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il manifesto 2013.02.14 - 06 LA PAGINA 3
BOLOGNA Blitz all'ospedale Maggiore
Al voto coi bastoni Lega a caccia di rom
ARTICOLO - Giusi Marcante BOLOGNA
ARTICOLO - Giusi Marcante BOLOGNA
BOLOGNA
Risveglio all'alba per una quindicina di leghisti bolognesi che ieri mattina hanno fatto un blitz all'ospedale Maggiore di Bologna cacciando i nomadi trovati nei corridoi o vicino ai bagni. Una ronda vera e propria intitolata «Il Maggiore non è un cesso». È un dato di fatto che uomini e donne rom si possano trovare ogni giorno nel parcheggio dell'ospedale più grande di Bologna e che utilizzino i bagni. Poco lontano c'è una grande ex area militare dove periodicamente sorgono degli insediamenti abusivi altrettanto periodicamente sgomberati.
L'iniziativa elettorale della Lega Nord non è di certo passata inosservata, non c'è stato nessun contatto fisico tra i leghisti e i rom e all'interno dell'ospedale, tra infermieri e pazienti, l'azione dei militanti del Carroccio ha sortito diverse reazioni, accalorate dalla vicina scadenza elettorale. Sul profilo Facebook di Manes Bernardini, consigliere comunale e regionale della Lega bolognese (era stato anche candidato sindaco alle ultime amministrative e ora è in lizza per il Senato) si sprecano i commenti di sostegno e pure le affermazioni razziste. Così, accanto a chi parla di «metastasi» riferendosi ai rom c'è anche chi, come Roselena, scrive: «Le ruberie della Lega sono molto meno evidenti di quelle degli zingari... bella trovata elettorale, congratulazioni». Dopo l'ispezione, gli esponenti della Lega hanno incontrato questore e prefetto ai quali hanno chiesto l'intervento dell'esercito per presidiare gli ingressi dell'ospedale ma si sono sentiti rispondere che ci sono problemi di organico. L'alleato Pdl non si è mostrato particolarmente contento dell'iniziativa: «Non siamo nel far west», ha detto Filippo Berselli. La ronda è stata condannata dal Pd e da Sel, il candidato in parlamento Sergio Lo Giudice ha parlato di «spettacolo disgustoso». Una coda polemica l'ha riservata anche la presenza della vice presidente del consiglio comunale Francesca Scarano. La leghista però ha rispedito al mittente l'indignazione di democratici e dei vendoliani spiegando che era lì «solo come consigliera comunale e rappresentante di un gruppo».
Risveglio all'alba per una quindicina di leghisti bolognesi che ieri mattina hanno fatto un blitz all'ospedale Maggiore di Bologna cacciando i nomadi trovati nei corridoi o vicino ai bagni. Una ronda vera e propria intitolata «Il Maggiore non è un cesso». È un dato di fatto che uomini e donne rom si possano trovare ogni giorno nel parcheggio dell'ospedale più grande di Bologna e che utilizzino i bagni. Poco lontano c'è una grande ex area militare dove periodicamente sorgono degli insediamenti abusivi altrettanto periodicamente sgomberati.
L'iniziativa elettorale della Lega Nord non è di certo passata inosservata, non c'è stato nessun contatto fisico tra i leghisti e i rom e all'interno dell'ospedale, tra infermieri e pazienti, l'azione dei militanti del Carroccio ha sortito diverse reazioni, accalorate dalla vicina scadenza elettorale. Sul profilo Facebook di Manes Bernardini, consigliere comunale e regionale della Lega bolognese (era stato anche candidato sindaco alle ultime amministrative e ora è in lizza per il Senato) si sprecano i commenti di sostegno e pure le affermazioni razziste. Così, accanto a chi parla di «metastasi» riferendosi ai rom c'è anche chi, come Roselena, scrive: «Le ruberie della Lega sono molto meno evidenti di quelle degli zingari... bella trovata elettorale, congratulazioni». Dopo l'ispezione, gli esponenti della Lega hanno incontrato questore e prefetto ai quali hanno chiesto l'intervento dell'esercito per presidiare gli ingressi dell'ospedale ma si sono sentiti rispondere che ci sono problemi di organico. L'alleato Pdl non si è mostrato particolarmente contento dell'iniziativa: «Non siamo nel far west», ha detto Filippo Berselli. La ronda è stata condannata dal Pd e da Sel, il candidato in parlamento Sergio Lo Giudice ha parlato di «spettacolo disgustoso». Una coda polemica l'ha riservata anche la presenza della vice presidente del consiglio comunale Francesca Scarano. La leghista però ha rispedito al mittente l'indignazione di democratici e dei vendoliani spiegando che era lì «solo come consigliera comunale e rappresentante di un gruppo».
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