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il manifesto 2013.09.03 - 14 COMMUNITY
 
Posta e risposta
Il Maxxi stipendio
LETTERE - Nicola De Lorenzo, Arianna Di Genova

LETTERE - Nicola De Lorenzo, Arianna Di Genova
A differenza di Arianna Di Genova, che trova tutto sommato modesto lo stipendio di poco più di quattromila euro al mese per il nuovo direttore del Maxxi, io invece trovo che in un paese, l'Italia, in cui più di 4 milioni di pensionati vivono, per così dire, con meno di cinquecento euro al mese, e altri 5 milioni con meno di mille, in cui centinaia di migliaia di lavoratori, grazie ai crimini della Fornero & C., hanno avuto l'onore di accedere all'inedito status di «esodati», cioè di lavoratori senza stipendio e senza pensione, in cui masse sterminate di dannati (intermittenti, interinali ecc.) non riescono a mettere assieme il pranzo con la cena, io trovo, dicevo, che quello stipendio sia semplicemente scandaloso. Dopotutto, che farà mai un direttore di museo per meritare un compenso mensile pari a tre salari operai? Quanto al fatto che i visitatori del museo siano aumentati quest'anno del 30%, non credo testimoni che «nei periodi di crisi economica il consumo culturale funziona da antidepressivo», quanto, piuttosto, che il consumo culturale (che brutta parola!) è, oggi, privilegio di un élite, che, come tale, non è toccata dalla crisi. Bisogna avere una fantasia prodigiosa, per riuscire ad immaginare un cassaintegrato che, per tenersi su, decida di varcare la soglia del Maxxi, per ammirare, alla modica cifra di 11 euro, le meraviglie delle arti del XXI secolo.
Buon lavoro
Nicola De Lorenzo, Asti

Gentile Nicola, accolgo con entusiasmo la tua lettera (critiche comprese) perché solleva un problema che mi sta molto a cuore e che sembra in apparenza irrisolvibile.
Punto uno: uno stipendio di 4.000 euro - alto, ma non astronomico - non è così «fuori le righe» per un direttore straniero che venga a reggere le redini di una istituzione internazionale come è il Maxxi e che rilanci quel museo nel mondo; è bene che - in ogni settore - le competenze vengano riconosciute e siano pagate. Un paese privo di ricerca sconta anche un vuoto di futuro e di speranza. Si può discutere o meno sull'opportunità di istituire grandi musei se poi non si possono mantenere, ma resta sempre valida l'idea, a mio parere, che arte, cinema, musica, teatro, siano isole di benessere e davvero funzionino da antidepressivo (oltre che da «micce di coscienza»). Quando venne costruito l'Auditorium di Piano ci furono molte polemiche, però la scelta si rivelò giusta: quel luogo è oggi una «piazza» abitata dai suoi cittadini. Punto due: i costi della cultura e la situazione economica gravissima italiana. Qui, mi schiero completamente dalla tua parte. La soluzione c'è: se il biglietto per entrare al Maxxi è caro perché il mantenimento dell'edificio stesso e delle sue attività non permettono gare al ribasso, nulla vieta che si applichino dei parametri europei per far sì che la cultura non sia di élite. Per esempio: perché i minorenni pagano? In Europa, in moltissimi musei, entrano gratis fino a diciotto anni e poi, se studenti, usufruiscono di tessere speciali tutto l'anno. Così potrebbe essere per chi è disoccupato o cassaintegrato: penso a una tessera con ingressi agevolati, tipo carnet a costi contenutissimi. Oppure abbonamenti, offerte, gratuità in alcuni giorni: le formule sono infinite. Perché chi è in cassaintegrazione dovrebbe essere deprivato anche del piacere di ascoltare del jazz, vedere un bel film o andare a una mostra di Tiziano? Non sarebbe meglio applicare una politica strutturale che favorisca il «consumo culturale» rispetto agli eventi tipo Notti bianche?
Arianna Di Genova

 
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