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il manifesto 2013.02.14 - 13 VISIONI
SANREMO 63
Crozza, dì qualcosa di sinistra!
ARTICOLO - Alberto Piccinini
ARTICOLO - Alberto Piccinini
Gli americani li chiamano «heckler», importunatori. Su Rivista Studio online in questi giorni c'è un ottimo pezzo di Piero Minto che analizza lo stile dei comici di laggiù nel rispondere alle battutacce dalla platea, con esempi tratti da youtube. Favoloso. Anche noi abbiamo i nostri maestri del genere, ci mancherebbe (e Fellini girò un quarto d'ora intero di Roma con il pubblico incazzato e i gatti morti sul palco). Ma ci voleva tanto perché Maurizio Crozza indossasse la maschera di Santi Bailor/Alberto Sordi contro i «contestatori» dell'altra sera all'Ariston? «Ormai hai 18 anni, è tempo che tu sappia di chi sei figlio!». Sono cose che dovrebbero far parte del bagaglio di un comico, o non più?
Facile dirlo adesso. Facile da casa. La regia di Sanremo, che conosce bene i freak della platea dell'Ariston, ha evitato di mostrare per bene quel che accadeva, forse per non dare il destro a emulazioni ulteriori (è già la seconda volta che accade - l'anno scorso fu per Celentano). Invece è rimasta a lungo su Crozza impietrito salivazione azzerata, e non è stato un bel momento. Dì qualcosa di sinistra. Dì qualcosa. Niente. Dice: Crozza è scritto. Vero. Di più: in questi anni, le copertine di Ballarò, con l'inquadratura divisa a metà tra il comico e le sue vittime, come se dall'impaginazione già scaturisse la comicità non hanno fatto un buon servizio a nessuno, specie ai comici.
Crozza è il superstite pressoché unico di un genere, la satira politica televisiva, che negli ultimi vent'anni ha avuto dall'involuzione generale del paese la peggior batosta che si possa augurare. Quello di essere paradossalmente ridotto alla caricatura di se stesso, blandito oppure censurato sempre per quel che non è o non dovrebbe essere (una parodia della politica «seria») e mai apprezzato per quel che è o dovrebbe essere: rock'n'roll, diciamo. Avevamo Grillo, il gruppo di Avanzi, Paolo Rossi, persino il Bagaglino, tutti in tv. Non è rimasto nessuno, e non è soltanto colpa di Berlusca. Il più bravo di tutti, Corrado Guzzanti, ha abbandonato da tempo i mascheroni. Il merito di Crozza, quasi, più che comico è politico: ha dato un volto a Bersani, che non lo aveva.
Confesso che anch'io l'altra sera ho gridato basta a Crozza/Berlusconi. Più a Berlusconi che a Crozza, dal momento che il Cavaliere è da vent'anni indistinguibile da una sua qualsiasi caricatura e entrambi - B. e le sue caricature quando ben riuscite - non fanno mai ridere, come si vede bene nell'ultima mortuaria performance da capoufficio fantozziano sul «quante volte viene?» all'impiegata di Green Power. Faccio mio il disagio raccontato ieri su questo giornale da Christian Raimo di fronte ai modelli di comicità del passato cannibalizzati dalla comunicazione politica italiana. Riassumo: Berlusconi/Alvaro Vitali, Grillo/ se stesso; Renzi/Pieraccioni.
Ma tutto sommato mi sarebbe bastato risentire l'imitazione del vecchio Grillo fatta per anni dal povero Sabani e da decine di comici scrausi: «E' una cosa pazesca" "Ferrmi!". Si poteva fare all'Ariston. Neppure quello.
Facile dirlo adesso. Facile da casa. La regia di Sanremo, che conosce bene i freak della platea dell'Ariston, ha evitato di mostrare per bene quel che accadeva, forse per non dare il destro a emulazioni ulteriori (è già la seconda volta che accade - l'anno scorso fu per Celentano). Invece è rimasta a lungo su Crozza impietrito salivazione azzerata, e non è stato un bel momento. Dì qualcosa di sinistra. Dì qualcosa. Niente. Dice: Crozza è scritto. Vero. Di più: in questi anni, le copertine di Ballarò, con l'inquadratura divisa a metà tra il comico e le sue vittime, come se dall'impaginazione già scaturisse la comicità non hanno fatto un buon servizio a nessuno, specie ai comici.
Crozza è il superstite pressoché unico di un genere, la satira politica televisiva, che negli ultimi vent'anni ha avuto dall'involuzione generale del paese la peggior batosta che si possa augurare. Quello di essere paradossalmente ridotto alla caricatura di se stesso, blandito oppure censurato sempre per quel che non è o non dovrebbe essere (una parodia della politica «seria») e mai apprezzato per quel che è o dovrebbe essere: rock'n'roll, diciamo. Avevamo Grillo, il gruppo di Avanzi, Paolo Rossi, persino il Bagaglino, tutti in tv. Non è rimasto nessuno, e non è soltanto colpa di Berlusca. Il più bravo di tutti, Corrado Guzzanti, ha abbandonato da tempo i mascheroni. Il merito di Crozza, quasi, più che comico è politico: ha dato un volto a Bersani, che non lo aveva.
Confesso che anch'io l'altra sera ho gridato basta a Crozza/Berlusconi. Più a Berlusconi che a Crozza, dal momento che il Cavaliere è da vent'anni indistinguibile da una sua qualsiasi caricatura e entrambi - B. e le sue caricature quando ben riuscite - non fanno mai ridere, come si vede bene nell'ultima mortuaria performance da capoufficio fantozziano sul «quante volte viene?» all'impiegata di Green Power. Faccio mio il disagio raccontato ieri su questo giornale da Christian Raimo di fronte ai modelli di comicità del passato cannibalizzati dalla comunicazione politica italiana. Riassumo: Berlusconi/Alvaro Vitali, Grillo/ se stesso; Renzi/Pieraccioni.
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