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il manifesto 2013.02.15 - 01 PRIMA PAGINA
 
EDITORIALE
CORRUTTORI E POPOLO
EDITORIALE - Andrea Fabozzi

EDITORIALE - Andrea Fabozzi
A meno dieci dal giorno del giudizio non si può che prenderne atto. Al centro della campagna elettorale non sono stati i temi del lavoro e della ripresa economica, che avrebbero favorito Bersani. E nemmeno quelli della crisi e del rischio default, che favoriscono la paura e Monti. E in definitiva neanche con le capriole Berlusconi è riuscito a imporre la centralità del fisco, con cui da sempre spinge le sue rimonte. Niente da fare. L'attenzione del cittadino elettore continua ad essere distratta da altro, e non è colpa del papa né di Sanremo. Ma della cronaca che ogni giorno registra un nuovo scandalo, nuovi arresti, nuovi episodi di corruzione, inquinamento mafioso, ruberie. Ed è facile prevedere chi se ne avvantaggerà.
Beppe Grillo è stato l'unico fin qui a riempire le piazze e anche l'unico a salire nei sondaggi (fino a che si poteva pubblicarli) e non di qualche zero virgola ma di cinque, sei punti al giro. Non bastasse, è lecito pensare che il Movimento 5 Stelle possa andar meglio nel voto vero rispetto al voto previsto. È accaduto così nell'occasione più recente, le regionali siciliane. Senza contare che il voto cosiddetto «di protesta» tende tradizionalmente a ridursi in prossimità delle data delle elezioni, quando gli schieramenti si definiscono. A Grillo sta accadendo il contrario: era in flessione e ha cominciato a riprendersi. Segno che qualcosa di profondo è cambiato, tra gli elettori.
I dettagli sul coinvolgimento di Formigoni negli affari della sanità privata lombarda e le mazzette internazionali di Finmeccanica raccontano storie di malaffare targato centrodestra; cosa che del resto fanno gli ultimi arresti, tutti di ieri: il para editore Rizzoli, il finto finanziere Proto e persino il sindaco di Quartu Sant'Elena, Contini. Ma il primo squillo di tromba di questa campagna elettorale ballata al ritmo degli atti giudiziari è arrivato da Siena. Grillo parla delle inchieste sul Monte dei Paschi come del «più grande scandalo finanziario della storia». Magari esagera, ma di certo il coinvolgimento del Pd lo aiuta a mettere tutti i partiti sullo stesso piano. Operazione nella quale eccelle e che gli vale la tribuna del moralizzatore. E così cresce. CONTINUA|PAGINA3
 
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