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il manifesto 2013.09.04 - 03 INTERNAZIONALE
 
ONU/USA - Duro appello di Ban Ki-moon a Barack Obama
«Solo Consiglio dell'Onu legittima l'uso della forza»
APERTURA - Anna Maria Merlo PARIGI
PARIGI
APERTURA - Anna Maria Merlo PARIGI - PARIGI
Stati uniti. Il leader repubblicano della Camera Boehner: «Sì all'attacco». La democratica Nancy Pelosi: «La gente vuole saperne di più» Stati uniti
Se le armi chimiche sono state usate in Siria - «edè un crimine contro l'umanità» - il Consiglio di Sicurezza deve mostrare unità e decidere misure. Lo ha detto il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, secondo cui solo il Consiglio può legittimare l'uso della forza: «Come ho già ripetuto dobbiamo passare attraverso il consiglio di sicurezza, l'uso della forza può essere fatto all'interno della legge solo per legittima difesa in base all'articolo 51 della carta delle Nazioni unite o quando il Consiglio di sicurezza approva tale azione». Il segretario dell'Onu ha voluto chiaramente fermare Obama, ponendo l'accento sul fatto che un'azione degli Stati Uniti potrebbe scatenare ulteriore violenza nel Paese.
Intanto il «dovere morale» di «punire» il regime di Assad per aver usato le armi chimiche contro il suo popolo si ferma di fronte all'accoglienza dei profughi. Ieri, l'Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati ha ricordato che il numero dei siriani che sono fuggiti dal paese in guerra civile ha superato i due milioni. Cioè una cifra che si è moltiplicata per dieci in un anno. Kristelina Gerogieva, commissaria europea agli aiuti umanitari, si è limitata a sottolineare la "cifra spaventosa di 2 milioni, più della metà dei bambini", più o meno "il numero degli abitanti di Varsavia, quattro volte la popolazione di Manchester o Lione". Ma la Francia, impegnata in prima linea per l'intervento di punizione, volta le spalle e rifiuta l'accoglienza. L'Alto Commissariato ha chiesto ai paesi europei di accogliere almeno 10mila siriani. Parigi non ha risposto. Per il momento, da gennaio ne ha accettati 700. La Germania ha promesso di riceverne 5mila, l'Austria 500, la Svezia 200. Fuori dalla Ue, Svizzera e Norvegia dovrebbero accettarne altrettanti. Ma in nessun paese questi rifugiati avranno uno status di migranti permanenti. Saranno in una situazione di "protezione temporanea", cioè pronti a essere espulsi appena la guerra civile sarà finita. Il gruppo S&D al Parlamento europeo chiede che la Ue dia una risposta comune a questa "catastrofe umanitaria". Per Véronique De Keyser, vice-presidente per gli affari esteri, gli aiuti umanitari sono "una priorità immediata", è questo "il nostro compito morale". De Keyser sottolinea che la Ue deve dare "una speciale attenzione ai palestinesi di Siria, intrappolati nella violenza, con le frontiere del Libano e della Giordania chiuse per loro". Per il gruppo S&D, "una soluzione duratura per la Siria puo' solo essere raggiunta con un processo politico, c'è un'opportunità offerta dal G20 che non deve essere persa per fare passi avanti in questa direzione".
Obama ieri sera è partito per la Svezia. Giovedi' e venerdi' sarà a San Pietroburgo, con gli altri dirigenti del G20, summit dedicato all'economia, che non ha formalmente in agenda la questione siriana. Ma il ministro degli esteri russo, Serguei Lavrov, ricorda che "ogni responsabile politico puo' mettere sul tavolo la questione che vuole, siamo pronti a discuterne". Angela Merkel difende "sforzi diplomatici" a San Pietroburgo, per "convincere la Russia" e arrivare a un "consenso internazionale al G20" sulla Siria. Hollande chiede una "riunione degli europei" al G20. Un bilaterale tra Obama e Putin, per il momento, non è previsto, la tensione è al massimo tra Usa e Russia, prima per Snowden, ora per la Siria. Ieri, il segretario di stato John Kerry e il capo del Pentagono Chuck Hagel sono intervenuti di fronte alla commissione esteri del Senato. Kerry è più determinato a convincere il Congresso a votare a favore dell'intervento. Hagel più moderato, perché i militari Usa frenano. Per il generale Martin Dempsey "anche un attacco limitato potrebbe avere conseguenze imprevedibili". Per l'ex capo del comando centrale Usa, generale James Mattis, si profila "una guerra serissima". Ma Obama di fronte al Congresso ha ripetuto che "Assad deve rendere dei conti". E ha allargato il bersaglio: "non è l'Iraq, non è l'Afghanistan - ha detto - il raid, limitato, proporzionato, è un messaggio non solo per Assad ma anche per altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche in futuro". Obama ha ricevuto il senatore McCain e potrebbe aver ceduto sulla richiesta del falco repubblicano, che pretende un'azione militare più incisiva in cambio del "si'" al Senato. L'implicazione sul terreno è di fatto già ben avviata: oltre alle manovre navali di ieri, è trapelata la notizia che le prime 50 cellule addestrate dalla Cia fuori dalla Siria siano entrate nel paese.
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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