Edizione html
il manifesto 2013.02.14 - 14 LETTERE
le lettere
ARTICOLO
ARTICOLO
INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: www.ilmanifesto.it
lettere@ilmanifesto.it sono un lettoCaro Direttore, durante una trasmissione televisiva il giornalista Gianluigi Nuzzi, mostrando un "buon cuore" che francamente stento ad attribuirgli, ha parlato di eventuali lacrime, da parte di Benedetto XVI, per gli affronti di cui è stato continuamente oggetto. Sono davvero commosso dalla "pietas"del suddetto Nuzzi il quale, in un passato recente, non ha mostrato alcun riguardo nei confronti del Papa pubblicando documenti riservati, ma non compromettenti, ottenuti in un modo a tutti noto. Pertanto il "tenero" Nuzzi risparmi al Papa e a noi il "pietismo" di cui ha fatto sfoggio in quel programma. E come ha dichiarato il fratello del Papa i presunti intrighi "Vaticani" sono favole sapientamente "fabbricate" e generosamente spacciate come verità storica dai soliti noti per finalità tutte da verificare. Mi auguro possa pubblicare come contributo al dibbatito. Cordiali saluti.
Fabio Mendler
Gentile redazione, sono un lettore del vostro giornale, la mia parte preferita è la prima pagina, moltissime volte la foto e il titolo risultano più efficaci di molti articoli e parole. Pensavo che potreste creare una raccolta con le quaranta, cinquanta o cento prime pagine più belle e importanti di sempre; venduto insieme al giornale, con un sovrapprezzo, sarebbe un volume da collezione per tutti i lettori. Si ripercorrerebbe la storia del giornale oltre agli avvenimenti più significativi della nostra storia. Pagine ironiche intitolate «Marchionnemente» o «il pastore tedesco» potrebbero essere affiancate a più tristi: «Good Night America» (alla rielezione di Bush) o più liete: «Good Morning America» (all'elezione di Obama). Il risultato sarebbe un libro nel quale il lettore attraverso una foto, un titolo, una prima pagina di quotidiano e magari un trafiletto d'approfondimento può ripercorrere avvenimenti importanti o anche avvenimenti meno ecletanti ma non certo senza importanza.
Eugenio
L'affermazione di Paolo Prodi, sul manifesto di ieri, che Dossetti elaborò l'«l'art. 7 della Costituzione... per evitare il pericolo dei nuovi fondamentalismi», mi pare davvero discutibile. Tale articolo infatti - per il quale Dossetti fu relatore a favore; contestato dal relatore di parte laica, Cevolotto, oltre che da Calamandrei, Basso, ecc. - richiamava nella Carta, per cominciare, quell'art. 1 del Trattato che indicava la religione cattolica, come religione dello Stato italiano. Se non è fondamentalismo questo! Ciò nulla toglie, naturalmente, all'impegno di Dossetti, diversi decenni dopo, per difendere il complesso della Costituzione. Ma l'art. 7 egli lo ha sostenuto con fermezza, come frutto naturale della sua concezione di allora per cui la Chiesa - la sola Chiesa cattolica - era dotata, al pari dello Stato, di un ordinamento originario. Cosicché due enti, pari fra loro, potevano rapportarsi soltanto su un piano concordatario: e si doveva dunque far sì che lo Stato, menzionando i patti lateranensi nella Carta, venisse a trovarsi davanti ad una strada in salita, qualora avesse voluto abbandonare tale piano concordatario.
Attilio Tempestini
È morto il 12 febbraio a cento anni in India Jegannathan, un ardente seguace di Mahathma Gandhi, Vinoba Bhave e Jeyaprakash Narayan. Ha lavorato per i poveri senza terra per tutta la vita. Era stato fonte di ispirazione per molte persone nel movimento gandhiano in India e in tutto il mondo. È morto al Gandhigram, presso l'università rurale gandhiana del Tamil Nadu. Ha lavorato fin dagli anni dell'Indipendenza insieme alla moglie Krishnammal (Amma), che con la sua organizzazione Lafti (Terra per la liberazione dei braccianti) è referente in India del Progetto Operazione Futuro di Speranza per l'adozione a distanza di giovani studenti dei villaggi. Jegannathan lacia un grande vuoto inseme al suo forte messaggio di nonviolenza e di amore. Il suo spirito rimane vivo in tutti noi.
Il Gruppo 1% Sestola Caro Direttore, durante una traGentile redazione, È morto il 12 febbraio L'affermazione di Paolo Prodi,
lettere@ilmanifesto.it sono un lettoCaro Direttore, durante una trasmissione televisiva il giornalista Gianluigi Nuzzi, mostrando un "buon cuore" che francamente stento ad attribuirgli, ha parlato di eventuali lacrime, da parte di Benedetto XVI, per gli affronti di cui è stato continuamente oggetto. Sono davvero commosso dalla "pietas"del suddetto Nuzzi il quale, in un passato recente, non ha mostrato alcun riguardo nei confronti del Papa pubblicando documenti riservati, ma non compromettenti, ottenuti in un modo a tutti noto. Pertanto il "tenero" Nuzzi risparmi al Papa e a noi il "pietismo" di cui ha fatto sfoggio in quel programma. E come ha dichiarato il fratello del Papa i presunti intrighi "Vaticani" sono favole sapientamente "fabbricate" e generosamente spacciate come verità storica dai soliti noti per finalità tutte da verificare. Mi auguro possa pubblicare come contributo al dibbatito. Cordiali saluti.
Fabio Mendler
Gentile redazione, sono un lettore del vostro giornale, la mia parte preferita è la prima pagina, moltissime volte la foto e il titolo risultano più efficaci di molti articoli e parole. Pensavo che potreste creare una raccolta con le quaranta, cinquanta o cento prime pagine più belle e importanti di sempre; venduto insieme al giornale, con un sovrapprezzo, sarebbe un volume da collezione per tutti i lettori. Si ripercorrerebbe la storia del giornale oltre agli avvenimenti più significativi della nostra storia. Pagine ironiche intitolate «Marchionnemente» o «il pastore tedesco» potrebbero essere affiancate a più tristi: «Good Night America» (alla rielezione di Bush) o più liete: «Good Morning America» (all'elezione di Obama). Il risultato sarebbe un libro nel quale il lettore attraverso una foto, un titolo, una prima pagina di quotidiano e magari un trafiletto d'approfondimento può ripercorrere avvenimenti importanti o anche avvenimenti meno ecletanti ma non certo senza importanza.
Eugenio
L'affermazione di Paolo Prodi, sul manifesto di ieri, che Dossetti elaborò l'«l'art. 7 della Costituzione... per evitare il pericolo dei nuovi fondamentalismi», mi pare davvero discutibile. Tale articolo infatti - per il quale Dossetti fu relatore a favore; contestato dal relatore di parte laica, Cevolotto, oltre che da Calamandrei, Basso, ecc. - richiamava nella Carta, per cominciare, quell'art. 1 del Trattato che indicava la religione cattolica, come religione dello Stato italiano. Se non è fondamentalismo questo! Ciò nulla toglie, naturalmente, all'impegno di Dossetti, diversi decenni dopo, per difendere il complesso della Costituzione. Ma l'art. 7 egli lo ha sostenuto con fermezza, come frutto naturale della sua concezione di allora per cui la Chiesa - la sola Chiesa cattolica - era dotata, al pari dello Stato, di un ordinamento originario. Cosicché due enti, pari fra loro, potevano rapportarsi soltanto su un piano concordatario: e si doveva dunque far sì che lo Stato, menzionando i patti lateranensi nella Carta, venisse a trovarsi davanti ad una strada in salita, qualora avesse voluto abbandonare tale piano concordatario.
Attilio Tempestini
È morto il 12 febbraio a cento anni in India Jegannathan, un ardente seguace di Mahathma Gandhi, Vinoba Bhave e Jeyaprakash Narayan. Ha lavorato per i poveri senza terra per tutta la vita. Era stato fonte di ispirazione per molte persone nel movimento gandhiano in India e in tutto il mondo. È morto al Gandhigram, presso l'università rurale gandhiana del Tamil Nadu. Ha lavorato fin dagli anni dell'Indipendenza insieme alla moglie Krishnammal (Amma), che con la sua organizzazione Lafti (Terra per la liberazione dei braccianti) è referente in India del Progetto Operazione Futuro di Speranza per l'adozione a distanza di giovani studenti dei villaggi. Jegannathan lacia un grande vuoto inseme al suo forte messaggio di nonviolenza e di amore. Il suo spirito rimane vivo in tutti noi.
Il Gruppo 1% Sestola Caro Direttore, durante una traGentile redazione, È morto il 12 febbraio L'affermazione di Paolo Prodi,
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 