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il manifesto 2013.02.13 - 13 VISIONI
 
TEATRO
Valerio Aprea: «In scena come atto politico»
ARTICOLO

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ROMA
Uno scontro in una strana secondaria di una isolata periferia romana, vicina al raccordo anulare, senza nessuno intorno. Per terra feriti i due «centauri» con i loro scooteroni, di cui restano solo i rottami. Fumanti. È l'apertura shock di Qui e ora, testo e regia di Mattia Torre con Valerio Mastandrea e Valerio Aprea che dopo un mese di tour «debuttano» all'Ambra Jovinelli di Roma dove saranno dal 14 febbraio al 3 marzo. Uno spettacolo: «che racconta un paese senza concordia - come spiega il regista che ha già all'attivo numerosi testi teatrali e in tv ha scritto e diretto la serie cult Boris - in cui non c'è un vero senso della cittadinanza». Un testo che mette in luce «una mancata coesione sociale e culturale nella quale confliggono i due personaggi». Un lavoro complicato nella stesura delle parti: «per evitare una divisione manichea: destra, sinistra, buono cattivo».
Qui e ora - che si riserva nonostante il tema trattato numerosi sipari comici - si fa testimonianza di tempi di crisi e insicurezza, dove anche il papa dà le dimissioni... «C'è un deficit di rappresentanza che dà pochi spazi per la cultura. Una fase nella quale manca un'idea precisa sul futuro». E il teatro può servire?: «Nonostante tutto - spiega Valerio Aprea coinvolto nel progetto dall'insistenza di Mastandrea - credo che fare teatro sia un'operazione politica reale. Un modo di incidere sulla realtà che coinvolge gli attori che recitano e il pubblico che verrà ad assistere agli spettacoli. È un'azione di militanza con cui far rinascere il teatro in Italia e in particolare a Roma». Anche perché, sottolinea Mastandrea: «L'intrattenimento puro è diventato molesto, è qualcosa di anestetico e, di questi tempi, vale come un reato di collusione». Ma per l'attore rappresenta un momento per staccare dal cinema: «Sono stato l'anno scorso sul set per 252 giorni, avevo bisogno di tornare a confrontarmi. Quasi come se facessi delle analisi del sangue per capire come stanno i valori di quello che faccio».
 
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