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il manifesto 2013.02.14 - 06 LA PAGINA 3
 
Puglia /L'EX GOVERNATORE CAPOLISTA PDL
Fitto condannato a 4 anni Ma tre sono condonati
ARTICOLO - Gianmario Leone BARI

ARTICOLO - Gianmario Leone BARI
BARI
Dopo oltre 28 ore di camera di consiglio è giunta la sentenza di primo grado, del processo denominato «La Fiorita», davanti alla seconda sezione del Tribunale penale di Bari: l'ex ministro degli affari regionali Raffaele Fitto è stato condannato a 4 anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. La Procura aveva chiesto 6 anni e 6 mesi.
La sentenza è arrivata dopo la mezzanotte di mercoledì, per questo, soltanto nella tarda mattinata di ieri quando il dispositivo della è stato messo a disposizione delle parti, si è appreso che sono stati condonati, per effetto dell'indulto, 3 dei 4 anni di reclusione. L'imprenditore ed editore Giampaolo Angelucci é stato invece condannato a 3 anni e 6 mesi. I reati contestati all'ex ministro del Pdl, si riferiscono al periodo 1999-2005 quando ricopriva la carica di governatore della Puglia: corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso di ufficio. Assolto per un altro episodio di abuso di ufficio e per un episodio di peculato.
Per un secondo episodio di corruzione, sulle presunte pressioni esercitate da Fitto affinché ad un'emittente locale venisse affidata la trasmissione di alcuni spot di Aeroporti di Puglia, la Corte ha disposto che gli atti vengano rimessi al pm per nuova valutazione. Disposte anche confische di beni: per le società di Angelucci oltre 6 mln e 600 mila euro, mentre per Fitto l'ammontare è di 500mila euro. Per entrambi deciso il risarcimento dei danni nei confronti della Regione Puglia, costituitasi in giudizio. Altre condanne per illeciti amministrativi per le altre società coinvolte, come il Consorzio San Raffaele, la Fondazione omonima ed altre con il pagamento di pene pecuniarie. Condannate anche le società «La Fiorita», la «Cascina» e «Duemila», quest'ultima risulta confiscata per 800mila euro.
L'episodio cardine dell'inchiesta é l'appalto pluriennale per la gestione di 11 residenze sanitarie assistite, diffuse in tutta la Puglia, del valore di 198 mln di euro vinto dal gruppo Tosinvest, della famiglia Angelucci. In cambio, sarebbe stata versata una presunta tangente dal valore di 500mila euro a favore del movimento politico «La Puglia prima di tutto», fondato dal parlamentare del Pdl nel 2005 per sostenere Forza Italia alle elezioni regionali.
Fitto, uomo di punta del Pdl pugliese e candidato capolista alla Camera, ha sempre negato le accuse, spiegando, come nelle dichiarazioni spontanee rese in aula il 26 gennaio scorso, che quella sulle Residenze sanitarie «fu una gara regolare», tesi sostenuta anche ieri. Poi, con il passare delle ore, si è scatenato l'intero Pdl, che lo ha difeso a spada tratta attaccato frontalmente la magistratura, rea di voler inficiare con le sue inchieste e condanne l'intera campagna elettorale.
 
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