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il manifesto 2013.02.14 - 07 LA PAGINA 3
MADRID Niente giornalisti ammessi e inedita schermatura totale dei telefonini. Il presidente Bce respinge le critiche
Polemiche sull'incontro a porte chiuse di Draghi con i deputati
ARTICOLO - Luca Tancredi Barone
ARTICOLO - Luca Tancredi Barone
Luca Tancredi Barone
Nel parlamento spagnolo non erano mai stati utilizzati inibitori di frequenze per impedire l'uso di telefoni cellulari. Il presidente della camera, il popolare Jesús Posada, ha preso questa inedita decisione dopo che due deputati di Izquierda Unida, Alberto Garzón e Joan Cosqubiela, avevano minacciato di boicottare l'incontro a porte chiuse con il presidente della Bce Mario Draghi martedì pomeriggio twittando tutto in tempo reale.
Ma l'assurdità della decisione di tenere un incontro «segreto» (aperto solo a un centinaio di parlamentari) è risultata chiara non solo dal fatto che lo stesso Draghi si è smarcato nella successiva conferenza stampa («Non avrei avuto alcun problema a fare un incontro pubblico», ha detto), ma anche dalla pubblicazione del discorso integrale.
Lo sforzo dei due deputati di sinistra non è stato però vano: la polemica è servita per rendere evidenti le contraddizioni di un'istituzione non sottoposta ad alcun controllo democratico e ha fatto sì che dopo la sessione venissero pubblicati video integrali dell'intervento di Draghi e soprattutto di quello dei parlamentari.
Lo stesso Garzón è stato molto incisivo: ha esordito con un «non farò giri di parole, lei viene qui come rappresentante di un potere non democratico, la Bce è allergica alla democrazia», e ha argomentato tutte le ragioni per cui Draghi e la Bce rappresentano il nemico numero uno delle classi popolari. Dopo aver accusato il predecessore di Draghi di aver fallito tutte le previsioni e di non aver saputo arginare la crisi («Trichet dovrebbe già essere davanti a un tribunale penale») ha puntato direttamente il dito su Draghi: «In questi 4 anni si è permesso a una minoranza di arricchirsi a spese di sanità ed educazione, dovrebbe fare compagnia a Trichet in tribunale».
Lo stesso fratello di Garzón, Eduardo, anche lui giovane economista, si è preso la briga nel suo blog di smontare una a una le argomentazioni di Draghi. Fra l'altro, sostiene, è falso che le misure del Bce abbiano favorito il flusso di credito delle famiglie: i soldi sono andati solo a coprire i debiti e la Spagna oggi è fanalino di coda mondiale per l'accesso al credito. Il tasso di interesse è allo 0,75, ma negli altri paesi (Usa, Giappone, Gran Bretagna) è molto più basso. La classica argomentazione della Bce per cui i problemi nascono da chi si è indebitato e dai conti pubblici in disordine è rimandata al mittente da Eduardo Garzón: in Spagna tra i principali debitori c'è chi ha speculato nella finanza, mentre i «piccoli» (generalmente per l'acquisto della prima casa) sono stati costretti all'indebitamento per colpa degli alti costi degli affitti e delle case. Se la Bce prestasse soldi direttamente agli stati invece che alle banche, dicono i Garzón, gli interessi sarebbero molto più bassi.
Nel parlamento spagnolo non erano mai stati utilizzati inibitori di frequenze per impedire l'uso di telefoni cellulari. Il presidente della camera, il popolare Jesús Posada, ha preso questa inedita decisione dopo che due deputati di Izquierda Unida, Alberto Garzón e Joan Cosqubiela, avevano minacciato di boicottare l'incontro a porte chiuse con il presidente della Bce Mario Draghi martedì pomeriggio twittando tutto in tempo reale.
Ma l'assurdità della decisione di tenere un incontro «segreto» (aperto solo a un centinaio di parlamentari) è risultata chiara non solo dal fatto che lo stesso Draghi si è smarcato nella successiva conferenza stampa («Non avrei avuto alcun problema a fare un incontro pubblico», ha detto), ma anche dalla pubblicazione del discorso integrale.
Lo sforzo dei due deputati di sinistra non è stato però vano: la polemica è servita per rendere evidenti le contraddizioni di un'istituzione non sottoposta ad alcun controllo democratico e ha fatto sì che dopo la sessione venissero pubblicati video integrali dell'intervento di Draghi e soprattutto di quello dei parlamentari.
Lo stesso Garzón è stato molto incisivo: ha esordito con un «non farò giri di parole, lei viene qui come rappresentante di un potere non democratico, la Bce è allergica alla democrazia», e ha argomentato tutte le ragioni per cui Draghi e la Bce rappresentano il nemico numero uno delle classi popolari. Dopo aver accusato il predecessore di Draghi di aver fallito tutte le previsioni e di non aver saputo arginare la crisi («Trichet dovrebbe già essere davanti a un tribunale penale») ha puntato direttamente il dito su Draghi: «In questi 4 anni si è permesso a una minoranza di arricchirsi a spese di sanità ed educazione, dovrebbe fare compagnia a Trichet in tribunale».
Lo stesso fratello di Garzón, Eduardo, anche lui giovane economista, si è preso la briga nel suo blog di smontare una a una le argomentazioni di Draghi. Fra l'altro, sostiene, è falso che le misure del Bce abbiano favorito il flusso di credito delle famiglie: i soldi sono andati solo a coprire i debiti e la Spagna oggi è fanalino di coda mondiale per l'accesso al credito. Il tasso di interesse è allo 0,75, ma negli altri paesi (Usa, Giappone, Gran Bretagna) è molto più basso. La classica argomentazione della Bce per cui i problemi nascono da chi si è indebitato e dai conti pubblici in disordine è rimandata al mittente da Eduardo Garzón: in Spagna tra i principali debitori c'è chi ha speculato nella finanza, mentre i «piccoli» (generalmente per l'acquisto della prima casa) sono stati costretti all'indebitamento per colpa degli alti costi degli affitti e delle case. Se la Bce prestasse soldi direttamente agli stati invece che alle banche, dicono i Garzón, gli interessi sarebbero molto più bassi.
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