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il manifesto 2013.02.14 - 13 VISIONI
INTERVISTA Almamegretta in gara (a sorpresa) con il ritrovato Raiz
«Cultura bastarda, il solo futuro che abbiamo»
ARTICOLO - Adriana Pollice
ARTICOLO - Adriana Pollice
Adriana Pollice
La direzione artistica affidata a Mauro Pagani ha convinto gli Almamegretta a partecipare a Sanremo dove ieri erano in gara (non sappiamo, visti i tempi di chiusura, quale dei due pezzi è passato in finale). E domani, nella serata dedicata a Sanremo Story, reinterpreteranno con James Senese, Marcello Coleman e il rapper partenopeo Clementino il classico di Celentano Il ragazzo della via Gluck. Qualche icona della kermesse è stata lasciata a casa, e si sono aperte delle finestre su mondi musicali di solito lontani dallo standard della manifestazione. Gennaro Tesone, Paolo Polcari e Raiz, che ha smesso i panni del featuring ed è tornato nel collettivo in pianta stabile, avevano una manciata di brani pronti per il loro prossimo album, in uscita a maggio. Due sono entrati in concorso e si misureranno con un pubblico lontano da quello abituale. Gennaro Tesone, membro degli Alma fin dalla fondazione, racconta l'approdo sulla riviera dei fiori.
Perché una band come la vostra decide di andare a Sanremo?
Le radio commerciali non passano i brani di gruppi come gli Almamegretta, nelle tv generaliste la musica è scomparsa perché, dicono, non fa audience. Abbiamo pensato che l'edizione 2013 fosse quella giusta per provare a farci conoscere da fasce di pubblico nuove, in vista del lancio del nostro prossimo album (intanto è uscito un best per la Cni, ndr) e del tour che partirà in primavera. E infatti siamo finiti su Tv Sorrisi e canzoni.
Questo ha modificato il vostro sound? Ora siete sanremesi?
Il brano Mamma non lo sa è assolutamente nello stile Alma, un reggae incalzante il cui testo è ispirato alle riflessioni di Pasolini sullo sviluppo e sulla perdita di identità del nostro paese. Racconta la storia di un ragazzo che lascia il sud e il lavoro nei campi per seguire il flusso migratorio verso il nord e la fabbrica. Quando la crisi cancella il suo posto di lavoro, insieme a molti altri, si ritrova senza presente, senza futuro e senza neppure il passato. Non può tornare a lavorare nei campi perché il suo paese ha issato bandiera bianca, si è svuotato ed è scomparso.
Il secondo brano?
Con Onda che vai ci siamo misurati con la canzone d'autore italiana, con tanto di orchestrazione. È stata scritta da Federico Zampaglione dei Tiromancino e si può interpretare come un viaggio esistenziale o una storia d'amore.
Quali atmosfere ci saranno nel nuovo cd?
Si muoverà su un doppio binario, proprio come i due brani in gara. La produzione è di Gigi De Rienzo, che è in molti dischi chiave della scena napoletana. Abbiamo scelto lui perché volevamo accuratezza melodica su un groove deciso, che è il nostro marchio di fabbrica. Dub, reggae più canzone d'autore.
Com'è avvenuto il rientro in pianta stabile di Raiz?
I rapporti non si sono mai interrotti, né dal punto di vista umano né artistico. Abbiamo continuato a collaborare nei rispettivi progetti, del resto non siamo una band ma un collettivo, una struttura aperta. Il legame ha cominciato a saldarsi di nuovo con la partecipazione al film di Turturro Passione, a cui è seguito un lungo tour con le band presenti nella colonna sonora. Lì è tornata l'alchimia tra di noi. Del resto l'intuizione che avemmo vent'anni fa di contaminare la scena contemporanea con le musiche del mondo è più che mai valida. Il multiculturalismo o, come la chiamiamo noi, la cultura bastarda è l'unico futuro che abbiamo.
La direzione artistica affidata a Mauro Pagani ha convinto gli Almamegretta a partecipare a Sanremo dove ieri erano in gara (non sappiamo, visti i tempi di chiusura, quale dei due pezzi è passato in finale). E domani, nella serata dedicata a Sanremo Story, reinterpreteranno con James Senese, Marcello Coleman e il rapper partenopeo Clementino il classico di Celentano Il ragazzo della via Gluck. Qualche icona della kermesse è stata lasciata a casa, e si sono aperte delle finestre su mondi musicali di solito lontani dallo standard della manifestazione. Gennaro Tesone, Paolo Polcari e Raiz, che ha smesso i panni del featuring ed è tornato nel collettivo in pianta stabile, avevano una manciata di brani pronti per il loro prossimo album, in uscita a maggio. Due sono entrati in concorso e si misureranno con un pubblico lontano da quello abituale. Gennaro Tesone, membro degli Alma fin dalla fondazione, racconta l'approdo sulla riviera dei fiori.
Perché una band come la vostra decide di andare a Sanremo?
Le radio commerciali non passano i brani di gruppi come gli Almamegretta, nelle tv generaliste la musica è scomparsa perché, dicono, non fa audience. Abbiamo pensato che l'edizione 2013 fosse quella giusta per provare a farci conoscere da fasce di pubblico nuove, in vista del lancio del nostro prossimo album (intanto è uscito un best per la Cni, ndr) e del tour che partirà in primavera. E infatti siamo finiti su Tv Sorrisi e canzoni.
Questo ha modificato il vostro sound? Ora siete sanremesi?
Il brano Mamma non lo sa è assolutamente nello stile Alma, un reggae incalzante il cui testo è ispirato alle riflessioni di Pasolini sullo sviluppo e sulla perdita di identità del nostro paese. Racconta la storia di un ragazzo che lascia il sud e il lavoro nei campi per seguire il flusso migratorio verso il nord e la fabbrica. Quando la crisi cancella il suo posto di lavoro, insieme a molti altri, si ritrova senza presente, senza futuro e senza neppure il passato. Non può tornare a lavorare nei campi perché il suo paese ha issato bandiera bianca, si è svuotato ed è scomparso.
Il secondo brano?
Con Onda che vai ci siamo misurati con la canzone d'autore italiana, con tanto di orchestrazione. È stata scritta da Federico Zampaglione dei Tiromancino e si può interpretare come un viaggio esistenziale o una storia d'amore.
Quali atmosfere ci saranno nel nuovo cd?
Si muoverà su un doppio binario, proprio come i due brani in gara. La produzione è di Gigi De Rienzo, che è in molti dischi chiave della scena napoletana. Abbiamo scelto lui perché volevamo accuratezza melodica su un groove deciso, che è il nostro marchio di fabbrica. Dub, reggae più canzone d'autore.
Com'è avvenuto il rientro in pianta stabile di Raiz?
I rapporti non si sono mai interrotti, né dal punto di vista umano né artistico. Abbiamo continuato a collaborare nei rispettivi progetti, del resto non siamo una band ma un collettivo, una struttura aperta. Il legame ha cominciato a saldarsi di nuovo con la partecipazione al film di Turturro Passione, a cui è seguito un lungo tour con le band presenti nella colonna sonora. Lì è tornata l'alchimia tra di noi. Del resto l'intuizione che avemmo vent'anni fa di contaminare la scena contemporanea con le musiche del mondo è più che mai valida. Il multiculturalismo o, come la chiamiamo noi, la cultura bastarda è l'unico futuro che abbiamo.
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