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il manifesto 2013.02.15 - 12 VISIONI
 
Prima visione / RYAN GOSLING, PIACERE E RABBIA
San Valentino, qualche anno dopo. Cosa resta dell'amore
ARTICOLO

ARTICOLO
BLUE VALENTINE DI DEREK CIANFRANCE, CON MICHELLE WILLIAMS, RYAN GOSLING, MIKE VOGEL, USA 2010
Silvana Silvestri
Ritagliati sullo sfondo di una cittadina della Pennsylvania, isolati nell'ambiente familiare e sociale che resta sullo sfondo pur caratterizzato precisamente, Dean (Ryan Gosling, ora in Gangster Squad)) e Cindy (Michelle Williams, la Marylin di Simon Curtis) si offrono al pubblico nel percorso inverso dell'happy end con un andamento di lieve sadismo. Infatti si offre a tratti, quando la coppia sta per spezzarsi definitivamente, l'immagine del «come eravamo», dei mitici attimi dell'innamoramento: l'invenzione subitanea che attrae, la danza che ammalia, il coup de foudre. In puntuale dialettica con i più numerosi episodi di come un felicio inizio può deteriorarsi, niente di più difficile, ma ancora un paradosso nella morale interna del cinema di un tempo tuttora in vigore.
Gli sprazzi di felicità, come fosse il suggerimento dello psicologo ad enfatizzare i motivi di un innamoramento per riportarlo in vita, risultano ancora più amari, anche perché accostati a motivi di smarrimento. Lui è folgorato dalla sua presenza, che avviene in ogni caso in un ospizio proprio dopo essere andato a trovare un anziano che non trova più, lei si accorge di aspettare un figlio, ma non sa proprio bene chi sia il padre, lui peraltro esagera con l'alcool, si comporta da eterno adolescente, padre amoroso anche se marito poco affidabile. Lei lavora troppo, imperdonabile peccato.
Risalta in questo intreccio con figli (una bambina che fa da incipit solitario alla storia e da affranto finale) lo stile di ripresa che in certi momenti assomiglia a quello dei filmini familiari (quasi a rispondere alla frase canonica: «se avessi una cinepresa ti farei vedere come ti comporti»). Ma è abbastanza sofisticato («indipendente») da passare in gara a un festival come il Sundance e in selezione a Un Certain Régard di Cannes. Il taglio apparentemente documentaristico permette di accumulare dettagli sulla working class contemporanea - lui è un pittore edile, lei un'infermiera - non certo in fase ascendente. E Derek Cianfrance che ha studiato con Stan Brakhage e Phil Solomon, decani dell'avanguardia americana, ed è noto come documentarista tv, sa come percorrere le strade pericolose della narrazione. Ci si chiede solo, a una certa svolta del film, quale sia il punto di vista, non del tutto neutrale, sebbene la scelta teorica ci guidi verso questa direzione. Più che una storia d'amore, un bel duello fino all'ultimo colpo, una prova di forza recitativa (Michelle Williams ottenne una nomination agli Oscar per questo ruolo, ma Gosling non è da meno).
 
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