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il manifesto 2013.02.16 - 03 LA PAGINA 3
 
WASHINGTON I due presidenti sono d'accordo: il nostro paese deve continuare così
Tra Obama e Napolitano c'è un Monti di riguardo
ARTICOLO - a. fab.

ARTICOLO - a. fab.
Il presidente italiano «deplora» chi prima ha appoggiato il professore e i suoi tecnici e adesso critica. Solo il Pdl replica
ROMA
«Obama saluta il presidente italiano che conclude il suo mandato». Così i media di Washington hanno dato (breve) notizia dei 50 minuti nello studio ovale di Giorgio Napolitano, accolto con grande calore da Barack Obama che addirittura lo ha paragonato a un regalo di San Valentino. Ben altro peso ha questa viaggio da noi, dopo che una delle speaker della Casa Bianca aveva detto chiaramente che gli Stati uniti si aspettano che l'Italia vada avanti sulla strada segnata da Monti. E Napolitano, in buon inglese, davanti al caminetto dello studio privato di Mr. President, ha battuto sullo stesso tasto: «Abbiamo fatto grandi progressi in questi ultimi 14 mesi con la comprensione e l'aiuto di forze politiche diverse e questi progressi devono continuare». Poteva bastare, ma il capo dello stato ha fatto di più. Ha ricordato in una successiva conferenza stampa per i giornalisti italiani che «eravamo arrivati sull'orlo del disastro, di un vero e proprio collasso finanziario». Se pure Mario Monti dovesse adottare altri cento cagnolini, non riuscirebbe a regalarsi uno spot come questo, arrivato gratis da Washington.
Non detto ma sotto gli occhi di tutti - presidenti, diplomatici e persino elettori - c'è il fatto che il «salvatore» del 2011 non si trova adesso a bordo campo, ma in piena campagna elettorale. Anzi, mentre ieri Napolitano stringeva la mano ad Obama, lui si faceva abbracciare da Montezemolo davanti ai supporter romani. Il presidente della Repubblica, che pure aveva tentato di dissuadere il senatore a vita da un impegno diretto, ieri con grande classe ha negato ogni frizione. «Ho rispettato la sua libera scelta», ha detto. Aggiungendo subito di rispettare assai meno, anzi «ho un po' deplorato» quelli che «dopo 13 mesi di sostegno al governo danno ora giudizi liquidatori sulle scelte di Monti». Al di qua dell'Atlantico, berlusconiani di ogni ordine e grado si sono riconosciuti nel polemico identikit. E hanno cominciato a soffiare rabbiosi comunicati stampa, accusando il capo dello stato di intervenire indebitamente in campagna elettorale. Nulla ha detto invece il Pd, che evidentemente nemmeno si vede più come concorrente del senatore Monti, oppure non si azzarda a dissentire neanche un po' da Napolitano. Rosy Bindi, anzi, ha preso parola per ringraziare il capo dello stato che «usando il linguaggio della verità ha dimostrato la serietà e l'affidabilità delle istituzioni».
Di cose italiane ha ancora parlato il presidente. Non del Muos, come riferiamo altrove, e nemmeno delle recenti condanne per il rapimento di Abu Omar, bensì della «nuova» Tangentopoli. E si è detto «preoccupato». Ha usato però parole molto precise, che certo non hanno avvalorato la tesi di Berlusconi che le tangenti bisogna pagarle (persino Berlusconi sostiene di non averlo mai detto), ma hanno puntualizzato che l'intermediazione non sempre è illecita. «Il centro dell'attenzione della magistratura - ha spiegato Napolitano - non è su quali sono i costumi prevalenti in caso di transazioni internazionali, dove ci sono mediatori specializzati che certo non lavorano gratis et amore dei». No, i magistrati italiani, di Busto Arsizio nel caso, devono «capire se dietro quello che implicano queste transazioni internazionali e ricerche di canali per vincere le gare ci sia qualcosa che si trasforma in Italia in riserva occulta, o tangenti». Altrimenti, sembra di capire, il reato non c'è.
Per il resto l'affettuoso incontro alla Casa Bianca è stato dedicato ai rapporti tra l'Europa e gli Stati Uniti. Napolitano ha apprezzato il passaggio che ha fatto Obama nel discorso sullo Stato dell'Unione agli accordi di libero scambio tra Usa e Ue (negoziato tutto da scrivere). Che il presidente americano sia interessato assai alle prossime elezioni italiane, e ancor di più «alla formazione del governo», lo ha però detto lo stesso Obama, in poche parole di saluto di fronte ai giornalisti. Certo, nel colloquio «è stato assolutamente impeccabile» - ha assicurato Napolitano, evitando di prendere posizione sulle forze in campo. Però «che si debba andare avanti e non indietro lo spera lui e lo spero anche io», ha aggiunto Napolitano. Avvertendo che è ben consapevole di avere ancora un ultimo compito da svolgere: «Le consultazioni per il nuovo governo, mi toccherà ancora questo pezzo di strada abbastanza in salita». Prevede dunque che il risultato delle urne non consegnerà scelte facili.
Infine Obama ha raccontato che le sue figlie vogliono tornare presto in Italia, e probabilmente lo faranno, con la madre Michelle. Lui no, il presidente era atteso ma lo scioglimento anticipato delle nostre camere ha costretto a rivedere il programma. Colpa, anche questa, di Berlusconi. a. fab. Cosa bianca •
Cosa bianca Grande affetto e stima, cinquanta minuti di colloquio, l'amico americano chiede del prossimo governo, il capo dello stato ricorda che eravamo sull'orlo del collasso finanziario
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