arma così potente? E con plutonio o uranio? Per definirlo con esattezza ci vorranno giorni, forse settimane, ma intanto chi si occupa di monitorare i test nucleari - come gli esperti del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty (Ctbt) - spiegano che in effetti la potenza sprigionata potrebbe essere stata doppia rispetto a quella liberata nel 2009. L'Ufficio del direttore americano dell'Intelligence nazionale ha fornito una valutazione di «diversi chilotoni». Si pensa circa sei (il chilotone o kt è l'unità di misura della potenza degli esplosivi e indica l'energia liberata che è pari a mille tonnate di tritolo per kt).
Il Consiglio di sicurezza riunito a porte chiuse con una rapidità classica delle vere urgenze, è stato convocato subito dopo la conferma ufficiale del test e a poche ore dal discorso di Obama sullo Stato dell'Unione, un appuntamento fondamentale della politica americana e forse scelto non a caso da Pyongyang se, come dicono i nordcoreani, il test è una risposta all'ostilità dimostrata dagli Stati uniti verso la glaciale monarchia rossa dell'Asia orientale. Obama è stato lapidario: «Il pericolo rappresentato dalle minacce coreane richiede un'ulteriore azione rapida e credibile da parte della comunità internazionale».
Ma se è scontata la reazione americana, sudcoreana o giapponese, il vero terremoto politico è quello coi cinesi: «Abbiamo chiesto con forza alla Dprk (Repubblica democratica di Corea) di onorare il suo impegno per la denuclearizzazione e di non intraprendere azioni che possano peggiorare la situazione», ha tuonato il ministero degli Esteri, facendo riferimento a una parola - «denuclearizzazione» - che i nordcoreani, dopo l'ultima tornata di sanzioni, hanno detto di voler cancellare dal vocabolario negoziale, sempre che si possa ancora ritenere vivo quel «tavolo negoziale a sei» nato nell'era di Kim Jong-il, il padre del forse più temerario e attuale leader Kim Jong-un. Comunque è una doccia fredda anche se forse prevista, da quando la nuova dirigenza cinese ha deciso di conservare buoni rapporti con Washington e di non farseli guastare dalle incontrollabili azioni di Pyongyang.
Foto: SEUL (COREA DEL SUD) PROTESTE CONTRO GLI ESPERIMENTI NUCLEARI IN COREA DEL NORD /REUTERS
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