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il manifesto 2013.02.14 - 06 LA PAGINA 3
 
ItaliaDa Formigoni a Fitto: a pochi giorni dalle elezioni, il centrodestra fa quadrato in difesa dei suoi inquisiti eccellenti. Colpa della solita «giustizia ad orologeria»
Il Celeste azzanna i giudici
ARTICOLO - Luce Manara MILANO

ARTICOLO - Luce Manara MILANO
Un dirigente della sanità lombarda: «Formigoni faceva sempre pressioni per favorire la Maugeri»
MILANO
L'uomo dalle camicie sgargianti nei suoi diciassette anni di regno incontrastato in cima al Pirellone ne ha viste di tutti i colori, figuriamoci se si fa impressionare dall'accusa forse più infamante di tutte per un politico del suo livello, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione - come scrive la Procura di Milano dopo aver chiuso l'indagine sulla Fondazione Maugeri.
La mazzata avrebbe tramortito chiunque a dieci giorni da una tornata elettorale decisiva che per Roberto Formigoni si trasforma in una sorta di salvacondotto per chiudere la carriera nella più nobile delle istituzioni. Il Senato. Tra pochi giorni lo chiameranno il senatore Celeste. Lui da sempre, da prima che abbiano inventato twitter, sa che la miglior difesa è l'attacco, soprattutto perché la sua squadra - quel sistema di potere profondamente radicato tra Cl e Compagnia delle Opere - è tutt'altro che in disarmo, e non solo in Lombardia. «Nelle carte non c'è alcun atto corruttivo - si difende Formigoni - è evidente la volontà di distorcere la campagna elettorale».
A peggiorare la sua situazione, però, ci sarebbero le dichiarazioni rese ai pm di Milano da Giuseppe Merlino, il dirigente dell'assessorato alla sanità secondo cui Formigoni avrebbe sempre fatto pressioni per «riconoscere» alla Maugeri alcune funzioni non tariffabili particolarmente lucrose: «Queste erano di prevalente interesse del San Raffaele e della Maugeri e costituivano le voci su cui ricevevamo ogni anno maggiori interferenze da parte del presidente Formigoni». A sua discolpa, il Celeste continua la recita: «Non ho mai fatto alcuna pressione, forse avrà visto il mio sosia».
Sarà il colpo del k.o.? Difficile. Il copione è sempre lo stesso - complotto dei giudici e giustizia a orologeria - ed è probabile che i guai giudiziari del centrodestra non risulteranno decisivi nelle urne. «Le accuse della procura sono roboanti - rilancia Formigoni - ma le prove inesistenti. Sono accusato da mesi di corruzione, ma l'atto corruttivo dov'è? Nelle carte non lo si trova. La pistola fumante è sul tavolo, ma parla a mio favore e contro le inconsistenti motivazioni dell'accusa. Dopo 18 mesi di indagine si continua a spargere fango con l'evidente volontà di distorcere la campagna elettorale». Non è il solo a pensarla così, segno che il centrodestra non si fa più impressionare dalle procure. Ci saranno abituati, e comunque non è saggio abbassare la guardia a pochi giorni dal voto. La alza il candidato leghista alla Regione Lombardia, Roberto Maroni - a sua volta «toccato» dall'inchiesta su Finmeccanica - scagliandosi contro i magistrati che «vogliono alterare le elezioni». Lui non ci sta e addirittura vuole premiare il suo fedele alleato in caso di vittoria: «Lo riconfermerò presidente straordinario per l'Expo 2015». Anche l'amico Lupi (Maurizio) non ha dubbi: «La candidatura di Formigoni resta opportuna. I dubbi semmai li ho verso la giustizia, che in parte sembra voler continuare a far suscitare sospetti su se stessa. Perché fare un deposito degli atti di chiusura delle indagini a pochi giorni dalle elezioni?». La sostanza per Lupi è un'altra: «Il bilancio della sanità è in pareggio da nove anni, mentre in altre regioni abbiamo sempre avuto sprechi pazzeschi».
A dir la verità, anche gli avversari di Formigoni ormai non riescono più a mettere in scena lo slancio dei primi tempi, quando le indagini sulla corruzione nella sanità lombarda lasciavano presagire la fine dell'impero. «E' inutile parlare di giustizia ad orologeria - ha commentato Umberto Ambrosoli - piuttosto bisogna pensare se ci sia un problema sottostante. Abbiamo visto che il sistema delle tangenti non fa crescere la sanità e mette a repentaglio il titolo di una delle più importanti aziende italiane come Finmeccanica».
Beppe Grillo, invece, che è già sbarcato in Lombardia con il suo «tsunami tour», ha azzardato un paragone piuttosto blasfemo, e sicuramente Formigoni si sarà montato la testa: «Il Papa si è dimesso, invece il Celeste inquisito è ancora lì...».
 
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