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il manifesto 2013.02.16 - 02 LA PAGINA 3
Due poltrone scomode per una sola sinistra
ARTICOLO - Giorgio Salvetti MILANO
ARTICOLO - Giorgio Salvetti MILANO
MILANO
Sapessi com'è strano vedere Vendola e Ingroia sullo stesso palco a Milano. Due sinistre che si incontrano e si scontrano. Entrambe incapaci di convincere pienamente la platea. Al Teatro Carcano ieri mattina c'era un'unica organizzazione di sinistra che piaceva a tutti: la padrona di casa, la Fiom. Signora cosa voterà? «Landini». Il segretario generale fa gli onori di casa mentre Danilo De Biasio di Radio Popolare modera il dibattito. Porta il saluto della città il sindaco Pisapia. C'è Andrea Di Stefano di Etico a Sinistra. E' stato invitato a più riprese anche il candidato del centrosinistra al Pirellone, Umberto Ambrosoli.Ma lui non c'è. Assente gravemente ingiustificato, non manda neppure un sms e perde un'occasione doverosa per stare dalla parte giusta. E così l'unico capace di parlare di lavoro nella regione locomotiva d'Italia rimane Massimo Mucchetti, il giornalista del Corriera della Sera, capolista del Pd in Lombardia. Anche se le sue idee non piacciono ai metalmeccanici che lo fischiano. Vendola e Ingroia, invece, da questi parti sembrano un po' spaesati come Totò e Peppino in piazza Duomo. Sono il simbolo di una sinistra incapace di produrre leadership nei territori che sono stati la culla del movimento operaio, e oggi sono il centro del capitalismo e della finanza. Qui si decidono le elezioni della prossima settimana.
Mirco Rota, segretario lombardo della Fiom, la sua regione la conosce e presenta subito la situazione: «Dal 2008 ad oggi in Italia si sono persi 480 posti di lavoro al giorno. In Lombardia nell'ultimo anno si sono fatte 250 milioni di ore di cassa integrazione. Se non ce la facciamo qui non ce la faremo da nessuna parte. Il centrodestra è stato disastroso, ma il centrosinistra non ha ascoltato, capito e rappresentato come doveva il mondo del lavoro. Siamo stufi di sentire che il lavoro è la priorità. Vogliamo impegni precisi». E il catalogo è questo: il pubblico deve tornare ad avere un ruolo attivo, i lavoratori devono partecipare alle scelte aziendali, è necessario il reddito di cittadinanza, bisogna rivedere completamente la riforma Fornero su lavoro e pensioni, ci vuole una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Un ottimo programma.
Un lavoratore dell'Iveco di Brescia prende il microfono è ammonisce i partiti: «Sappiamo vigilare e giudicare, e saremo intransigenti». Neanche a farlo apposta, quando pronuncia la parola «legalità» in sala entra Ingroia. Applausi a macchia di leopardo, proprio come per Vendola. I due si siedono uno accanto all'altro e si stringono la mano. Ma è una sorta di cordiale guerra fredda. Non è questa la sede per lanciarsi frecciate.
Le narrazioni vendoliane per quanto suggestive ai pratici lombardi sono sempre apparse un po' troppo bizantine. Ma ieri è stato abilissimo. E' piaciuto ad un pubblico molto esigente ed è riuscito a non pronunciare il nome di Monti o di Bersani. Solo a margine ha detto che tra Monti e la Fiom lui sta con la Fiom. E ci mancherebbe altro. Poi se n'è andato. Per lui il centro del dibattito ieri è stato ancora una volta mediatico, e a distanza, con Bersani che ha rivendicato per sé il ruolo di direttore del traffico tra Vendola e Monti dopo le elezioni. «Non sono il cagnolino della coalizione - ha risposto Vendola in videochat con i lettori del Corsera - l'alleanza non è un guinzaglio. Ma mi fido di Bersani. E' una persona perbene, uno degli esempi migliori del riformismo italiano», invece «Rivoluzione civile risponde ad un'estetica della sconfitta eroica. E' un vicolo cieco». Se l'avesse detto prima sul palco della Fiom avrebbe scatenato un parapiglia, ma almeno lo avrebbe detto in faccia al diretto interessato.
Vendola non c'è più e Ingroia è più libero. Non fa sconti a Monti - «è peggio di Berlusconi» - e sottoscrive le proposte della Fiom - «stiamo con voi non a parole ma a fatti». Quanto al voto utile: «Deve essere utile a voi non ai politici. L'eroe della campana elettorale è Giuseppe Bulgarella che si è suicidato a Trapani con la Costituzione in mano. Il disastro in cui siamo invece è responsabilità anche del Pd che ha sostenuto Monti». Applausi. «Chiedo all'amico Vendola, Nichi con che compagnia ti sei messo?». Un grido dalla sala: «E tu che stai con Di Pietro?». Nessuna contestazione, ma Nichi non si tocca.
E' la fotografia della sinistra a pezzi prima del voto. Anche questa platea così preparata e unita non sa a che santo votarsi. Non ci sono altri interventi per non perturbare il manuale Cencelli dei minuti riservati a Sel o a Rivoluzione Civile. Un operaio della Maserati di Lambrate confessa: «Mi turo il naso e voto Vendola, non sopporto che vincano Berlusconi e Lega, e se poi va con Monti...». Una ragazza è per Ingroia «Anche se qui in Lombardia ha candidato Di Pietro...». C'è anche chi vota Grillo, ma lo dice sottovoce. A rimettere insieme i pezzi ci pensa Landini. «Mi auguro un governo senza Berlusconi e senza Monti, ma qualsiasi sarà, se ci metterà in condizione di doverci mobilitare, fare cortei e scioperi, li faremo tutti». Il direttore del traffico Bersani è avvisato. NICHI VENDOLA E ANTONIO INGROIA DURANTE L'INCONTRO ORGANIZZATO DALLA FIOM /FOTO ANGELA QUATTRONE Salto nel voto • Incontro-scontro al dibattito organizzato dalla Fiom a Milano. Ingroia:
Salto nel votoIncontro-scontro al dibattito organizzato dalla Fiom a Milano. Ingroia:
«Nichi, con chi ti sei messo?». Vendola: «Rivoluzione civile è un vicolo cieco». E la platea è spaccata
Siamo alle ultime battute di una campagna elettorale confusa, rissosa, e da parte di taluni estremamente menzognera. Due scenari inquietanti si profilano come possibili dall'esito del voto: o un caos ingovernabile; o il ritorno al potere di uomini e di forze, che negli anni passati hanno già portato il Paese verso la catastrofe. Per evitare tutto questo, l'unica strada è votare per la coalizione di centro-sinistra, assicurandole l'autosufficienza, che le consentirebbe di mettere in piedi un Governo stabile, autorevole, rispettabile a livello europeo, in grado di gestire al meglio politiche e alleanze. L'Italia ha un disperato bisogno di trasparenza politica e di giustizia sociale: se nei prossimi cinque anni non saremo in grado di restituire dignità alle istituzioni, rispetto per la politica, fiducia nei partiti, strategie di sviluppo e insieme un colossale mutamento di rotta nei confronti delle classi lavoratrici e dei ceti disagiati, ci ritroveremo, come altre nazioni europee, nel baratro. Questo è vero per l'intero territorio nazionale. Ancor più vero in quelle regioni "a rischio" (dalla Lombardia alla Sicilia), dove poche decine di migliaia di voti possono fare la differenza tra un nuovo inizio e una pessima fine. Ogni voto è perciò prezioso a questo scopo: chiediamo all'opinione pubblica e agli elettori di scegliere come una ragione responsabile spinge inequivocabilmente a fare. E chiediamo ai cittadini che lo condividano di sottoscrivere e promuovere questo appello.
Umberto Eco, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Claudio Magris, Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Nadia Urbinati, Guido Rossi, Tullio De Mauro, Natalia Aspesi, Giorgio Parisi, Vittorio Gregotti, Alberto Melloni, Sandra Bonsanti, Luigi Ferrajoli, Filippo Gentiloni,
Piero Bevilacqua, Alberto Asor Rosa
Le elezioni del 24-25 febbraio rappresentano un grande appuntamento. È il momento che le forze della sinistra si presentino compatte e unite a questa prova, per ricostruire solidarietà e giustizia sociale, riaffermare i diritti delle persone e del lavoro. Solo una vittoria netta del centrosinistra può creare le condizioni perché le lotte non esprimano solo rabbia, ma si traducano in cambiamenti concreti. Isolare e battere Berlusconi è possibile. È possibile uscire dalla crisi con una modifica profonda del modello di sviluppo. Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola è la forza che più coerentemente si impegna per la realizzazione concreta di questi obiettivi. Indignarsi non basta: bisogna scegliere. Io scelgo Sel, per portare al governo del paese la sfida del cambiamento. Pietro Ingrao
Sapessi com'è strano vedere Vendola e Ingroia sullo stesso palco a Milano. Due sinistre che si incontrano e si scontrano. Entrambe incapaci di convincere pienamente la platea. Al Teatro Carcano ieri mattina c'era un'unica organizzazione di sinistra che piaceva a tutti: la padrona di casa, la Fiom. Signora cosa voterà? «Landini». Il segretario generale fa gli onori di casa mentre Danilo De Biasio di Radio Popolare modera il dibattito. Porta il saluto della città il sindaco Pisapia. C'è Andrea Di Stefano di Etico a Sinistra. E' stato invitato a più riprese anche il candidato del centrosinistra al Pirellone, Umberto Ambrosoli.Ma lui non c'è. Assente gravemente ingiustificato, non manda neppure un sms e perde un'occasione doverosa per stare dalla parte giusta. E così l'unico capace di parlare di lavoro nella regione locomotiva d'Italia rimane Massimo Mucchetti, il giornalista del Corriera della Sera, capolista del Pd in Lombardia. Anche se le sue idee non piacciono ai metalmeccanici che lo fischiano. Vendola e Ingroia, invece, da questi parti sembrano un po' spaesati come Totò e Peppino in piazza Duomo. Sono il simbolo di una sinistra incapace di produrre leadership nei territori che sono stati la culla del movimento operaio, e oggi sono il centro del capitalismo e della finanza. Qui si decidono le elezioni della prossima settimana.
Mirco Rota, segretario lombardo della Fiom, la sua regione la conosce e presenta subito la situazione: «Dal 2008 ad oggi in Italia si sono persi 480 posti di lavoro al giorno. In Lombardia nell'ultimo anno si sono fatte 250 milioni di ore di cassa integrazione. Se non ce la facciamo qui non ce la faremo da nessuna parte. Il centrodestra è stato disastroso, ma il centrosinistra non ha ascoltato, capito e rappresentato come doveva il mondo del lavoro. Siamo stufi di sentire che il lavoro è la priorità. Vogliamo impegni precisi». E il catalogo è questo: il pubblico deve tornare ad avere un ruolo attivo, i lavoratori devono partecipare alle scelte aziendali, è necessario il reddito di cittadinanza, bisogna rivedere completamente la riforma Fornero su lavoro e pensioni, ci vuole una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Un ottimo programma.
Un lavoratore dell'Iveco di Brescia prende il microfono è ammonisce i partiti: «Sappiamo vigilare e giudicare, e saremo intransigenti». Neanche a farlo apposta, quando pronuncia la parola «legalità» in sala entra Ingroia. Applausi a macchia di leopardo, proprio come per Vendola. I due si siedono uno accanto all'altro e si stringono la mano. Ma è una sorta di cordiale guerra fredda. Non è questa la sede per lanciarsi frecciate.
Le narrazioni vendoliane per quanto suggestive ai pratici lombardi sono sempre apparse un po' troppo bizantine. Ma ieri è stato abilissimo. E' piaciuto ad un pubblico molto esigente ed è riuscito a non pronunciare il nome di Monti o di Bersani. Solo a margine ha detto che tra Monti e la Fiom lui sta con la Fiom. E ci mancherebbe altro. Poi se n'è andato. Per lui il centro del dibattito ieri è stato ancora una volta mediatico, e a distanza, con Bersani che ha rivendicato per sé il ruolo di direttore del traffico tra Vendola e Monti dopo le elezioni. «Non sono il cagnolino della coalizione - ha risposto Vendola in videochat con i lettori del Corsera - l'alleanza non è un guinzaglio. Ma mi fido di Bersani. E' una persona perbene, uno degli esempi migliori del riformismo italiano», invece «Rivoluzione civile risponde ad un'estetica della sconfitta eroica. E' un vicolo cieco». Se l'avesse detto prima sul palco della Fiom avrebbe scatenato un parapiglia, ma almeno lo avrebbe detto in faccia al diretto interessato.
Vendola non c'è più e Ingroia è più libero. Non fa sconti a Monti - «è peggio di Berlusconi» - e sottoscrive le proposte della Fiom - «stiamo con voi non a parole ma a fatti». Quanto al voto utile: «Deve essere utile a voi non ai politici. L'eroe della campana elettorale è Giuseppe Bulgarella che si è suicidato a Trapani con la Costituzione in mano. Il disastro in cui siamo invece è responsabilità anche del Pd che ha sostenuto Monti». Applausi. «Chiedo all'amico Vendola, Nichi con che compagnia ti sei messo?». Un grido dalla sala: «E tu che stai con Di Pietro?». Nessuna contestazione, ma Nichi non si tocca.
E' la fotografia della sinistra a pezzi prima del voto. Anche questa platea così preparata e unita non sa a che santo votarsi. Non ci sono altri interventi per non perturbare il manuale Cencelli dei minuti riservati a Sel o a Rivoluzione Civile. Un operaio della Maserati di Lambrate confessa: «Mi turo il naso e voto Vendola, non sopporto che vincano Berlusconi e Lega, e se poi va con Monti...». Una ragazza è per Ingroia «Anche se qui in Lombardia ha candidato Di Pietro...». C'è anche chi vota Grillo, ma lo dice sottovoce. A rimettere insieme i pezzi ci pensa Landini. «Mi auguro un governo senza Berlusconi e senza Monti, ma qualsiasi sarà, se ci metterà in condizione di doverci mobilitare, fare cortei e scioperi, li faremo tutti». Il direttore del traffico Bersani è avvisato. NICHI VENDOLA E ANTONIO INGROIA DURANTE L'INCONTRO ORGANIZZATO DALLA FIOM /FOTO ANGELA QUATTRONE Salto nel voto • Incontro-scontro al dibattito organizzato dalla Fiom a Milano. Ingroia:
Salto nel votoIncontro-scontro al dibattito organizzato dalla Fiom a Milano. Ingroia:
«Nichi, con chi ti sei messo?». Vendola: «Rivoluzione civile è un vicolo cieco». E la platea è spaccata
Per il cambiamento
Per il cambiamentoSiamo alle ultime battute di una campagna elettorale confusa, rissosa, e da parte di taluni estremamente menzognera. Due scenari inquietanti si profilano come possibili dall'esito del voto: o un caos ingovernabile; o il ritorno al potere di uomini e di forze, che negli anni passati hanno già portato il Paese verso la catastrofe. Per evitare tutto questo, l'unica strada è votare per la coalizione di centro-sinistra, assicurandole l'autosufficienza, che le consentirebbe di mettere in piedi un Governo stabile, autorevole, rispettabile a livello europeo, in grado di gestire al meglio politiche e alleanze. L'Italia ha un disperato bisogno di trasparenza politica e di giustizia sociale: se nei prossimi cinque anni non saremo in grado di restituire dignità alle istituzioni, rispetto per la politica, fiducia nei partiti, strategie di sviluppo e insieme un colossale mutamento di rotta nei confronti delle classi lavoratrici e dei ceti disagiati, ci ritroveremo, come altre nazioni europee, nel baratro. Questo è vero per l'intero territorio nazionale. Ancor più vero in quelle regioni "a rischio" (dalla Lombardia alla Sicilia), dove poche decine di migliaia di voti possono fare la differenza tra un nuovo inizio e una pessima fine. Ogni voto è perciò prezioso a questo scopo: chiediamo all'opinione pubblica e agli elettori di scegliere come una ragione responsabile spinge inequivocabilmente a fare. E chiediamo ai cittadini che lo condividano di sottoscrivere e promuovere questo appello.
Umberto Eco, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Claudio Magris, Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Nadia Urbinati, Guido Rossi, Tullio De Mauro, Natalia Aspesi, Giorgio Parisi, Vittorio Gregotti, Alberto Melloni, Sandra Bonsanti, Luigi Ferrajoli, Filippo Gentiloni,
Piero Bevilacqua, Alberto Asor Rosa
Scelgo Sel
Scelgo SelLe elezioni del 24-25 febbraio rappresentano un grande appuntamento. È il momento che le forze della sinistra si presentino compatte e unite a questa prova, per ricostruire solidarietà e giustizia sociale, riaffermare i diritti delle persone e del lavoro. Solo una vittoria netta del centrosinistra può creare le condizioni perché le lotte non esprimano solo rabbia, ma si traducano in cambiamenti concreti. Isolare e battere Berlusconi è possibile. È possibile uscire dalla crisi con una modifica profonda del modello di sviluppo. Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola è la forza che più coerentemente si impegna per la realizzazione concreta di questi obiettivi. Indignarsi non basta: bisogna scegliere. Io scelgo Sel, per portare al governo del paese la sfida del cambiamento. Pietro Ingrao
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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