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il manifesto 2013.09.04 - 04 POLITICA
5 STELLE - Gruppo diviso nella discussione di ieri: Romani: «Qui dentro c'è troppo astio, ormai siamo divisi in due». E gli 'aperturisti' chiedono di sentire la base
Il Vaffa di Grillo ai dissidenti
APERTURA - Carlo Lania
ROMA
ROMA
APERTURA - Carlo Lania - ROMA
Grillini spaccati al Senato. Orellana: «Le alleanze non sono un tabù». Ma Grillo e Morra lo avvertono: «Ripensaci o sei fuori». E il leader annuncia un nuovo «Vday»
«Io sono per il dialogo come le eravamo ad aprile. Parliamo solo di ipotesi che non si concretizzeranno, ma non bisogna avere tabù. Siamo in 50, non possiamo pensare di fare un governo in 50 e non possiamo metterci i paraocchi con dei no assoluti».
Alla fine la rottura c'è stata. E anche se per ora nessuno dei senatori 5 stelle sembra intenzionato a voler uscire dal gruppo, le parole di Luis Alberto Orellana mettono il dito nella piaga che da settimane divide l'arcipelago grillino: cosa fare di fronte a un eventuale governo Letta-bis. Per Orellana non ci sono dubbi, ma le sue parole non piacciono a Beppe Grillo, che assiste alla diretta streaming e che decide di intervenire quando i dibattito tra i suoi senatori è ancora in corso: «Siamo in guerra, una guerra che deciderà i destini di questo Paese per i prossimi decenni», scrive l'ex comico sul blog annunciando anche un altro «Vday». E a quanti dissentono dalla sua linea politica dice: «Chi vuole guardarsi l'ombelico si tiri fuori. Il M5S non è il suo ambiente». Un concetto ribadito poco dopo anche dal capogruppo al Senato Nicola Morra, che arriva a minacciare Orellana di espulsione: «Sono certo che rivedrà le sue parole, perché altrimenti dovrà prendere atto che le strade divergono».
Non c'è niente da fare. Sembra proprio che dentro il M5S avere dubbi, pensarla in maniera diversa dalle indicazioni che piovono dal blog del capo sia a dir poco difficile. Il risultato è evidenziato come meglio non si potrebbe dalla diretta streaming che ieri ha coperto la seconda seduta di autocoscienza grillina. Il gruppo di «cittadini» sorridenti ed entusiasti di cinque mesi fa non c'è più. Al suo posto ci sono solo facce tese e toni rancorosi. Lo spiega bene il senatore Maurizio Romani, un medico dai toni solitamente pacati: «E' emerso un grande astio qui dentro, anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo sembra che ci siano già due gruppi, forse tre. Se non volete farmi parlare, cacciatemi». E l'estate dei veleni appena finita, con gli insulti volati su WhatsApp ha lasciato il segno: la chat è diventata «una cloaca maxima», dice il senatore Carlo Martelli.
Divisi su tutto. Dal punto di vista umano, e da quello politico. «Dialoganti» come Orellana, tra gli altri, sono anche Fabrizio Bocchino, Alessandra Bencini e Francesco Campanella. «Il problema che si pone - spiega quest'ultimo - è come far uscire le vecchie organizzazioni politiche, come fargli mollare l'osso. Non è semplice, deve essere discusso fra noi e deciso dagli attivisti. E dobbiamo parlarne anche con Beppe Grillo, perché con lui la comunicazione non è continua».
Il problema è: chi decide la linea del movimento? Gli «aperturisti», come li ha bollati Grillo, chiedono di poter discutere, ascoltare i militanti attraverso la rete. E in questo il fatto che ancora non ci sia una piattaforma online non aiuta. «Chi devo ascoltare - chiede la Bencini -. Il mio MeetUp di Firenze, quelli della Toscana, tutti gli altrui in Italia? La base dei nostri votanti è molto più ampia rispetto a quella informatizzata e militante con cui abbiamo un rapporto più diretto». Senza contare il fatto, aggiunge Orellana, che «ci invia le mail al Senato è più favorevole a un'ipotesi di alleanza, mente chi scrive su Facebook è contrario».
Dubbi che gli «ortodossi» non hanno. E che semmai vedono nelle argomentazioni dei colleghi solo un pretesto per non tener fede agli impegni assunti in campagna elettorale. «Cosa dovete sentire gli attivisti, se vogliono stare con il Pd e col Pdl?», chiede la senatrice Paola Taverna. «Quando sono venuta qui sapevo cosa sarei venuta a fare, chi non si riconosce può andare a fare politica altrove». «E se la rete ci dice che è favorevole agli inceneritori che facciamo?» chiede invece Vito Crimi. «Ve lo dico subito, in quel caso io mi dimetto».
Nel pomeriggio nuova riunione, questa volta Montecitorio insieme ai deputati del Movimento. E stavolta per prudenza tutto si svolge a porte chiuse, senza diretta streaming. «Abbiamo ritenuto a maggioranza che certi argomenti interni hanno già avuto un'adeguata pubblicità, abbiamo preferito non alimentare il gossip mediatico», spiega il capogruppo alla Camera Riccardo Nuti. Che annuncia anche come la proposta di legge elettorale del M5S sia ormai pronta. «Ottenuto l'ok dai gruppi parlamentari - prosegue Nuti - la bozza sarà sottoposta a tutti i militanti che poteranno emendarla non appena sarà pronta la piattaforma liquida». Proprio quella che ancora non c'è.
Alla fine la rottura c'è stata. E anche se per ora nessuno dei senatori 5 stelle sembra intenzionato a voler uscire dal gruppo, le parole di Luis Alberto Orellana mettono il dito nella piaga che da settimane divide l'arcipelago grillino: cosa fare di fronte a un eventuale governo Letta-bis. Per Orellana non ci sono dubbi, ma le sue parole non piacciono a Beppe Grillo, che assiste alla diretta streaming e che decide di intervenire quando i dibattito tra i suoi senatori è ancora in corso: «Siamo in guerra, una guerra che deciderà i destini di questo Paese per i prossimi decenni», scrive l'ex comico sul blog annunciando anche un altro «Vday». E a quanti dissentono dalla sua linea politica dice: «Chi vuole guardarsi l'ombelico si tiri fuori. Il M5S non è il suo ambiente». Un concetto ribadito poco dopo anche dal capogruppo al Senato Nicola Morra, che arriva a minacciare Orellana di espulsione: «Sono certo che rivedrà le sue parole, perché altrimenti dovrà prendere atto che le strade divergono».
Non c'è niente da fare. Sembra proprio che dentro il M5S avere dubbi, pensarla in maniera diversa dalle indicazioni che piovono dal blog del capo sia a dir poco difficile. Il risultato è evidenziato come meglio non si potrebbe dalla diretta streaming che ieri ha coperto la seconda seduta di autocoscienza grillina. Il gruppo di «cittadini» sorridenti ed entusiasti di cinque mesi fa non c'è più. Al suo posto ci sono solo facce tese e toni rancorosi. Lo spiega bene il senatore Maurizio Romani, un medico dai toni solitamente pacati: «E' emerso un grande astio qui dentro, anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo sembra che ci siano già due gruppi, forse tre. Se non volete farmi parlare, cacciatemi». E l'estate dei veleni appena finita, con gli insulti volati su WhatsApp ha lasciato il segno: la chat è diventata «una cloaca maxima», dice il senatore Carlo Martelli.
Divisi su tutto. Dal punto di vista umano, e da quello politico. «Dialoganti» come Orellana, tra gli altri, sono anche Fabrizio Bocchino, Alessandra Bencini e Francesco Campanella. «Il problema che si pone - spiega quest'ultimo - è come far uscire le vecchie organizzazioni politiche, come fargli mollare l'osso. Non è semplice, deve essere discusso fra noi e deciso dagli attivisti. E dobbiamo parlarne anche con Beppe Grillo, perché con lui la comunicazione non è continua».
Il problema è: chi decide la linea del movimento? Gli «aperturisti», come li ha bollati Grillo, chiedono di poter discutere, ascoltare i militanti attraverso la rete. E in questo il fatto che ancora non ci sia una piattaforma online non aiuta. «Chi devo ascoltare - chiede la Bencini -. Il mio MeetUp di Firenze, quelli della Toscana, tutti gli altrui in Italia? La base dei nostri votanti è molto più ampia rispetto a quella informatizzata e militante con cui abbiamo un rapporto più diretto». Senza contare il fatto, aggiunge Orellana, che «ci invia le mail al Senato è più favorevole a un'ipotesi di alleanza, mente chi scrive su Facebook è contrario».
Dubbi che gli «ortodossi» non hanno. E che semmai vedono nelle argomentazioni dei colleghi solo un pretesto per non tener fede agli impegni assunti in campagna elettorale. «Cosa dovete sentire gli attivisti, se vogliono stare con il Pd e col Pdl?», chiede la senatrice Paola Taverna. «Quando sono venuta qui sapevo cosa sarei venuta a fare, chi non si riconosce può andare a fare politica altrove». «E se la rete ci dice che è favorevole agli inceneritori che facciamo?» chiede invece Vito Crimi. «Ve lo dico subito, in quel caso io mi dimetto».
Nel pomeriggio nuova riunione, questa volta Montecitorio insieme ai deputati del Movimento. E stavolta per prudenza tutto si svolge a porte chiuse, senza diretta streaming. «Abbiamo ritenuto a maggioranza che certi argomenti interni hanno già avuto un'adeguata pubblicità, abbiamo preferito non alimentare il gossip mediatico», spiega il capogruppo alla Camera Riccardo Nuti. Che annuncia anche come la proposta di legge elettorale del M5S sia ormai pronta. «Ottenuto l'ok dai gruppi parlamentari - prosegue Nuti - la bozza sarà sottoposta a tutti i militanti che poteranno emendarla non appena sarà pronta la piattaforma liquida». Proprio quella che ancora non c'è.
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