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il manifesto 2013.09.04 - 10 CULTURA
INCONTRI - A Mantova, l'autore della «Casa della saggezza», un fisico di origini persiane
In arrivo l'enciclopedico Al-Khalili
TAGLIO BASSO - Vermondo Brugnatelli
TAGLIO BASSO - Vermondo Brugnatelli
Tra scienza e storia un appassionato scavo nel passato dell'autore naturalizzato inglese
È un peccato che le parole «interdisciplinarità» e «interculturalità» siano così abusate nella melassa dei luoghi comuni quotidiani da far fuggire a gambe levate al solo sentirle pronunciare. È infatti difficile impiegare altri termini per riferirsi a La casa della saggezza di Jim Al-Khalili - autore che sarà in questi giorni al Festivaletteratura di Mantova - un eccellente esempio di alta divulgazione che presenta al lettore un mix di temi e materie non facili da trovare tutti insieme in uno stesso libro ed esposti in modo tutt'altro che superficiale. A una serie di incursioni nei diversi ambiti delle scienze «dure» si affianca anche una buona dose di storia e di geografia.
La vastità enciclopedica degli argomenti trattati ha rappresentato una sfida anche per il traduttore, costretto a fare i conti con la terminologia di tante differenti materie, non sempre ben dominate. Purtroppo l'editing non è all'altezza delle tradizioni di Bollati Boringhieri e non l'ha assistito adeguatamente, lasciando disseminate nel testo tante piccole e grandi imprecisioni che stonano con il livello qualitativo del testo originale: emblematica l'approssimazione dei nomi nelle due cartine poste al principio o quella degli incolonnamenti nella linea temporale posta alla fine.
Pur presentando un numero impressionante di scienziati, noti o meno noti, La casa della saggezza non è un arido elenco di nomi affastellati tanto per esibire qualche personalità di spicco che permetta alla civiltà arabo-islamica di non sfigurare troppo nei confronti della «nostra» civiltà moderna. Al contrario, rappresenta il felice esito di una ricerca personale di Al-Khalili, fisico affermato appartenente a una famiglia irachena di origini persiane ed emigrata in Inghilterra, che si interroga sulle proprie radici sia da un punto di vista storico-genealogico sia da quello dello sviluppo delle scienze da lui predilette. Questo scavo appassionato nel proprio passato non si limita a mettere in luce una gran quantità di informazioni, presentate con competenza e partecipazione sull'evoluzione delle conoscenze scientifiche nei differenti campi del sapere (chimica astronomia, fisica, matematica, medicina, scienze naturali), ma abbonda anche di riferimenti storici, in particolare alla storia dell'Iraq sotto il califfato abbaside e ai giorni nostri: la storia «vive» nel presente di chi non dimentica il passato («la Baghdad della mia giovinezza e quella del giovane al-Ma'mun hanno in comune un'altra cosa...»).
Il nucleo centrale è ovviamente l' «età dell'oro» durante la quale fiorì il «think-tank» della Bayt al-Hikma, la «Casa della Saggezza», sotto il califfato di al-Ma'mun (813-833), ma non trascura la storia anteriore e quella successiva, fino alla sua distruzione da parte dei mongoli (1258) e anche oltre, mentre dal punto di vista geografico questa ricerca si spinge fino in Andalusia a ovest e le terre dell'india e dell'Asia centrale a est.
Il lettore si sente un compagno di strada, condotto per mano da un vero esperto che dà modo di apprezzare in giusta misura i numerosi personaggi che via via emergono. Quello che li rende così attuali e interessanti, come ben spiega Khalili, non è tanto questa o quella scoperta particolarmente innovativa o rivoluzionaria, quanto il metodo usato nelle ricerche, che può davvero definirsi scientifico in senso moderno: «l'esercizio di una vera libertà intellettuale e di un sano scetticismo passando per il coraggio di mettere in discussione i risultati sperimentali.»
Il risultato di questo scavo non è destinato a un archivio, ma si protende nel futuro: constatando la lunga stasi che ha frenato la ricerca scientifica in questa parte del mondo, che tra l'VIII e l'XI secolo fu invece all'avanguardia, l'autore si interroga sui motivi che l'hanno prodotta e sulle possibilità di un ritorno a quei tempi fervidi e fecondi. Decisiva sarà per questo non tanto la disponibilità di soldi da investire nella ricerca quanto «la volontà di compiere riforme politiche e di garantire una libertà di pensiero effettiva». Il vento di rinnovamento delle «primavere arabe», scoppiate proprio dopo l'uscita del libro, lascia sperare che non si tratti solo di un sogno.
La vastità enciclopedica degli argomenti trattati ha rappresentato una sfida anche per il traduttore, costretto a fare i conti con la terminologia di tante differenti materie, non sempre ben dominate. Purtroppo l'editing non è all'altezza delle tradizioni di Bollati Boringhieri e non l'ha assistito adeguatamente, lasciando disseminate nel testo tante piccole e grandi imprecisioni che stonano con il livello qualitativo del testo originale: emblematica l'approssimazione dei nomi nelle due cartine poste al principio o quella degli incolonnamenti nella linea temporale posta alla fine.
Pur presentando un numero impressionante di scienziati, noti o meno noti, La casa della saggezza non è un arido elenco di nomi affastellati tanto per esibire qualche personalità di spicco che permetta alla civiltà arabo-islamica di non sfigurare troppo nei confronti della «nostra» civiltà moderna. Al contrario, rappresenta il felice esito di una ricerca personale di Al-Khalili, fisico affermato appartenente a una famiglia irachena di origini persiane ed emigrata in Inghilterra, che si interroga sulle proprie radici sia da un punto di vista storico-genealogico sia da quello dello sviluppo delle scienze da lui predilette. Questo scavo appassionato nel proprio passato non si limita a mettere in luce una gran quantità di informazioni, presentate con competenza e partecipazione sull'evoluzione delle conoscenze scientifiche nei differenti campi del sapere (chimica astronomia, fisica, matematica, medicina, scienze naturali), ma abbonda anche di riferimenti storici, in particolare alla storia dell'Iraq sotto il califfato abbaside e ai giorni nostri: la storia «vive» nel presente di chi non dimentica il passato («la Baghdad della mia giovinezza e quella del giovane al-Ma'mun hanno in comune un'altra cosa...»).
Il nucleo centrale è ovviamente l' «età dell'oro» durante la quale fiorì il «think-tank» della Bayt al-Hikma, la «Casa della Saggezza», sotto il califfato di al-Ma'mun (813-833), ma non trascura la storia anteriore e quella successiva, fino alla sua distruzione da parte dei mongoli (1258) e anche oltre, mentre dal punto di vista geografico questa ricerca si spinge fino in Andalusia a ovest e le terre dell'india e dell'Asia centrale a est.
Il lettore si sente un compagno di strada, condotto per mano da un vero esperto che dà modo di apprezzare in giusta misura i numerosi personaggi che via via emergono. Quello che li rende così attuali e interessanti, come ben spiega Khalili, non è tanto questa o quella scoperta particolarmente innovativa o rivoluzionaria, quanto il metodo usato nelle ricerche, che può davvero definirsi scientifico in senso moderno: «l'esercizio di una vera libertà intellettuale e di un sano scetticismo passando per il coraggio di mettere in discussione i risultati sperimentali.»
Il risultato di questo scavo non è destinato a un archivio, ma si protende nel futuro: constatando la lunga stasi che ha frenato la ricerca scientifica in questa parte del mondo, che tra l'VIII e l'XI secolo fu invece all'avanguardia, l'autore si interroga sui motivi che l'hanno prodotta e sulle possibilità di un ritorno a quei tempi fervidi e fecondi. Decisiva sarà per questo non tanto la disponibilità di soldi da investire nella ricerca quanto «la volontà di compiere riforme politiche e di garantire una libertà di pensiero effettiva». Il vento di rinnovamento delle «primavere arabe», scoppiate proprio dopo l'uscita del libro, lascia sperare che non si tratti solo di un sogno.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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sabato 14 settembre
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Le «maschiette»
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
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