domenica 17 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.02.16 - 03 LA PAGINA 3
 
COMUNICAZIONE «Bersani dice che lui non conta favole? Sbaglia»
Se la sinistra vuole provare a vincere deve imparare a raccontare storie
ARTICOLO - Giuliano Santoro

ARTICOLO - Giuliano Santoro
Duncombe, professore americano di politica dei media: bisogna contrastare le bugie con la verità, narrata
Giuliano Santoro
Stephen Duncombe, docente di cultura dei media alla New York University, è l'autore di Dream (2007), un saggio che ha fatto molto discutere la sinistra americana e che è stato elogiato da autori come Naomi Klein, Slavoj Zizek e Michael Hardt. In quel testo partiva da questo paradosso: «Il problema deriva dalla realtà. I progressisti ci credono, i conservatori credono che questa si possa creare». A lui sottoponiamo lo slogan di Pieluigi Bersani: «Non raccontiamo favole». «È la classica risposta di centrosinistra - argomenta Duncombe -, dietro questa frase c'è l'assunto "non abbiamo bisogno di raccontare favole perché diciamo la verità". Pare bello, ma è anche molto ingenuo».
Cosa intende per ingenuo?
Noi prendiamo contatto con il mondo attraverso le storie che raccontiamo. La verità non è auto-evidente, non rivelerà mai se stessa. Ha bisogno di essere aiutata, di "avere senso" per la gente. E ciò accade quando è inserita in una narrazione che la connette con la vita delle persone. In breve, anche la sinistra ha bisogno di raccontare storie sulla verità. Ovviamente abbiamo bisogno anche della verità. Una storia senza verità è una bugia, e credo che a questo si riferisca Bersani quando parla di "favole": alla tendenza di Berlusconi a raccontare storie divertenti su qualunque assurdità gli capiti di sognare. Ma Bersani sbaglia se pensa di mettere in contrapposizione il "narrare storie" con il mero dato di fatto. No, bisogna contrastare il racconto di storie false con la narrazione di storie vere.
Ha scritto Dream mentre Bush Jr. era al governo, spiegando come le bugie del suo governo - come le famose armi di distruzione di massa di Saddam, fossero più convincenti delle "verità" dei democratici. Poi qualcosa è cambiato. In che modo Barack Obama ha utilizzato politicamente l'immaginazione?
Spero soltanto che Obama possieda la capacità di raccontare storie e illudere che avevano Bush e la sua amministrazione. Obama ha dimostrato di essere molto bravo con queste cose, quando vuole: tutte e due le sue campagne presidenziali, particolarmente la prima del 2008, erano piene di visioni utopiche. Ma una volta giunto al potere, Obama ha smesso di maneggiare i sogni e ha cominciato a trafficare con gli affari. Non era più interessato, ad esempio, a raccontare una storia nella quale potessero entrarci le sue politiche sulla sanità, piuttosto si è messo a fare accordi coi repubblicani. Una tipica strategia da élite burocratica. L'ironia sta nel fatto che questa strategia realista non ha funzionato. La destra non aveva interesse a fare accordi e così Obama è stato lasciato senza una visione dalla quale attingere per ottenere poi il sostegno del popolo americano. Questa volta sembra di capire che ha imparato la lezione. La proposta sul controllo delle armi, per esempio, è stata accompagnata da molte narrazioni e grandi sogni sul senso della comunità e della responsabilità.
Tornando all'Italia, dove c'è uno strano partito fondato da un comico, Beppe Grillo, e dal suo socio Gianroberto Casaleggio, che è un esperto di web-marketing. Hanno sottratto molti temi ai movimenti sociali, utilizzando al tempo stesso le regole dello spettacolo per creare un'organizzazione ibrida e carismatica e il web per dare vita a gerarchie rigide di nuovo tipo. L'Italia è stata negli ultimi anni un laboratorio di forme politiche, pensa che il cosiddetto grillismo possa espandersi oltre i confini nazionali?
La politica dell'assurdo è una risposta all'assurdità della politica. Negli Stati Uniti, la maggior parte dei giovani apprende le notizie politiche più da Jon Stewart, un comico, che da ogni altra fonte. Credo che ci siano due modi di guardare a questo fenomeno. La prima è l'orrore, per il fatto che ci siamo arresi al modo in cui la politica è diventata una specie di barzelletta, cercando una risata o sperando di essere intrattenuti piuttosto che aspirando al coinvolgimento e alla determinazione del nostro destino. Voglio dire, dopo tutto non è questa la storia di Berlusconi? Magari è un farabutto, ma almeno è divertente! Il secondo modo di osservare tutto ciò è meno deprimente. I clown - i pagliacci coscienti del loro ruolo come Grillo o Stewart - nel corso degli anni sono stati in grado di dire cose al di fuori delle norme del discorso della politica rispettabile e in questo modo ci danno la chiave per evadere dalla prigione del possibile e di immaginare e osare cose nuove e impossibili. E questa capacità immaginare è necessaria per ogni cambiamento politico reale.
Lei scrive che la capacità di utilizzare le storie non è soltanto una tattica ma un modo di pensare e agire la politica. Puoi spiegare cosa intende precisamente?
Occorre comprendere i desideri e i bisogni della gente comune per dare vita ad una politica che abbia risonanza con la situazione in cui le persone si trovano, non con quella in cui vorremmo che fossero. Tuttavia, ciò non significa che si debba rinunciare a muovere le idee e le azioni della gente. Non sto sostenendo una specie di populismo conservatore che enfatizza il valore della saggezza dell'uomo qualunque. Si tratta di cambiare il modo in cui la gente pensa e si comporta, ma anche di riconoscere che ciò avviene quando si connettono più persone grazie ad un linguaggio che esse comprendono. Significa anche attingere ai sogni che magari si fanno ma che vengono pervertiti o addormentati nel consumismo. Me l'ha insegnato Antonio Gramsci.
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it