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il manifesto 2013.02.16 - 07 INTERNAZIONALE
 
Sudafrica/ IL PROCESSO AGGIORNATO AL 19 FEBBRAIO
I giudici non credono a Pistorius, ora l'accusa è omicidio premeditato
ARTICOLO - S.Cr.

ARTICOLO - S.Cr.
S.Cr.
Seduto sul sedile posteriore di un auto della polizia, la testa coperta da una giacca, così è arrivato alle 9 ora locale di Pretoria Oscar Pistorius, che all'alba di giovedì ha ucciso la fidanzata, la modella Reeva Steenkamp. Qui l'intenzione dell'avvocato dell'atleta medaglia d'oro a Londra 2012 di chiedere subito gli arresti domiciliari su cauzione, si è scontrata con la decisione dei giudici che hanno convalidato l'arresto cambiando il capo di imputazione che è passato da «omicidio volontario» a un più pesante «omicidio premeditato». L'atleta, riferiscono le agenzie, è apparso tremante, accompagnato dai familiari, il padre Henke, la sorella e il fratello è scoppiato in lacrime al momento della formulazione delle accuse. I giudici del tribunale di Pretoria hanno intanto spostato l'udienza a martedì prossimo, 19 febbraio, dove verrà anche esaminata la richiesta degli avvocati di Pistorius di libertà su cauzione.
Ieri è stata effettuata l'autopsia sul corpo della ragazza ma i risultati - riferisce la polizia - non verranno resi pubblici. A quarantotto ore di distanza si chiariscono i contorni dell'omicidio, come riferisce la stampa locale che ha pubblicato alcune indiscrezioni. Pistorius avrebbe esploso i quattro colpi dalla porta del bagno, con una calibro 9, ma prima della sparatoria, la polizia era stata chiamata dai vicini allarmati dalle urla e dai rumori che provenivano dall'abitazione del 26enne campione paralimpico.
Cadrebbe così l'alibi di Pistorius, secondo cui avrebbe sparato alla fidanzata dopo essersi svegliato di soprassalto nel cuore della notte, scambiandola per un ladro. L'ipotesi che la vittima fosse rientrata in casa molto tardi, viene quindi smentita. Si muove nel frattempo la famiglia Pistorius, in un comunicato stampa fa sapere: «Il presunto omicidio viene contestato nel modo più assoluto», esprimendo profondo orgoglio nei confronti della famiglia Steenkamp.
Moltissime le reazioni dai media sudafricani, sconvolti dalla caduta dell'idolo; c'è chi non si sbilancia, come il nazionale Times secondo il quale: «Saranno i giudici a decidere la sorte di Oscar, fino a quel momento si presume innocente», e chi invece - come Justice Malala, analista politico del Guadian che definisce la vicenda: «terribile per un paese che a pochi eroi che trascendano dal colore della pelle» e che dopo «la caduta di Pistorius, noi siamo persi». The South African Institute of Race Relations, sottolinea invece che quello di Reeva Steenkamp è uno dei 2500 casi di donne uccise in Sudafrica ogni anno. E anche, qui, come negli Stati uniti, si impone «una riflessione sulla necessità di una legge che limiti l'uso delle armi». Sulla vicenda è intervenuto Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico italiano che ospite di una trasmissione sportiva su RaiSport1 ha detto: «Questa storia ci insegna , così come altre tragiche vicende del passato, penso a Monzon o a O.J. Simpson, come dietro a grandi campioni ci sono uomini che vivono con tutte le loro fragilità. La fragilità di Oscar penso possa essere stata determinata anche da questa velocità di crescita della sua immagine e può aver influito. Oscar negli ultimi tempi era sempre accompagnato e circondato da tanta gente e aveva perso la naturalezza dei primi anni». I MEDIA The South African Institute of Race mette in luce come l'omicidio di Reeva Steenkamp, sia uno dei 2500 casi di donne uccise da compani, mariti, familiari in Sudafrica ogni anno
 
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