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il manifesto 2013.02.15 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
INTERVISTA Monsignor Matteo Maria Zuppi, vescovo ausiliare di Roma
«Concilio Vaticano III? Non è questa la rivoluzione di Ratzinger»
ARTICOLO - Eleonora Martini ROMA

ARTICOLO - Eleonora Martini ROMA
ROMA
È uno «spirito davvero conciliare», quello di Ratzinger, che «spinge la Chiesa a un rinnovamento spirituale e morale profondo». Non una spinta verso un Concilio Vaticano III, «ipotizzato soprattutto dal Cardinal Martini», quanto piuttosto l'invito alla «piena attuazione» del Concilio II. «Trovare le modalità con cui farlo è indubbiamente una delle tante sfide che avrà di fronte chi prenderà il posto di Pietro». Monsignor Matteo Maria Zuppi, uno dei cinque vescovi ausiliari di Roma ed esponente di spicco della cosiddetta "diplomazia parallela" della Comunità di Sant'Egidio, dal giorno delle dimissioni ha avuto modo di vedere Benedetto XVI in due occasioni pubbliche.
Che impressione ne ha tratto?
Di grande serenità e consapevolezza.
Provato fisicamente?
Ha parlato a braccio a lungo con lucidità, conseguenzialità, chiarezza e vigore notevoli. È evidente che sente la fatica, ma soprattutto rispetto ai compiti.
Dimissioni inaspettate, per lei? Come ha reagito?
Del tutto inaspettate, ma conoscendo la chiarezza e la trasparenza del Papa non ho mai avuto retropensieri, nessun sospetto che ci fosse dell'altro. Al contrario, le modalità del magistero a cui il Papa ci ha abituato - di rigore ma soprattutto di grande e dolorosa ricerca della verità, principalmente all'interno della Chiesa - sgomberano il campo da qualsiasi speculazione. Bendetto XVI ci ha confidato quella debolezza fisica che Giovanni Paolo II invece manifestava. Ma comunicare di non sentire più le forze fisiche e d'animo aiuta tutti noi a vedere quel ministero più umano e allo stesso tempo spiritualmente più significativo.
Non ha avuto paura di un gesto che rompe il dogma dell'infallibilità del Papa e che può mettere il prossimo Pontefice in condizioni di dipendenza dal suo predecessore?
Molti pensano esattamente il contrario: in fondo dopo un gesto di così grande responsabilità, il compito del suo successore sarà meno difficile. L'infallibilità - il cui significato oggi possiamo leggere in un altro modo, con più consapevolezza, con tratti più umani ma non per questo meno significativi - credo che invece resti. Anzi, forse sentiremo il ruolo di Pietro più vicino, da vivere in comunione.
Come dire, ancora una volta il rigore teologico del papa tedesco rinvigorisce i dogmi tradizionali cattolici.
La sua debolezza umana ci aiuta a riscoprire che l'infallibilità non è un dogma lontano ma una chance, una necessità che oggi arriva e al contempo nutre un organismo complessissimo e complicato come la Chiesa. In un mondo molto individualizzato, in cui il soggettivo è prevalente, la grande libertà del Papa dal soggettivismo è una lezione per tutti, di puro servizio.
Nella stessa logica Ratzinger aveva cambiato le regole interne al conclave per l'elezione del Papa. Un modo per pretendere una maggiore coesione interna al governo ecclesiastico?
Certamente, anche se le nuove regole sono frutto di un cambiamento lento del governo della Chiesa che tenta di trovare strumenti adatti alle nuove realtà.
Padre Georg Gaesnwein, che vivrà con Ratzinger, rimarrà prefetto della Casa Apostolica anche se il Papa ha detto: «Semplicemente sparirò». Ma è proprio vero?
Conoscendo la sensibilità e l'attenzione che ha sempre manifestato Ratzinger non ho dubbi che sarà così. Semmai potrà essere una presenza che rafforza e rassicura colui che prenderà la non facile eredità.
Durante l'incontro con i parroci romani il Papa ha parlato molto del Concilio Vaticano II. Un modo per ridargli vigore?
Certamente: ha descritto l'entusiasmo con cui ha vissuto gli anni del Concilio ma anche la gioia di oggi, più sofferta e umile perché abbiamo visto il peccato insinuarsi e indebolire la Chiesa. Però anche oggi traspariva sempre una grande fiducia per un'organizzazione che trae forza da Cristo.
Qualcuno dice che stava lavorando a una nuova enciclica. Secondo lei i tempi sono maturi per un Concilio Vaticano III?
Questa era soprattutto l'ipotesi del Cardinal Martini. Credo che ci sia ancora bisogno di una piena attuazione del secondo Concilio. E d'altra parte la spinta di Ratzinger a un rinnovamento spirituale e di una Chiesa in cui magistero e comunione siano complementari, è davvero concliare. Le modalità con cui rivisitare profondamente il Concilio II è indubbiamente una delle tante sfide che avrà di fronte chi prenderà questo non facile servizio.
È anche un gesto molto politico quello di Ratzinger, una scossa al governo. Cosa deve cambiare secondo lei nelle istituzioni vaticane?
L'insistente insegnamento di Ratzinger al riguardo, la fermezza con cui ha affrontato tutti gli scandali di questi ultimi anni indicando un metodo di trasparenza, avvicina la Chiesa all'uomo moderno trovando le risposte alle domande di oggi a cui non si sapeva più rispondere. Siamo sulla via giusta.
Padre Lombardi ha annunciato l'imminente nomina del nuovo presidente dello Ior. Nominarlo proprio ora non è un po' un'imposizione al nuovo Papa?
Era una decisione già maturata e comunque convinto come sono della correttezza di Ratzinger credo che invece aiuti il suo successore.
 
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