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il manifesto 2013.02.14 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
SCUOLA Ieri il primo esame scritto, l'unico non rinviato per il maltempo. L'abbiamo provato in un istituto di Napoli
Keynes al concorsone, e in aula piove
ARTICOLO - Andrea Fabozzi NAPOLI

ARTICOLO - Andrea Fabozzi NAPOLI
Profumo chiede del moltiplicatore della spesa pubblica: dia un'occhiata a questi soffitti
NAPOLI
Piove nell'aula degli Esposito. Sei su dodici hanno questo cognome. Quattro su sei sono seduti sotto un'infiltrazione. «La settimana scorsa non c'era», giura la commissaria che ci controlla, mentre si spostano i banchi e i candidati. Tutti a sinistra, come sul ponte di una nave che si inclina e affonda. È stato un fine settimana di pioggia, bisogna ammetterlo, e anche di neve sul Vesuvio che è qui di fronte e nelle finestre sembra il monte Fuji. Ma siamo a Ponticelli, secondo piano del liceo scientifico, classico e linguistico Piero Calamandrei, nell'aula che è della quarta M, quando non piove. Alle otto ci hanno raccolti e smistati nell'aula magna, sotto le decorazioni di Natale. Dopo due ore e un quarto di attesa la prova scritta del concorsone della scuola, quella per le materie giuridiche ed economiche, l'unica non rinviata per il maltempo, può cominciare.
Cadono le gocce, si aprono le tracce. Un bidello con dei tovaglioli di carta gialli e un altro con un po' di segatura tamponano. Il ministero vuol sapere del moltiplicatore degli investimenti. Siamo ai fondamenti della teoria keynesiana. Se si aumenta la spesa pubblica si ottiene un effetto più che positivo sul reddito, e sull'occupazione. E sui soffitti delle scuole, probabilmente. Proviamo a spiegarci, anzi a spiegarlo agli ipotetici alunni della scuola secondaria di secondo grado. Trattenendoci dal suggerire la lettura della Teoria generale direttamente al ministro Profumo.
I termosifoni sono spenti, «ma più tardi, almeno un paio d'ore, dovrebbero accenderli» si fa rassicurante la professoressa che ci è stata assegnata, comandata a vigilare nella giornata festiva con la promessa che, poi, recupererà. Teniamo i giacconi, lei si tiene un po' di orgoglio di istituto per questo falansterio costruito con i soldi del terremoto dell'80 - quindici anni dopo il terremoto dell'80 - e già cadente. Affacciato sui campi sportivi senza pavimento e sui mini market senza clienti della periferia nord-est, è stato inaugurato ufficialmente da Giorgio Napolitano. Anzi, garantisce il sito, Napoletano. Napoletani sono quasi tutti quelli rimandati qui dal Tar del Lazio, dopo che erano stati bocciati al test d'ingresso. Ammessi con riserva, per il personale della scuola che urla nei corridoi indicando le aule sono i «riservisti». E solo noi economisti da dispensa possiamo cogliere la citazione marxiana nelle urla consapevoli del personale a.t.a.: cos'altro sono questi colleghi concorsisti, cos'altro siamo noi tutti qui nel gelo di questo Lego di cartongesso, se non «esercito di riserva» del Capitale?
Ci ha portato qui una sveglia da servizio militare e un'attesa da antisala parto. Commercialisti, avvocati, insegnanti precari, una mamma con bambina di trenta giorni, collezionisti di contratti a termine e un giornalista infiltrato. Spogliati dei cellulari, con il nostro codice civile sul banco, studiamo le altre domande. C'è un omaggio al federalismo: ci chiedono degli atti normativi delle regioni, dei comuni e delle province. Perché le province, si sa, esistono ancora. Poi si scivola in piena politica con la domanda sulla dichiarazione dei redditi. Le imposte, se non ora quando? Eppure nel foglio a righe ministeriale non possono entrare le suggestioni della campagna elettorale, stiamo sul tecnico. Ma politica è certo anche la maliziosa prima domanda che ci ha riservato il ministro, quella sulla nullità del contratto quando manca l'accordo tra le parti. A che vuole alludere il tecnico Profumo? A un contratto di coalizione dove non c'è accordo tra chi farà il presidente del Consiglio? A un differente negozio giuridico sinallagmatico dove un partito contraente pensa che non si farà l'alleanza al centro e l'altro partito invece pensa di sì? Ci sta parlando di Monti, anche qui?
 
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