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il manifesto 2013.02.15 - 13 VISIONI
 
MARIA NAZIONALE
«Neomelodici? Oggi imitano X Factor...»
ARTICOLO

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Adriana Pollice
Sul palco di Sanremo si era già presentata nel 2010: in coppia con Nino D'Angelo aveva cantato il brano Jammo ja', scartato la prima serata, tra qualche polemica. Nel 2012 ha collaborato con Francesco De Gregori nel brano Santa Lucia, inserito nell'album live Vola vola vola, realizzato con Ambrogio Sparagna. Quest'anno all'Ariston Maria Nazionale è in gara da sola. Nella serata d'apertura, inguainata in un abito di Gianni Molaro, eccentrico stilista partenopeo, ha prestato la sua grande capacità di modulare le note a un brano in italiano Quando non parlo, scritto da Enzo Gragnaniello, e a uno in napoletano È colpa mia, autori Peppe Servillo e Fausto Mesolella degli Avion Travel. Alle battute leghiste («Ci vogliono i sottotitoli») ribatte sorridendo: «Ma che ce ne importa...».
È stata una scelta artistica presentare canzoni che utilizzano le due grandi tradizioni musicali, quella melodica italiana e quella partenopea?
In realtà è capitato. Avevo già due pezzi in italiano quando mi è arrivato quello di Servillo e Mesolella. È bellissimo, ci è piaciuto molto come quello di Gragnaniello, e allora lo abbiamo mandato. Alla faccia di chi storce il naso, martedì è passato proprio È colpa mia. Certe volte da Roma in su può essere difficile ma non è sempre vero. Per esempio già alla fine della prima serata mi fermavano e cantavano «sei sicura che è stato un amore sbagliato». Quando dal pubblico parte l'applauso scrosciante sul finale capisci che si è creato un rapporto. La prima volta all'Ariston ero con Nino, ci dividevamo la responsabilità, questa volta ero da sola, avevo il cuore che andava per l'aria e, tra il primo e il secondo brano, la salivazione azzerata ma è andata...
Ieri è uscito il tuo nuovo cd «Libera», ce ne parli?
L'album è orchestrato dal maestro Peppe Vessicchio, che me l'ha cucito addosso. Ci sono i brani di Sanremo, naturalmente. In particolare, è importante la presenza di Enzo Gragnaniello, che ha scritto anche un secondo brano, bellissimo, Poveri pensieri. il testo di Me chiammo Marì invece è di Peppe Lanzetta. C'è anche la tromba di Fabrizio Bosso. Le atmosfere sono mediterranee, etno pop.
Venti anni di carriera, attraversando i differenti generi della scena napoletana, dal neomelodico alla tradizione. Un brano, «Ragione e sentimento», che è ormai un classico, tanto da finire nello spettacolo teatrale di Antonio Latella, dedicato alla sceneggiata, «C'è del pianto in queste lacrime». Com'è cambiata la musica napoletana?
È cambiata molto ma io sono sempre la stessa. Negli anni '80 c'erano personaggi come me, Nino D'Angelo, Valentina Stella, la neomelodia era in continuità con la tradizione partenopea. Io ho studiato molto. Oggi, per certi versi, è diventata una sottocultura, imitano quello che vedono in tv, i reality come X Factor o Amici, e spesso non si confrontano con il mondo al di fuori.
Dopo la nomination al David di Donatello 2009 come miglior attrice non protagonista, per il film «Gomorra», basta con il cinema?
Le mie energie sono tutte per il canto ma se si presentasse un nuovo progetto d'autore, da Giuseppe Tornatore o Pupi Avati ad esempio, allora lo rifarei.
 
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