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il manifesto 2013.02.13 - 13 VISIONI
 
CONTEMPORANEA
Il classico di Filidei in morte di Serantini
ARTICOLO - Mario Gamba ROMA

ARTICOLO - Mario Gamba ROMA
Vicenda esemplare dei settanta, diventa un dramma pieno di suoni naturali reali e riprodotti
ROMA
Qualche suono cupo, un rimbombo appena udibile, accompagna il prologo del concerto. Uno scrittore, Corrado Stajano, racconta in tono conversativo la vicenda che è stata l'argomento del suo libro più famoso, Il sovversivo, e che costituisce lo spunto per il dramma in musica che sta per iniziare. La vicenda è una di quelle esemplari degli anni '70 e di tutti gli anni, fino a ieri, in cui la violenza omicida dello Stato si mette al lavoro. Il ragazzo di vent'anni Franco Serantini, un «figlio di nessuno» portato da piccolo in città, a Pisa, cresciuto nei collegi di suore, uscito alla scoperta della cultura, della politica, della vita prima con Lotta Continua poi con gli anarchici, partecipa alla manifestazione antifascista del 5 maggio 1972. Rimane isolato, lo picchiano selvaggiamente in dieci poliziotti, lo portano in carcere, non si regge in piedi, passa una notte in preda a dolori lancinanti, muore il giorno dopo senza soccorsi. Al suo funerale c'è tutto il movimento. Lacrime e rabbia.
Se si va in cerca di nuovi classici della musica l'occasione di un ritrovamento c'è. Nella Sala Studio dell'Auditorium va in scena - e la scenicità ha a che fare con questa performance - il lavoro forse più celebre di Francesco Filidei. Il titolo è N.N., il sottotitolo In morte di Franco Serantini, anarchico. Filidei è un quarantenne pisano da molto tempo in soggiorno all'estero, soprattutto a Parigi, dove può lavorare alle sue composizioni con quel tanto di agio che in Italia non avrà mai. Vero piacere, quindi, la serata organizzata per lui da Musica per Roma. Sala gremita, non un posto vuoto.
Sei vocalisti e sei percussionisti: ecco l'organico. Le scene o parti - ma non c'è coreografia, se non nella gestualità degli interpreti e in certi minimi movimenti e mascheramenti - sono sette e seguono all'incirca la vicenda di Serantini nel suo ultimo giorno di vita. Filidei è un compositore specialissimo, certo tra i più originali e spregiudicati nel panorama italiano. Ama utilizzare lacerti di rumorismo, suoni naturali reali o riprodotti, strumentari anomali, andamenti del tutto estranei ai canoni compositivi o classici o contemporanei. Così la sua opera in musica, ma non chiamiamola melodramma, inizia con i suoni della manifestazione. Si ascoltano voci in borbottio e in glissando, sirene, battiti di mani, crescendo di tamburi.
La seconda scena, che evoca la vana speranza che ha Serantini di dormire un po' durante la notte in carcere, è una delle più belle. Delicata negli sfregamenti delle marimbe con gli archetti, nei vocalizzi brevi e troncati alternati alle fasce di suoni vocali tenuti, incantati. Si avverte la gran dottrina (la meno dottrinaria che ci sia) di Sciarrino, ma non c'è niente di male a riprendere aspetti della vocalità sciarriniana: è semplicemente il punto da cui partire se si compone per le voci, oggi, è l'invenzione di un modo della vocalità che non si può ignorare per il suo fascino, per la sua singolarità funzionale. Il lavoro procede tra episodi ritmici scanditi e magnifichi momenti di tempo sospeso ricco di punteggiature e richiami. Il Ready Made Ensemble (vocalisti) e il Pmce Ensemble (percussionisti), diretti da Tonino Battista, al loro meglio. Senza dubbio una interpretazione da segnare negli annali.
 
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