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il manifesto 2013.02.16 - 07 INTERNAZIONALE
STATI UNITI La nuova iniziativa presidenziale parte dalla crisi occupazionale in North Carolina
Obama in tour «elettorale»
ARTICOLO - Marco Morini
ARTICOLO - Marco Morini
Sarà difficile far passare l' aumento della spesa pubblica. Così attiva il «popolo»
Marco Morini
Con i Repubblicani in maggioranza alla Camera e disposti a un forte ostruzionismo al Senato (come dimostra il momentaneo stop alla ratifica della nomina di Chuck Hagel alla guida del Pentagono), Barack Obama si è reso conto che per poter realizzare gli ambiziosi obiettivi annunciati nel discorso all'Unione di martedì scorso sarà necessario mobilitare l'opinione pubblica. Dalla limitazione alle armi all'innalzamento del salario minimo a 9 dollari all'ora fino ai programmi di stimolo all'economia da finanziare con la spesa pubblica, si tratta di politiche che dovranno confrontarsi con una fiera opposizione repubblicana in sede congressuale.
Consapevole però che siano piani d'azione condivisi - seppur in misura diversa - dalla maggioranza degli americani, Obama ha deciso di intraprendere una sorta di «seconda campagna elettorale» che lo vedrà più presente sui media e anche impegnato sul territorio per convincere i cittadini statunitensi della bontà delle sue proposte. L'idea è infatti quella di aumentare indirettamente la pressione popolare sui repubblicani.
Il piano messo a punto dagli strateghi della Casa bianca è già in atto: subito dopo il discorso sullo «Stato dell'Unione», Obama ha tenuto una conference call con i responsabili locali della sua campagna per la rielezione e ha poi pubblicato un video sul web rivolto a tutti i sostenitori in cui invitava a «lavorare insieme e non solo a Washington per migliorare l'America». Il proposito si è già concretizzato in un mini tour di tre giorni che il Presidente ha effettuato in North Carolina.
Un territorio che non è certo stato scelto a caso: si tratta di uno swing state, cioè dove democratici e repubblicani sono storicamente vicini nel numero di consensi, ed è uno stato che nel 2008 votò per lui, mentre lo scorso novembre ha scelto Romney. Inoltre è un territorio che sta subendo più di altri le difficoltà economiche: il tasso di disoccupazione è al 9,2%, cioè oltre un punto in più della media nazionale ed è di poche settimane fa la proposta del governo locale di ridurre drasticamente i sussidi di disoccupazione. È uno stato dalla buona tradizione manifatturiera e che ora sta patendo una crisi occupazionale soprattutto nel settore estrattivo e nei lavori pubblici.
Obama ha visitato due fabbriche situate ai piedi delle Blue Ridge Mountains, nella North Carolina occidentale. Una di queste è la Linamar, un'azienda canadese che produce componenti meccaniche. Qui Obama ha ribadito il suo piano che garantisce 6 miliardi di dollari di sgravi fiscali da destinarsi a quei territori che riescono ad attrarre investimenti stranieri. E la Linamar ne è un esempio perfetto: ha iniziato a produrre in North Carolina da pochi anni, installandosi in un'area che aveva vissuto molte drammatiche chiusure. Il suo arrivo è stato determinante per evitare una tragedia occupazionale. Obama auspica altri esempi di questo tipo, non mancando di sottolineare la necessità di investire costantemente in innovazione e sviluppo tecnologico.
Compatibilmente con gli impegni istituzionali (ieri era di nuovo a Washington per l'incontro con Giorgio Napolitano), Obama ha intenzione di intraprendere altri tour di questo tipo, sempre in stati industrializzati e politicamente «in bilico», cioè dove c'è una rilevante ma non predominante presenza repubblicana.
L'idea di fondo degli strateghi di Obama è quella che gli ambiziosi obiettivi di secondo mandato possano essere divisi in tre gruppi, a seconda del loro grado di fattibilità. Tra i provvedimenti che si presume incontreranno la maggiore opposizione c'è tutta la legislazione sul controllo delle armi. Qui Obama, oltre al consueto ostruzionismo repubblicano dovrà fare i conti con la potente lobby delle armi che ha influenza anche su alcuni membri del suo partito. Inoltre l'opinione pubblica, seppur sconvolta dalle recenti stragi nelle scuole, e' ancora divisa sul tema.
Sulla riforma dell'immigrazione Obama è invece convinto che la sua spinta innovatrice avrà facilmente la meglio: il partito repubblicano si è accorto che non può più pensare di vincere elezioni importanti ignorando le minoranze etniche. E per questo, nel tentativo di conquistare (parte) dell'elettorato ispanico è probabile che i repubblicani avanzeranno le loro proposte in materia e un compromesso sarà agevolmente raggiunto.
A metà strada stanno tutti i provvedimenti di carattere economico. Obama sa di poter contare sull'appoggio popolare ma è anche consapevole che i repubblicani non arretreranno di un millimetro dalle loro posizioni di assoluta contrarietà a ogni aumento della spesa pubblica. Di qui i viaggi nel Paese e un possibile tour mediatico. In definitiva, quel che appare evidente è che Obama abbia abbandonato la prudenza del primo mandato e voglia a tutti i costi lasciare un segno profondo nei suoi secondi quattro anni di presidenza.
CHUCK HAGEL CANDIDATO PRESIDENZIALE ALLA GUIDA DEL PENTAGONO. FOTO GRANDE, NORTH CAROLINA, BARACK OBAMA NELLA FABBRICA LINAMAR /FOTO REUTERS
Con i Repubblicani in maggioranza alla Camera e disposti a un forte ostruzionismo al Senato (come dimostra il momentaneo stop alla ratifica della nomina di Chuck Hagel alla guida del Pentagono), Barack Obama si è reso conto che per poter realizzare gli ambiziosi obiettivi annunciati nel discorso all'Unione di martedì scorso sarà necessario mobilitare l'opinione pubblica. Dalla limitazione alle armi all'innalzamento del salario minimo a 9 dollari all'ora fino ai programmi di stimolo all'economia da finanziare con la spesa pubblica, si tratta di politiche che dovranno confrontarsi con una fiera opposizione repubblicana in sede congressuale.
Consapevole però che siano piani d'azione condivisi - seppur in misura diversa - dalla maggioranza degli americani, Obama ha deciso di intraprendere una sorta di «seconda campagna elettorale» che lo vedrà più presente sui media e anche impegnato sul territorio per convincere i cittadini statunitensi della bontà delle sue proposte. L'idea è infatti quella di aumentare indirettamente la pressione popolare sui repubblicani.
Il piano messo a punto dagli strateghi della Casa bianca è già in atto: subito dopo il discorso sullo «Stato dell'Unione», Obama ha tenuto una conference call con i responsabili locali della sua campagna per la rielezione e ha poi pubblicato un video sul web rivolto a tutti i sostenitori in cui invitava a «lavorare insieme e non solo a Washington per migliorare l'America». Il proposito si è già concretizzato in un mini tour di tre giorni che il Presidente ha effettuato in North Carolina.
Un territorio che non è certo stato scelto a caso: si tratta di uno swing state, cioè dove democratici e repubblicani sono storicamente vicini nel numero di consensi, ed è uno stato che nel 2008 votò per lui, mentre lo scorso novembre ha scelto Romney. Inoltre è un territorio che sta subendo più di altri le difficoltà economiche: il tasso di disoccupazione è al 9,2%, cioè oltre un punto in più della media nazionale ed è di poche settimane fa la proposta del governo locale di ridurre drasticamente i sussidi di disoccupazione. È uno stato dalla buona tradizione manifatturiera e che ora sta patendo una crisi occupazionale soprattutto nel settore estrattivo e nei lavori pubblici.
Obama ha visitato due fabbriche situate ai piedi delle Blue Ridge Mountains, nella North Carolina occidentale. Una di queste è la Linamar, un'azienda canadese che produce componenti meccaniche. Qui Obama ha ribadito il suo piano che garantisce 6 miliardi di dollari di sgravi fiscali da destinarsi a quei territori che riescono ad attrarre investimenti stranieri. E la Linamar ne è un esempio perfetto: ha iniziato a produrre in North Carolina da pochi anni, installandosi in un'area che aveva vissuto molte drammatiche chiusure. Il suo arrivo è stato determinante per evitare una tragedia occupazionale. Obama auspica altri esempi di questo tipo, non mancando di sottolineare la necessità di investire costantemente in innovazione e sviluppo tecnologico.
Compatibilmente con gli impegni istituzionali (ieri era di nuovo a Washington per l'incontro con Giorgio Napolitano), Obama ha intenzione di intraprendere altri tour di questo tipo, sempre in stati industrializzati e politicamente «in bilico», cioè dove c'è una rilevante ma non predominante presenza repubblicana.
L'idea di fondo degli strateghi di Obama è quella che gli ambiziosi obiettivi di secondo mandato possano essere divisi in tre gruppi, a seconda del loro grado di fattibilità. Tra i provvedimenti che si presume incontreranno la maggiore opposizione c'è tutta la legislazione sul controllo delle armi. Qui Obama, oltre al consueto ostruzionismo repubblicano dovrà fare i conti con la potente lobby delle armi che ha influenza anche su alcuni membri del suo partito. Inoltre l'opinione pubblica, seppur sconvolta dalle recenti stragi nelle scuole, e' ancora divisa sul tema.
Sulla riforma dell'immigrazione Obama è invece convinto che la sua spinta innovatrice avrà facilmente la meglio: il partito repubblicano si è accorto che non può più pensare di vincere elezioni importanti ignorando le minoranze etniche. E per questo, nel tentativo di conquistare (parte) dell'elettorato ispanico è probabile che i repubblicani avanzeranno le loro proposte in materia e un compromesso sarà agevolmente raggiunto.
A metà strada stanno tutti i provvedimenti di carattere economico. Obama sa di poter contare sull'appoggio popolare ma è anche consapevole che i repubblicani non arretreranno di un millimetro dalle loro posizioni di assoluta contrarietà a ogni aumento della spesa pubblica. Di qui i viaggi nel Paese e un possibile tour mediatico. In definitiva, quel che appare evidente è che Obama abbia abbandonato la prudenza del primo mandato e voglia a tutti i costi lasciare un segno profondo nei suoi secondi quattro anni di presidenza.
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